Nuova protesta della madre di Massimiliano Carbone
Nuova protesta della madre di Massimiliano Carbone
di Antonello Lupis
LOCRI – Finché non otterrà giustizia e risposte certe sul barbaro – e ancora irrisolto – omicidio del figlio Massimiliano Carbone avvenuto poco più di anno e mezzo fa, la madre della vittima, Liliana Esposito, maestra elementare, donna esile ma tenace, difficilmente porrà fine alla sua coraggiosa battaglia.Dopo essere, infatti, stata protagonista di recente e nei mesi scorsi di altre singolari iniziative, ieri mattina si è seduta con la foto del figlio davanti all'ingresso del Tribunale di Locri per «chiedere attenzione e impegno adeguato da parte degli inquirenti e delle forze dell'ordine sulla vicenda di mio figlio Massimiliano».Appresa la notizia, sulla vicenda è intervenuto il vescovo della diocesi di Locri-Gerace, Giancarlo Bregantini. «So, signora Esposito – scrive il prelato locrese in un documento – quanto sta soffrendo in questo momento, di fronte alle lungaggini della burocrazia della giustizia. So quanto è grande il suo cuore di madre, che soffre due volte: ieri per il sangue versato, oggi per la fatica nell'ottenere giustizia. Le sono vicino. Ed insieme le chiedo di essere tenace e fiduciosa, nonostante tutto».Un solo colpo di fucile da caccia caricato a pallettoni, sparato dal killer da oltre dieci metri alle spalle. Così, a settembre del 2004, è stato assassinato a Locri il giovane incensurato Massimiliano Carbone, 30 anni, responsabile della cooperativa "Arcobaleno Multiservice". L'agguato all'intraprendente giovane locrese scattò nella tarda serata di venerdì 17 mentre Carbone stava rincasando. Il responsabile della cooperativa "Arcobaleno Multiservice", stimato e ben voluto, parcheggiata l'auto stava per il portone, quando all'improvviso un sicario appostato dietro un muretto lo centrò in pieno.
Il viceministro Marco Minniti ha presieduto una serie di incontri
con forze dell\'ordine e magistratura
La 'ndrangheta, priorità del Paese
Pronta la strategia di contrasto: «Azioni forti e quotidiane»
REGGIO CALABRIA - Una disamina molto attenta su tutto ciò che è avvenuto recentemente in Calabria, poi la definizione di un quadro di priorità ed indirizzo ed infine una strategia di reazione alla criminalità organizzata, tenuta gelosamente segreta per ovvi motivi: per il vice ministro dell\'Interno Marco Minniti, giunto ieri a Reggio per presiedere in prefettura la Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza, è stata una giornata di lavoro intensa e proficua.
A cominciare dalla mattina, impegnato dapprima con tutti i prefetti della regione per una riunione apertasi con la relazione del prefetto Luigi De Sena, mentre nel pomeriggio è avvenuto l\'incontro con le rappresentanze della magistratura inquirente calabrese: dalla Direzione nazionale antimafia alla Direzione distrettuale antimafia «con l\'obiettivo ha esordito il viceministro al termine dei lavori di fare un bilancio del \"programma Calabria\" al quale sta lavorando lo stesso prefetto De Sena d\'intesa con i colleghi delle cinque province calabresi ed in collaborazione delle forze di polizia». Presenti all\'incontro il generale di brigata dei carabinieri Salvatore Scoppa, direttore dei servizi analisi criminale, il direttore del Centro servizi antidroga, generale dei carabinieri Carlo Gualdi, il direttore della Dia, generale della guardia di finanza Cosimo Sasso, e il questore di Reggio Vincenzo Speranza. E il quadro tracciato dal viceministro viene ritenuto sicuramente
soddisfacente. «Abbiamo un bilancio positivo per quanto riguarda il lavoro di questa fase e che ha già prodotto risultati, altri li produrrà in tempi brevi».
Tre le questioni ritenute fondamentali da Marco Minniti: la prima è che la Calabria, rispetto al versante sicurezza, «non è, né sarà mai soltanto un problema dei calabresi. Il convincimento che abbiamo è che qui, in regione, si stia giocando una partita che ha un grande rilievo nazionale e che il tema della sicurezza in Calabria costituisce una variante di tutto il Paese». La seconda questione Minniti la riconduce all\'assoluta priorità alla lotta contro le organizzazioni criminali da parte delle politiche del governo, «un\'assoluta priorità che costituisce un prerequisito nei confronti di qualunque politica di sviluppo economico, sociale e civile di questa parte del territorio nazionale».
Terza questione, la necessità di sviluppare nei confronti del crimine «un\'azione che sia ordinaria, forte, costante, quotidiana». Nel senso che non è necessario rispondere con picchi forti ma «costruire insieme una strategia di breve e medio periodo che consenta di segnare dei risultati». E per fare questo per Minniti occorre una sorta di flessibilità d\'intervento, «una presenza dello Stato capace di aderire a realtà che sono differenti, capace anche di concentrare rapidamente, in situazioni di crisi, forze investigative maggiore presenza sul territorio». Coniugare quindi il tema della quantità con quello della qualità, «sapendo che il tema della lotta alla criminalità organizzata si gioca anche in questo campo. Bisogna quindi rispondere ad una \"domanda di Stato\" molto forte da parte dei cittadini calabresi». Poi Minniti, nell\'assicurare che nulla sarà sottovalutato, raccomanda ai giornalisti «una certa prudenza nelle valutazioni, prudenza indirizzata a 360 gradi». Rispetto a fatti particolarmente drammatici il viceministro raccomanda tutti ad aspettare almeno il completamento delle primissime fasi delle indagini.
Infine, sulle questioni sollevate dai collaboratori di giustizia, il viceministro all\'Interno ci tiene a dire che «nei prossimi giorni verrà costituita la nuova Commissione, da me presieduta, che si occuperà di tutti i casi. Non sono questioni che possono essere risolte attraverso un rapporto bilaterale con l\'autorità di governo, ma sarà la stessa commissione a valutare tutti i casi». Rispetto invece all\'incontro avuto con i rappresentanti della magistratura Minniti, raccogliendo le preoccupoazioni dei magistrati, illustra le questioni sulle quali si è discusso, e cioè misure di materia normativa, come ad esempio il gratuito patrocinio e gli sconti di pena, la possibilità di cumulare la legislazione premiale in reati di mafia, gli organici e l\'operatività. Su quest\'ultimo punto Minniti ha assicurato, grazie al prefetto De Sena, la somma di tre milioni di euro per le nuove tecnologie per contrastare la criminalità organizzata. E sull\'amaro \"sfogo\" del presidente degli industriali calabresi, Pippo Callipo, Minniti, nel considerarlo un serio segnale d\'allarme, risponde categoricamente che «occorre rispondere con gli atti ed i fatti, e noi testardamente cercheremo di farlo. Comprendo che si tratta della via più difficile ma è la via maestra se vogliamo affrontare il nodo del rapporto di fiducia». Quindi per il viceministro non servono enunciazioni di principio e d\'intenti «ma impegno e fatti concreti». Potenziamento dei servizi, di Polizia e Carabinieri «per garantire la sicurezza dei cittadini». Sulla situazione della Locride, Minniti assicura che non esistono morti di serie A e di serie B. «Bisogna avere il controllo del territorio e quella flessibilità in modo tale di poter dare quella risposta tempestiva ed efficace», conclude il viceministro, ottimista sui risultati. «Mettere in campo quelle risorse d\'esperienze che porteranno risultati, alcuni dei quali, mi auguro, saranno già abbastanza rapidi».