"Tra le pagine di me"

scritto da C.Abbondanza il .

Ieri pomeriggio mi è arrivato un colpo duro, assestato in una frazione di secondi, che mi ha immobilizzato completamente. Non so quanto tempo è passato prima di 'risvegliarmi' con gli occhi gonfi, che facevano male e non trattenevano più le lacrime.
La morte porta dolore sempre, ma una morte assurda, che non ti aspetti, fa più male. Ti ritrovi come in un incubo da cui vuoi svegliarti, da cui cerchi disperatamente di svegliarti. Inizi a vagare per strade senza meta... Viaggi con i pensieri e ti estranei da ogni cosa che ti circonda... Speri così, ingenuamente, umanamente, di tornare e scoprire che è, che era, solo un brutto sogno. Cerchi gli altri della tribù perchè ogni altro possa scuotere da dosso quell'incubo. Sono parole, semplici parole, nulla d'altro di un rito tribale dove ricordi ed emozioni si incrociano, si sovrappongono al macigno che ti fa singhiozzare e stringere la gola, mordere le labbra, per non esplodere. Sono fatti privati, intimi, della tribù. Intanto i ricordi, dall'ultimo viaggio insieme, su una macchina piena di musica, come tanti compiuti negli anni. Ricordi la passione e la tensione del primo disco che si libera in una piazza di periferia gremita... Ricordi quelle jam session springsteeniane. Ricordi le notti nella sala prove e poi a bere e mangiare qualcosa. Ricordi le scalette delle maratone per conquistare spazio al rock... Ricordi l'unione, l'amicizia, l'incontro... la strada percorsa insieme agli altri gruppi di una città che ignora creatività e arte. Ricordi tutto, ogni istante, ogni sorriso e smorfia... Ricordi di racconti e confidenze, di gioie e dolori... Ricordi della lontananza dal palco e del ritorno... Ricordi e ricordi... che quel diretto alla bocca dello stomaco ha mandato in replay... Non puoi pensare che sia finito tutto così, in un istante senza senso. Poi ti svegli da una notte che furtivamente è passata e arriva la conferma che non era un incubo ma la realtà. Non lo scopri con tatto, con rispetto... No, lo scopri dagli sciacalli. Si, te lo sbattono in faccia ad ogni angolo dove vi sia un edicola, con i caratteri grandi delle locandine. Di colpo hanno scoperto che vi era un talento, una voce ed una chitarra... una persona unica... un poeta con la telecaster ed un valvolare. Lo hanno scoperto ora che è morta. Prima il suo valore, la sua carica, i suoi sogni, la sua capacità di unire mondi e storie diverse, la sua voglia di trovare spazi dove poter dare emozioni in parole e musica con gli altri che come lui questa passione non l'hanno mai abbandonata, non trovavano molto più di un trafiletto. Quando andava bene, passando le pene dell'inferno si strappava una foto e qualche riga in più. Anche chi lo apprezzava e capiva, come Silvia o Giovanna su tutti, trovavano difficoltà a dare spazio ad un artista vero ma senza sponsor. No, non è giusto. Non conta che lo dica, che lo pensi, non cambierà nulla...  Si sono già sentite "le urlare degli avvoltoi rompere il silenzio" ma "è dura stare zitti se si vuole gridare", ed una volta ancora dico e scrivo quello che penso e mando a fare in culo quegli avvoltoi che "scoprono" che vi era qualcuno che meritava, soltanto ora che è troppo tardi per accompagnarlo lungo quella ‘dannata' strada della passione, del rock'n'roll. Ma la tribù che lo amava (e lo ama) è sincera e gli sciacalli possono solo ferire ma non scalfirla... e su quella strada si continuerà a camminare fino alla fine, fino al centro del temporale, senza mai vendersi... "Con le bandiere a mezz'asta... come pugni di sabbia così difficili da afferrare... come fantasmi di strada..." perché "c'è ancora qualcosa fare, c'è ancora strada da camminare per poi poterci ritrovare non più in ginocchio ma in piedi!". Non vi sarà più "mare che chiude l'orizzonte", ora che hai costruito quella "barca di legno che è salpata una sera di novembre dalla tua finestra" mentre stai "disegnando una mappa, con dei pastelli di cera, che guiderà il vascello oltre ogni tempesta". "Domani viaggeremo ancora su quel sogno dannato, con gli strumenti a bordo e con un posto vuoto, suoneremo per l'amore, per il bisogno... per il coraggio", come quando il sipario si chiuse dopo l'ultimo spettacolo con Tony... ed ora che la tua "vita è volata via come un soffio"... non ci sarà "recinto per l'anima e la fantasia" perché se vi fosse lo si spezzerà... lo si travolgerà... Sarà per te, Max... sarà per noi... come questa terra e il futuro che abbiamo rubato è anche per te... perché ogni volta che sarà rock'n'roll sarà con te accanto, con il tuo sorriso e le tue scarpe gialle... ed anche se "della meta io non ti posso parlare", continuerai, è una promessa, a sentire "salire dalle catene" l'urlo della Libertà!

MySpace di Max Parodi

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