Sulla confisca ai GAGLIANO' grazie alla DIA (Ma anche su sviste e ritardi nei Palazzi di Giustizia)
La D.I.A. di Genova ancora una volta porta a casa un risultato importante. E' la confisca decretata dalla Corte di Appello di Reggio Calabria dei beni della famiglia GAGLIANO', per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro. Ma il risultato è anche un altro e lo dichiara il capo-centro della DIA di Genova, Col. Sandro Santulli: "Questa confisca ci fa capire come la 'ndragheta sia radicata si è documentato che la 'ndrangheta in Liguria da molto tempo". I beni confiscati sono: imprese, terreni, immobili, auto, conti correnti, intestati a CHIAPPALONE Francesca, GAGLIANO' Aldo, CHIAPPALONE Fabio, CHIAPPALONE Rita, GAGLIANO' Ercole, SANFRATELLO Manuela, GAGLIANO' Giuseppe, GAGLIANO' Veronica, GAGLIANO' Christian, GAGLIANO' Luciana.
Nel frattempo, proprio grazie a questo provvedimento, emergono alcune sviste o, se si preferisce, valutazioni molto disorganiche che, di fatto, hanno impedito, con il passare del tempo, che si disponesse la Sorveglianza Speciale ai GAGLIANO' Ercole ed Aldo...
Prima di tutto vediamo alcune parti del Provvedimento (qui il testo integrale).
Il 12 aprile 2010 la D.I.A. riproponeva a Reggio Calabria l'adozione delle misure di prevenzione patrimoniali e personali, che già aveva prodotto al Tribunale di Alessandria nel 2007. La Cassazione infatti il 31 marzo 2010 aveva proceduto ad annullare senza rinvio il provvedimento del Tribunale di Alessandria e della Corte di Appello di Torino perché la competenza veniva individuata nel Tribunale di Reggio Calabria. Il Tribunale di Reggio Calabria il 23 settembre 2011 rigettava sia l'istanza a carico dei GAGLIANO' Ercole e GAGLIANO' Aldo. Alla luce dell'Appello proposto dalla Procura Generale si è quindi giunti al giudizio della Corte di Appello con il Provvedimento del 31.01.2015.
Nel Provvedimento adottato dalla Corte di Appello di Reggio Calabria si ricordava l'iter del procedimento, ad esempio ricordando le valutazioni del giudizio di primo grado: «Il Tribunale di Reggio Calabria ha ritenuto non sussistere il fumus di pericolosità sociale qualificata da proposti riguardante l'appartenenza dei GAGLIANO' ad una specifica organizzazione mafiosa (o comunque le altre tipologie di pericolosità previste dall'art. 1 della L. 575/65).
Sebbene i giudici di prime cure abbiamo ritenuto l'omicidio di Giuseppe GAGLIANO', padre dei preposti, altamente indicativo dell'appartenenza dei GAGLIANO' alla cosca colpita con tali omicidi (cosca FACCHINERI), e, quindi, del contesto familiare mafioso dei proposti, tuttavia hanno considerato questo episodio di per sé non sufficiente a sostenere la loro effettiva adesione alla medesima consorteria del padre...
Ad analoghe conclusioni il Tribunale è giunto con riferimento all'omicidio di Luciano GAGLIANO', fratello dei prevenuti, avvenuto in Genova il 13.11.1991».
Tra i precedenti dell'Aldo GAGLIANO' (foto a lato) viene ripercorso che questi ha subito diverse condanne irrevocabili, ma per reati commessi in epoca risalente (tra il 1978 ed 1993) tra cui: oltraggio a pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale, furto, rissa, estorsione, porto e detenzione di armi, danneggiamento, minaccia, lesioni personali, violenza privata, emissione di assegno senza provvista. Così come viene anche richiamato che il 9.2.1993, a Genova, Aldo GAGLIANO' veniva accoltellato da due sconosciuti.
Su Ercole GAGLIANO' si richiamano due precedenti condanne definitive, tra cui detenzione di armi e munizioni, reato commesso a Genova nel 1993, ed una più recente condanna di primo grado, inflitta dal Tribunale di Genova il 17 luglio 2002, «ad un anno di reclusione per esercizio abusivo del gioco d'azzardo attraverso apparecchi vietati... con esclusione dell'aggravante contestatagli della agevolazione della cosca FIANDACA».
