Discarica tossica di Masone - L'affituario e la Procura
L’AFFITTUARIO DELLA CASCINA AI PIANI
RACCONTA LA SUA DISAVVENTURA
«Una pattumiera di 100 mila metri cubi»
Maurizio Pagliarini: «Nessuno mi aveva detto cosa c’era sotto. L’ho scoperto io»
«Che questo terreno fosse una pattumiera nessuno ce lo aveva mai detto. Ce ne siamo accorti noi. Un giorno il trattore con il quale stavamo arando un campo ha bucato la gomma. Sotto il primo strato di terra c’era un tappeto di vetri. E poi i cinghiali, col tempo, hanno fatto il resto...».Maurizio Pagliarini, 46 anni, dal giugno 2001 ha in affitto la Cascina dei Piani, a Masone, trenta ettari che per anni sono stati un’immensa discarica nella quale è finito di tutto. Anche rifiuti ospedalieri, in abbondanza. E chissà cos’altro. Due anni fa a Pagliarini hanno diagnosticato il linfoma di non Hodgink, il tumore al sistema linfatico. Dieci mesi di chemioterapia e la concreta speranza di farcela. Da venti giorni il cane che da più tempo è nella cascina, Max, un Labrador, è affetto dallo stesso male. Lo ha confermato la biopsia eseguita in un studio veterinario di Genova. Quando, cinque anni fa, dal marchese Giacomo Cattaneo Adorno (da tre anni latitante) prese in affitto la tenuta Paglierini pensava di avviare un’azienda agrituristica specializzata nella pet-therapy, la cura degli uomini con l’aiuto degli animali. Ha addestrato quindici cani, tre cavalli. Del gruppo da qualche mese fa parte anche il cane “Boh”, quello di Striscia la Notizia. Ma l’attività non ha potuto decollare.Quando ha scoperto che sui prati “fiorivano” boccette di medicinali, provette, flebo, garze e altro pattume del genere che ha fatto?«Era la primavera del 2003,
nel frattempo era tutto pronto: cinque camere per il “bed &breakfast”, una sala-ristorante per trentacinque coperti. Mi sono subito rivolto al marchese. All’epoca non era ancora latitante. Mi ha assicurato che il terreno sarebbe stato bonificato. E che in cambio mi avrebbe messo a disposizione un altro terreno, sano, per avviare l’attività. Nonostante tutto i suoi avvocati pretendevano comunque il pagamento delle rate d’affitto».E in tutti questi anni nessuno a Masone si era accorto di quello che c’era lì sotto?«Lo sapevano in tanto, io l’ho scoperto tardi.Ho saputo che la precedente affittuaria, una signora di Ovada, aveva avuto gli stessi problemi ed era andata in causa (a giugno ha vinto anche in appello, il marchese dovrà risarcirla di quasi 500 mila euro, ndr). Se n’era andata alla fine del 2000, sei mesi prima che arrivassimo. Evidentemente prima di firmare il contratto con noi qualcuno ha provveduto a ricoprire con un altro strato di terra i rifiuti».E poi come è andata?«Le promesse sono rimaste tali. Nessun risarcimento. Anzi, pressioni per pagare l’affitto. .Mi sono rivolto ad un avvocato e ho commissionato una perizia sui terreni».A chi si è rivolto?«Ad un chimico».A che conclusioni è giunto?«Ha rilevato che il terreno inquinato è di almeno centomila metri quadrati. Ha analizzato l’acqua di una sorgente accertando che ci sono tracce riconducibili, probabilmente,alla “digestione” dei rifiuti». E ora?«La Digos ha fatto un sopralluogo, c’è un’inchiesta della Procura. Vedremo. Intanto di qui ce ne andiamo».
ANDREA FERRO
L’INCHIESTA
La Procura ha aperto un fascicolo, sopralluogo della Digos sui terreni
Il fascicolo è sul tavolo del sostituto procuratore Gabriella Marino che l’ha ricevuto dall’“aggiunto” Mario Morisani. Le indagini sono condotte dalla Digos. Il sindaco di Masone, Livio Ravera, ha annunciato che oggi prenderà contatti con gli inquirenti ed è pronto ad intervenire con provvedimenti “ad hoc”. Nell’area “incriminata” fino a metà degli anni Sessanta, ha dichiarato il primo cittadino, il comune di Genova ha trasportato rifiuti provenienti dall’inceneritore della Volpara. Una discarica alla luce del sole ma assolutamente abusiva. Negli archivi del comune di Masone non esisterebbero infatti atti che, nel corso del tempo, ne abbiano certificato l’esistenza.