Torrefazione e ristorante confiscati a 5 cravattari
La Sentenza
Torrefazione e ristorante confiscati a 5 “cravattari”
Avevano organizzato un’attività di usura, pretendendo dalle vittime per i prestiti concessi tassi altissimi e, parallelamente avevano creato un attività lecita che consisteva nella realizzazione di imprese commerciali. La banda degli strozzini della Valpolcevera, come era stata chiamata, era stata incastrata dagli investigatori del Ros lo scorso gennaio. Ieri nel corso del processo che si è svolto con rito abbreviato, il giudice Silvia Carpanini ha condannato cinque perone per un totale di quasi 10 anni di reclusione: Cosimo Gorizia ha avuto una pena a 3 anni e mezzo di reclusione e 1.500 euro di multa (per usura ed estorsione); per il solo reato di usura è stato condannato Stefano Boragine a un anno e 2.500 euro di multa, Giuseppe Sofrà e Silvio Criscino a 2 anni e 4.000 euro di multa ciascuno e Giorgio Ghisu, sempre per il reato di usura, a un anno e mezzo di reclusione e 3.000 euro di multa. Boragine, Ghisu e Sofrà sono stati condannati anche al risarcimento dei danni patiti dalle parti civili, da liquidarsi in separato giudizio. Un sesto imputato, Giuseppe Gorizia, è stato assolto. Il Gip ha inoltre disposto la confisca, che scatterà solo se la sentenza sarà confermata in modo definitivo, dei beni di tre imputati di Sofrà, Ghisu e Criscino. Secondo l’accusa i prestiti erano concessi a tassi altissimi. A far scattare le indagini era stata la denuncia di un imprenditrice, da un debito iniziale di 19 mila euro, si era trovata a dover restituirne, in due anni, circa due milioni a causa di interessi elevati sino al 350% l’anno. Il pm Andrea Canciani aveva chiesto sei anni per Cosimo Gorizia, tre anni per il fratello Giuseppe Gorizia (entrambi difesi dall’avv. Pietro Bogliolo), quattro anni e quattro mesi per Silvio Criscino (difesi da Francesco Valentino e Alessandro Sola) e per Giuseppe Sofrà (difeso da Andrea Vernazza), quattro anni per Stefano Boragine (difeso da Giuseppe Gallo), e per Giuorgio Ghisu (difeso da Raffaella Multedo).
Altri due imputati, Luigo Rebolini e Domenico Magnioli, saranno processati con rito ordinario. Il pm aveva chiesto per tutti il sequestro preventivo e la confisca di immobili e attività commerciali oltre al denaro già a suo tempo sequestrato per 175.000 euro.
L’imprenditrice che ha innescato insieme al fratello, si era recata dai Carabinieri; i due avevano raccontato di essere stati costretti a vendere diversi beni mobili e immobili per far fronte alle pretese degli usurai. I fatti erano successi tra il 2002 e l’inizio del 2005. Durante le indagini gli investigatori del Ros avevano messo a punto un dossier molto circostanziato dal quale risultavano appartamenti acquistati con il crimine e usati a garanzia di mutui e prestiti, questa volta legali, ottenuti dalle banche per alimentare attività ufficiali: tra queste un’azienda di torrefazione, un bar, un ristorante, un negozio di abbigliamento.
Elisabetta Vassallo