L'accusa aveva evidenziato le frequentazioni dei GAGLIANO' Aldo ed Ercole - foto a lato - (originari di Cittanova e che hanno vissuto dal 1977 al 1998 a Genova per poi trasferirsi a Tortona, mentre madre e due sorella continuavano a risiedere a Cittanova) con personaggi di primo piano della cosca FACCHINERI e la partecipazione degli stessi a due summit a Cittanova.
Vi sono infatti le annotazioni della Polizia Giudiziaria che «evidenziano gli incontri tra i GAGLIANO' e i FACCHINERI nel paese natale dei due».
Tra gli episodi di rilievo, segnalati, che conclamano la contiguità con ambienti criminali, trattandosi di rapporti con la famiglia FACCHINERI, proprio quei summit. Quello del «7.10.2001 e quello del 4.9.2005 allorquando GAGLIANO' Ercole si è opposto energicamente all'ingresso dei militali nello stabile in cui si trovava FACCHINERI Salvatore.
I giudici della Corte di Appello ricordano «i numerosi reati evidenziati dal casellario giudiziale di Aldo GAGLIANO' e l'episodio del suo accoltellamento nonché i due reati riportati nel casellario di Ercole GAGLIANO' mettono in risalto la spiccata propensione di entrambi i prevenuti a commettere delitti a base violenta e li collocale naturalmente tra i soggetti pericolosi per la sicurezza pubblica...» e che «il Tribunale (nel giudizio di primo grado, ndr) ha ritenuto i GAGLIANO' socialmente pericolosi... ma non essendo stato emesso l'avviso orale da parte del Questore nei tre anni precedenti la proposta non può essere loro applicata».
La Corte di Appello ha quindi considerato «preliminarmente che gli elementi a carico dei due proposti evidenziati dal Tribunale di prime cure appaiono sintomatici della pericolosità sociale dei fratelli GAGLIANO'». «Il punto di partenza della disamina non può non tener conto della circostanza che tanto il padre dei GAGLIANO' a nome Giuseppe GAGLIANO' quanto il fratello Luciano sono stati vittime di azioni omicidiarie da inquadrarsi certamente nell'ambito della criminalità organizzata. Il padre Giuseppe, ritenuto fiancheggiatore di FACCHINERI Luigi cl. 66, è stato ucciso insieme al giovane FACCHINERI Luigi nel 1978 nell'ambito della faida che vedeva contrapposti i gruppi FACCHINERI da un lato e RASO-ALBANESE [e GULLACE, ndr] dall'altro». «Si è visto come anche il fratello Luciano è stato vittima di un omicidio ad opera di esponenti della consorteria FIANDACA – EMANNUELLO propagine nel territorio ligure della cosca siciliana dei MADONIA federata a Cosa Nostra».
Aprendo una parentesi, l'omicidio dei GAGLIANO Giuseppe e del giovanissimo FACCHINERI Luigi, è quello di cui abbiamo più volte parlato e scritto. E' quello avvenuto nella pizzeria di Teglia dagli uomini della cosca GULLACE-RASO-ALBANESE, con la pistola utilizzata per l'omidicio che venne occultata dai FAZZARI a Borghetto Santo Spirito. In particolare, come è già emerso pubblicamente, subito dopo l'omicidio il GULLACE Carmelo, da Genova si recava a Borghetto S.Spirito, ove portò la pistola che aveva sparato i colpi di quell'agguato a Teglia, al FAZZARI Francesco che la fece occultare in una scrivania dal figlio FAZZARI Filippo. Elementi questi che con molti altri, con diversi dettagli, abbiamo prodotto all'Autorità Giudiziaria competente. E qui chiudiamo la parentesi e riprendiamo la questione del provvedimento a carico dei GAGLIANO'.
