La signora Laganà 1 e 2
dal sito di DemocraziaLegalità
La premessa d’obbligo è che quando parliamo di Calabria, di connessioni tra 'ndrangheta e politica, meglio sarebbe dire di politica al servizio della ndrangheta e di inchieste giudiziarie, la prudenza e la cautela non sono mai abbastanza.
I fatti però nella loro concatenazione, i comportamenti dei protagonisti politici, le loro dichiarazioni e reazioni, il ruolo che di volta in volta hanno assunto o si sono ritagliati da quel 16 ottobre 2005 in cui fu assassinato Francesco Fortugno mentre si recava a votare a Locri, devono essere ricapitolati e analizzati senza pregiudizi, soprattutto alla luce dell’avviso di garanzia a Maria Grazia Laganà, vedova Fortugno per truffa ai danni dello Stato in appalti farmaceutici.
L’accusa si riferisce al tempo recente in cui la signora era vice direttore sanitario e responsabile sanitario di quella ASL 9 di Locri in cui il marito era primario, richiamato dal padre della signora Avv. Mario Laganà per decenni “padrone” della Asl di Locri.
La Asl 9 dalla relazione amministrativa che ne ha comportato il commissariamento e una serie di “sequestri preventivi” nei confronti di chi ha osato pubblicarla (nel caso di Democrazialegalita.it anche il sequestro del sito), è risultata un verminaio dove la legalità e la decenza erano bandite , un ente fuori da qualsiasi controllo, dove le “infiltrazioni” erano la regola. Accanto alla signora Laganà lavorava come caposala il presunto mandante dell’ omicidio di Fortugno, e a pochi metri dal suo ufficio Giuseppina Morabito, moglie di un latitante, Pansera e figlia del potentissimo boss Giuseppe Morabito, che in breve tempo aveva fatto una brillante carriera ospedaliera.
La signora, il padre e in misura minore il marito sono stati intercettati dalla procura di Milano in una nutrita serie di telefonate con il Pansera, pure lui medico, anche durante la latitanza di quest’ ultimo,motivate dagli interessati come necessarie e funzionali al “rinnovo del consiglio dell’ordine dei medici”. Per chi lo avesse dimenticato “beneficiario politico” del delitto Fortugno di cui il presunto mandante ed esecutore operavano all’interno dell’Asl 9, è stato Domenico Crea compagno di partito ( la Margherita ) di Francesco Fortugno, alla cui campagna elettorale ha partecipato attivamente lo stesso uomo accusato di aver sparato a Fortugno.
All’indomani dell’assassinio del marito, nonché compagno di lavoro nella Asl 9 la signora Laganà ha affermato ripetutamente di non sapere nulla e di escludere l’esistenza di infiltrazioni mafiose nella Asl di Locri. Poi dall’estate 2006ha cominciato a denunciare pubblicamente che suo marito era stato ucciso perché contrastava l’offensiva dell’ ndrangheta nella sanità e aveva polemizzato aspramente con Dda di Reggio Calabria per come stava conducendo l’indagine sull’omicidio: da mesi insiste perché si indaghi sul “terzo livello”,sui “veri mandanti” e ha chiesto l’avocazione dell’indagine da parte della Direzione nazionale antimafia.
In questi ultimi giorni ha anche chiesto al procuratore nazionale Piero Grasso e al CSM di “chiarire l’incompatibilità ambientale” di alcuni magistrati della dda di Reggio Calabria.
E’ sempre la stessa signora che dinanzi alla relazione amministrativa Basilone, da cui emergeva inconfutabilmente come all’interno della Asl 9 oltre ad una moltitudine di irregolarità contabili, avallate da funzionari “compiacenti”, fossero maturati una serie di reati gravissimi inclusi degli omicidi, e sulla base della quale la procura di Locri ha aperto un’inchiesta, non ha saputo trovare altra definizione che “episodi sgradevoli”.
Nel mese di novembre il quadro si è ulteriormente incupito o delineato a seconda dei punti di vista: alla signora Laganà sono arrivate lettere minatorie; al cognato, Domenico Fortugno all’entrata dell’ufficio nell’ospedale di Siderno è arrivato un avvertimento sotto forma di un ordigno a basso potenziale e venti giorni dopo è stato ritrovato un ordigno analogo nel bagno dell’ospedale di Locri.
Per entrambi gli episodi è stato arrestato un ex poliziotto Francesco Chiefari collegabile ai servizi segreti.
Il 30 novembre il presidente della regione Calabria Agazio Loiero è indagato in concorso con altre persone dalla procura di Catanzaro in merito ad appalti riguardanti il settore sanità. Nei suoi confronti vengono ipotizzati i reati di abuso di ufficio e turbativa d’asta: Loiero in qualità di presidente della regione Calabria, ed anche prima delle elezioni svoltesi nel 2005, sarebbe stato in rapporto di collusione con i componenti del sodalizio criminale facenti capo alla società Ital Tbs.
Loiero presiede una giunta espressione di un consiglio regionale composto per la metà di inquisiti e condannati di cui avrebbe dovuto far parte anche Franceso Fortugno al cui posto oggi siede Domenico Crea il quale a chi gli domanda lumi sull’omicidio Fortugno, credendo che le telecamere siano spente, parla di “promesse non mantenute”.
La signora Maria Grazia Laganà è stata eletta parlamentare della Repubblica alla camera dei deputati nella Margherita-Ulivo dopo aver fatto una campagna elettorale, insieme ad Agazio Loiero
sotto lo striscione “Ammazzateci tutti” diventato simbolo della resistenza alla ndrangheta dei ragazzi di Locri.
Di lì a poco è stata eletta nella commissione antimafia composta tra gli altri da due pregiudicati, in senso squisitamente tecnico, “di rango” come Paolo Cirino Pomicino che non ha bisogno di presentazioni ed Alfredo Vito, alias mister 100.000 preferenze. Ad abundantiam, vi siedono altri protagonisti di tangentopoli, condannati in primo grado e/o prescritti.
Dunque la signora Laganà toccata solo da un avviso di garanzia, sfiorata da un commissariamento e ora impegnata in una furente polemica con una procura della Repubblica, accusata addirittura di aver fatto scomparire denunce (che poi si sarebbero rivelate una interrogazione in consiglio regionale) non suscita particolari “allarmi”.
Da vedova a causa di un atroce quanto incomprensibile delitto non aveva nessuna idea del perché avessero ucciso suo marito e sull’identità dei mandanti; ora all’indomani dell’avviso di garanzia la nebbia sembra diradata ed è sicuramente più combattiva: “qualcuno sta facendo un gioco sporco. Non vorrei che in questa vicenda come si ipotizza per l’uccisione di mio marito, ci siano di mezzo i poteri forti e deviati”.