I Giudici d'Appello, quindi, affondano: «I GAGLIANO' sebbene trasferiti a Genova hanno continuato a mantenere rapporti con i FACCHINERI nella cittadina di origine ove risiedono ancora i familiari. In particolare risulta che nell'estate del 2006 i due fratelli sono stati visti in diverse occasioni dialogare con Salvatore FACCHINERI, fratello del capocosca Luigi arrestato a Cannes dopo una lunga latitanza Lo stesso Aldo GAGLIANO' dopo essersi incontrato con Salvatore FACCHINERI, alla vista della volante della pg, si allontanava nel tentativo di non farsi notare in compagnia del noto pregiudicato». «Di particolare rilievo è poi l'episodio... verificatosi in data 4.0.2005 allorquando i CC di Cittanova recatisi in Via Dante ove si trovava FACCHINERI Salvatore, constatavano la presenza di Ercole GAGLIANO' il quale cercava di impedire l'ingresso della pg operante, negando la presenza del FACCHINERI e comunque stigmatizzando il comportamento degli agenti dai quali non “si sarebbe aspettato” quell'atteggiamento». «E' indubbio dunque che i GAGLIANO', soggetti che in diverse occasioni hanno palesato un'indole oltremodo violenta (per ultimo l'episodio del 2011 che ha condotto al loro arresto per estorsione ma il curriculum criminale denota numerosi reati caratterizzati da condotte violente) tanto da riportare numerose condanne per reati di siffatta natura, siano soggetti contigui ai FACCHINERI». Quindi la “stoccata” al Tribunale «A parere della Corte il Tribunale ha errato laddove ha offerto una chiave di lettura degli episodi separandoli l'uno dall'altro senza valorizzare alcuni aspetti sintomatici se non dell'appartenenza dei GAGLIANO' ad una consorteria mafiosa quanto meno della loro contiguità». Sottolineano i Giudici d'Appello che «Questo Collegio ritiene infatti di dover aderire all'impostazione secondo la quale il concetto di “appartenenza” ad un'associazione mafiosa è sicuramente più sfumato e meno tecnico di quello di “partecipazione” ad essa, sia da un punto di vista strettamente letterale, sia sotto il profilo della diversa consistenza che deve necessariamente investire il collegamento probatorio tra l'ipotesi preventiva e quella penale».
I Giudici ritengono però che i fatti indicati nella richiesta di misure preventive non siano attuali, ma risalenti nel tempo (e su questo torneremo dopo). Un fatto che evidenzia ancora di più quanto abbia pesato l'errata valutazione del Tribunale, che ha comportato, alla luce del tempo trascorso, un chiaro vantaggio per i GAGLIANO'.
La Corte insiste sui legami con i FACCHINERI, su quanto emerso e già richiamato:
«...risulta infatti come i preposti [GAGLIANO' Ercole e GAGLIANO' Aldo, ndr] sebbene residenti da tempo al Nord Italia abbiano continuato a mantenere rapporti con esponenti della criminalità organizzata di Cittanova (…) e che tali rapporti abbiano natura illecita è dimostrato dal fatto che in un'occasione GAGLIANO' Ercole in maniera arrogante si rivolgeva al Comandante dei CC di Cittanova apostrofandolo minacciosamente (“Da lei non mi aspettavo una cosa simile... lei deve fare il padrone solo a casa sua... qui comando io... uscite fuori”) per nascondere la presenza di FACCHINERI Salvatore all'interno della sua abitazione», «A questo occorre aggiungere i ripetuti incontri con FACCHINERI Salvatore verificatisi tra la fine di luglio 2006 e i primi di agosto 2006...», «E' evidente che la frequentazione con pregiudicati in tanto può valere come indizio della perdurante pericolosità, sotto forma di affiliazione o contiguità ad un'associazione criminale o, in genere, di relazioni criminali, in quanto giustifichi il sospetto che i rapporti interpersonali sono finalizzati alla realizzazione di condotte illecite». «Nel caso di specie risulta che in almeno due situazioni si è trattato di incontro “riservati” e che in uno di essi GAGLIANO' Ercole si è esposto in prima persona opponendosi all'intervento della pg operante. Non si è trattato dunque di incontri “occasionali” di “visite di cortesia” prive di rilievo ai che ci occupano, così come sostenuto dalle parti, ma di condotte che rafforzino il quadro sopra delineato e che rende pericolosi i GAGLIANO'».
Visto però il tempo trascorso. Tra il primo pronunciamento del Tribunale di Alessandria, l'Appello a Torino, la Cassazione ed il primo grado a Reggio Calabria «Conclusivamente quindi sebbene ci si trovi al cospetto di soggetti socialmente pericolosi in quanto indiziati di appartenere ad un'associazione di tipo 'ndranghetistico operanti nel territorio calabrese, difetta il requisito dell'attualità, che rende inapplicabile la misura personale richiesta» ma «le considerazioni appena svolte consento tuttavia di giungere a diverse conclusioni … riguardo alla proposta patrimoniale».
Insomma: seppur in presenza di una richiesta di Misure Preventive e che quindi dovrebbero essere valutate con rapidità nei diversi gradi di giudizio, proprio perché devono prevenire, il tempo trascorso dalla prima richiesta della DIA è stato talmente lungo da rendere "inauttuale" la richiesta pur davanti all'accertata pericolosità sociale dei soggetti in questione. Dal 2007 al 2015. Ma andiamo oltre...
Viene quindi confermato, dai Giudici di Appello, quanto indicato nel primo provvedimento del Tribunale della prevenzione a carico dei GAGLIANO' sull'aspetto patrimoniale in quanto erano correttamente recepiti i dati che facevano giungere ad «affermare l'esistenza di una conclamata sproporzione tra la situazione patrimoniale accertata (abitazioni ed autovetture di lusso e movimenti in conto corrente) e quella reddituale riferibile tanto a GAGLIANO' Aldo quanto a GAGLIANO' Ercole (ed ai rispettivi familiari conviventi). L'esistenza di questa sproporzione non è stata in alcun modo contestata dalla difesa...». «L'assenza di redditi significativi (in quanto, per taluni anni pari o prossimi allo zero e, solo per altri, sufficienti alla mera sopravvivenza familiare) in capo ai proposti sicché è ragionevole ritenere che tutti i beni riconducibili direttamente o indirettamente ai GAGLIANO' siano di provenienza illecita. Sullo stesso piano si pongono i beni formalmente intestati ai coniugi e ai figli, soggetti anch'essi sprovvisti di redditi apprezzabili e tali da consentire un arricchimento patrimoniale di siffatta natura».
Ed ancora: «A parte la considerazione che nei confronti di costoro (CHIAPPALONE Francesca... e GAGLIANO' Luciana...., moglie e figlia di GAGLIANO' Aldo, nonché CHIAPPALONE Rita..., GAGLIANO' Giuseppe..., GAGLIANO' Veronica..., GAGLIANO' Christian..., moglie e figli di GAGLIANO' Ercole)... vi è da dire che nessun elemento in atti, né addotto dalle parti, consente di ritenere che detti beni siano stati acquisiti lecitamente dai prevenuti o dai familiari. A ciò occorre aggiungere che trattasi comunque di entrate c.d. “in nero” non riportate in contabilità ed in ogni caso sfornite di supporto probatorio».
Insistono i Giudici d'Appello sulla questione patrimoniale, così da redere solide e incontrovertibili il giudizio e quindi la decisione:
«Il dato certamente più appariscente è rappresentato dall'evidente sproporzione tra la ricchezza accertata e le possibili fonti della stessa.
Da un lato infatti è possibile constatare un'ampia disponibilità di beni di lusso (mobili registrati e immobili), sintomatici entrambi di un elevato tenore di vita dall'altro l'inconsistenza di fonti di reddito lecite, dimostrabili o ricostruibili.
Difatti dall'esame del voluminoso incarto processuale non è possibile ricostruire fatti, circostanze, volumi d'affari, opere realizzate, identità dei soggetti che hanno svolto attività di dipendenti o di committenti. Gli stessi testi sentiti dalla difesa in sede di indagini difensive (BOTTARELLI, LANZA) si sono limitati ad affermare l'esistenza di lucrosi affari con i GAGLIANO' senza fornire alcuna documentazione a supporto, tale da consentire una ricostruzione del volume d'affari. Si è trattato per lo più di dichiarazioni avente contenuto estremamente generico rese peraltro da soggetti collegati dal punto di vista “criminale” ai GAGLIANO' per essere con questi coimputati.
Basti pensare ancora alle dichiarazioni di GAGLIANO' Ercole il quale, per giustificare l'acquisto all'incanto fallimentare della lussuosa villa che costituisce l'attuale residenza, richiama la vendita di un precedente immobile intestato alla moglie, persona che non gode di alcun reddito, senza fornire alcuna giustificazione in ordine a detto precedente acquisto. Mette conto osservare ancora che l'immobile acquistato all'incanto si trovava allo stato rustico ed è stato pertanto lussuosamente rifinito con proventi dei quali non si conosce l'origine.
Ogni movimento di denaro realizzato dai GAGLIANO' non trova alcuna giustificazione.
In questo contesto si inserisce la vicenda del mutuo di 770.000 euro richiesto da GAGLIANO' Ercole perché intenzionato ad acquistare la ex cartiera di Volti e trasformarla in un immobile commerciale. Il progetto non venne portato a termine ed allora, a detta del GAGLIANO', la somma ottenuta in prestito è stata utilizzata per sostenere gli acquisti lussuosi proprio e del fratello.
Orbene, è da palmare evidenza la scarsa plausibilità di un siffatto operare. Non è credibile sostenere un mutuo di tale rilevanza, con ipoteca sull'abitazione, per finanziare una vita lussuosa propria e del congiunto in assenza di redditi leciti quali sono quelli risultanti dalla dichiarazione.
Alle stesse conclusioni deve pervenirsi avuto riguardo alla posizione di GAGLIANO' Aldo. Anche in relazione a questi, a fronte dell'assenza di fonte lecita si registra un imponente mutuo con conseguente obbligo di pagamento di ratei altrettanto elevanti, circostanza questa che non è verosimile.
Non rientra infatti nell'agire comune sostenere il pagamento di ratei di mutuo di importo elevato a fronte di redditi formalmente inesistenti, se ciò avviene è solo perché si può contare su entrate occulte che nel caso di specie, in assenza di allegazioni di parte, sono rappresentati da proventi di illecita attività.»
Passano i Giudici d'Appello ai beni intestati a terzi:
«Ad analoghe conclusioni occorre pervenire con riferimento ai beni intestati ai terzi.
In particolare, con riferimento ai terzo – non familiari occorre ritenere nella disponibilità del GAGLIANO' Aldo i beni intestati al cognato, quale fratello della moglie, CHIAPPALONE Fabio.... Questi, infatti, pur avendo redditi annui che tra il 2001 ed il 2005 oscillavano tra i 18.314 ed i 22.411 euro, ha acquistato in data 18.1.2006 da GAGLIANO' Aldo la Porsche 911 Carrera 4S targata CD532LG... al prezzo irrisorio di 827,79 euro a fronte del valore commerciale di 60.000 euro. A ciò occorre aggiungere che anche dopo il formale trasferimento al CHIAPPALONE, è stato utilizzato il telepass impiegato in precedenza, cioè quando la titolarità formale apparteneva a GAGLIANO' Aldo. Da ciò si comprende come questi abbia la reale disponibilità del bene, mentre il cognato sia solo un prestanome.
Appare pertanto plausibile ritenere, sempre sul presupposto dell'esiguità dei redditi che CHIAPPALONE Fabio come in relazione al predetto veicolo di elevato valore, anche in relazione ad altri beni a lui formalmente appartenenti ha assunto il ruolo di intestatario fittizio di beni di GAGLIANO' Aldo.
Alle medesime conclusioni occorre pervenire con riferimento alla posizione di SANFRATELLO Manuela (…), convivente di GAGLIANO' Christian (foto a lato, ndr) figlio di Ercole. Infatti, costei, pur avendo redditi assai esigui, ha acquistato tra il febbraio e l'aprile del 2007, ben tre autovetture, del valore complessivo di € 118.000 da GAGLIANO' Ercole.
Questi, successivamente, è stato controllato per due volte a bordo di una delle autovetture formalmente cedute (ossia della MERCEDES ML). Conseguentemente appare ragionevole... che anche la SANFRATELLO, tenendo conto del legame di tipo familiare che ha con GAGLIANO' Christian e con GAGLIANO' Ercole, ha assunto il ruolo di intestataria fittizia dei beni.
Conclusivamente, avuto riguardo alla posizione dei terzi non familiari – CHIAPPALONE Fabio (cognato di GAGLIANO' Aldo) e SANFRATELLO Manuele (convivente di GAGLIANO' Christian, figlio di Ettore GAGLIANO') – è da ritenersi che in presenza di redditi esigui riconducibili a costoro e di elementi dai quali è possibile desumere la disponibilità dei beni (autovettura Porsche tg CD532LG, autovettura BMW tg BX461DK e autovettura Smart tg DF705JW nonché conti correnti) in capo ai preposti gli stessi debbano essere confiscati».
[per il dettaglio dei beni confiscati si rimanda al provvedimento integrale - vedi qui in formato .pdf]
Visti ampiamente i passaggi più significativi del provvedimento di confisca a carico della famiglia GAGLIANO' si devono porre alcune considerazioni sul contesto dei GAGLIANO' e di Tortona.
Uno dei soggetti che è emerso chiaramente operare per conto dei GAGLIANO' è certamente il noto RUBERTO Francesco, di cui si è già ampiamente documentato (vedi qui).
Il RUBERTO Francesco, che faceva anche da “riscossore” per i fratelli GAGLIANO' relativamente alle loro attività di estorsione, operava con molteplici imprese ed aveva assunto un ruolo di primo piano nel territorio della provincia di Alessandria ed in particolare nel tortonese, con anche commesse relative ai lavori del TERZO VALICO.
Il RUBERTO, oltre ai legami con gli esponenti della 'ndrangheta, che come avevamo già scritto, vanno anche oltre ai fratelli GAGLIANO', ha visto adottare nei propri confronti diversi provvedimenti preventivi. Prima sono scattate le interdizioni antimafia alle sue imprese, disposte dalla Prefettura di Alessandria, e poi la misura di Sorveglianza Speciale di P.S., adottata Tribunale di Alessandria.
I provvedimenti a carico del RUBERTOFrancesco sono del 2014. E se RUBERTO è soggetto operante, come evidenziato a suo carico, in stretto raccordo con i GAGLIANO', tali elementi attualizzerebbero senza margine di dubbio anche la pericolosità sociale dei GAGLIANO' Aldo ed Ercole.
Questo anche alla luce di un altro elemento. Un elemento che è contornato da pesanti criticità.
Il RUBERTO è stato individuato essere uno dei tasselli di un ampio traffico e smaltimento di rifiuti pericolosi e nocivi nel territorio del tortonese. I soggetti legati alla 'ndrangheta che agivano in questo sodalizio criminale erano molteplici.
Era uno smaltiento di rifiuti pericolosi e nocivi in grane stile, come ai tempi di SOFIO (legatissimi al GULLACE ed a MAMONE).
Da Genova i noti MAMONE come uno dei noti NUCERA.
E' li nel tortonese che, con loro, finivano illecitamente smaltite, ad esempio, anche buona parte delle terre che avrebbero dovuto essere bonificate, provenienti dai lavori nelle aree delle ex Acciaierie di Cornigliano.
Negli stessi siti del tortonese venivano effettuati smaltimenti da imprese di Pavia, quali la GANDINI e la collegata EUROSABBIE. Altri mezzi che si vedevano operavano era quelli della PAMOTER, LAVAGETTI e PAVIMENTAL.
Se gli elementi relativi ai reati ambientali erano stati già documentati alla locale Procura, con Noe e Forestale, questo traffico e smaltimento illecito di rifiuti pericolosi e nocivi vedeva aprire un apposito procedimento penale dalla DDA di Torino, a seguito di Esposto – Denuncia - con anche successiva Integrazione - prodotto alla DDA di Torino dalla Casa della Legalità. Era aprile 2011.
L'inchiesta della DDA, con Noe e Forestale di Alessandria, permette di definire - a quanto ci risulta - con assoluta precisione, ruoli, partecipazioni e responsabilità. I soggetti coinvolti nell'inchiesta diventano decine e decine.
Coinvolti anche diversi Centri di Recupero che rilasciavano certificazione di trattamento delle terre inquinate anche se quelle terre non le avevano mai viste. Ad esempio: venivano caricare quelle terre inquinate di Cornigliano sui camion, quindi via autostrada sino a Tortona e di lì i camion andavano direttamente ad effettuare lo smaltimento illecitamente vuoi nella ex Cava in Strada Cabannoni (vicino al centro commerciale CONFORMA) o in quella in località VISCARDA a SALE... al Centro di Recupero che certificava quel carico come "trattato", quel carico non è mai in realtà giunto e quindi non è mai stato nemmeno trattato!
Di più. Nell'ambito delle indagini, attraverso le intercettazioni, emergeva, con l'inchiesta della DDA di Torino, tutta la vicenda relativa ai rapporti illeciti dei MAMONE con i dirigenti di AMIU, così come anche veniva trovato riscontro alla vicenda – segnalata in precedenza dalla Casa della Legalità – dell'escavatore ECO-GE andato a fuoco in un cantiere nel basso Piemonte. Emergevano anche in alcune intercettazioni dialoghi che trattavano di armi.
Un filone di quell'indagine, a partire dalla questione MAMONE-AMIU, veniva quindi trasmesso per competenza alla Procura di Genova (la data di tale passaggio di consegne sullo stralcio dovrebbe essere stata il 3 dicembre 2012... Atti che saranno unificati al fascicolo già aperto su AMIU dalla Procura di Genova e diverranno parte fondante dell'Operazione “ALBATROS” che ha condotto in carcere i MAMONE con i collegati RASCHELLA' ed altri, il 13 novembre 2014).
Quello che viene fuori a conclusione dell'indagine, a Torino, è - a quanto ci risulta - una richiesta di misure pesantissima per i reati che vengono contestati. Ma questa richiesta di misure non va mai bene. Bisogna che la pg la riscriva, che cambi l'impaginazione. Ma non va bene ancora... e la pg deve riscriverla e risistemarla meglio... Con questa ricerca di scrittura e impaginazione da opera d'arte, il tempo scorre veloce. Passano anni. Vi sono anche le segnalazioni alla Procura di Torino, che come Casa della Legalità si sono effettuate per evidenziava che i MAMONE stavano procedendo allo svuotamento della ECO-GE ed al trasferimento fisico e dei propri interessi in Svizzera.
Non succede nulla. L'importante raggiungimento di una impaginazione da premio nobel è la questione centrale. Nel frattempo però si avvicina pericolosamente la prescrizione per alcuni reati e nulla ancora si muove.
Quando la Richiesta di Misure arriva al GIP, questi – a quanto ci risulta – avrebbe osservato che i fatti contenuti sono risalenti nel tempo... e quindi non si riscontra più la necessità di disporre le misure cautelari per interrompere la consumazione del reato, in quanto tali attività di conferimenti illeciti, caposaldo dell'indagine, sono ormai cessati.
Ecco quindi il punto. Perché questo assurdo e, a nostro avviso, ingiustificato ritardo?
Ed ancora: quando, a questo punto, verranno, almeno, chiamati a giudizio i vari indagati per cui sono state accertate dalla DDA di Torino le responsabilità in merito ai gravi reati contestati?
Resta un bel po' di amaro in bocca. Infatti se questa inchiesta, ormai conclusa da anni, avesse visto una tempestiva richiesta di misure, e quindi l'adozione di misure da parte del GIP, si sarebbe stati:
1) più avanti nel procedimento, evitando che qualcuno (vedi ad esempio i MAMONE) svuotasse l'impresa;
2) che altri passassero i propri beni a terzi, con intestazioni fittizie;
3) che qualcuno non prendesse il volo, magari, per qualche isola dove l'estradizione è una chimera.
Non basta. Forse se quel procedimento fosse stato portato avanti con rapidità, dopo l'esito delle indagini alla base della richiesta di misure, vi sarebbero stati, probabilmente, ulteriori elementi in riferimento al RUBERTO, uomo legato ai GAGLIANO'... e questi ulteriori elementi forse potevano risultare utili anche per integrare la richiesta di misure preventive personali a carico dei GAGLIANO', attualizzandola e quindi permettendo l'accoglimento anche della richiesta di disposizione della Sorveglianza Speciale.
P.S.
Abbiamo mantenuto massimo riserbo sull'inchiesta della DDA di Torino, senza mai evidenziare alcun particolare che potesse compromettere l'inchiesta (quando era in corso e quando era conclusa). E' una nostra abitudine. Ora, visto come è andata a finire, abbiamo ritenuto diveroso raccontare qualche elemento in più perché speriamo che quanto avvenuto sia utile ad evitare che riaccada. Questo Paese non se lo può permettere..