Emmanuello - Era il punto di riferimento della Stidda di Gela a Genova

scritto da Il Secolo XIX il .

04.12.2007 – Il Secolo XIX
Processi in Liguria
Era il punto di riferimento della Stidda di Gela a Genova

Daniele Emmanuello era ricercato dal 1996, protetto nella sua latitanza dalla rete di Cosa Nostra che dalla Sicilia si estende nelle città del Nord, tra cui Genova. Dal 1999 era un ricercato internazionale. Sono state diverse le Procure che hanno processato e condannato Daniele Emmanuello. L’ultimo dibattimento, a Genova, in Corte di Appello, lo ha visto assolto, insieme a Alessandro e Nunzio Emmanuello (il fratello Davide è stato riconosciuto colpevole): si trattava del processo per l’omicidio di Luciano Galianò, freddato il 13 novembre del 1991 in Valpolcevera. L’accusa sostenuta dal pm Anna Canepa, aveva chiesto l’ergastolo anche per lui ma le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (Emanuele e Angelo Celona e Ciro Vara, ex braccio destro di Madonia) non sono bastate a convincere i giudici.
Daniele Emmanuello è stato individuato dalle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Genova quale punto di riferimento della mafia gelese trapiantata in città e Liguria. Le indagini ed i processi hanno portato alla luce la “decina” di Cosa Nostra attiva a Genova. Qui la zona di massimo radicamento è stata individuata nel quartiere di Rivarolo, ove oltre ai gelesi con il clan dei Fiandaca-Emmanuello, è stata individuata anche la presenza di un’altra famiglia originaria di Caltanissetta, e più precisamente di Riesi, quella di Giacomo Maurici, condannato per gravi reati (tra cui usura, produzione e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione di armi e munizioni) nonché sottoposto ad indagine per associazione mafiosa e con divieto di espatrio dal 2004.
Tra le attività per cui vi sono state pesanti condanne degli esponenti della cosca, il primo storico processo per i “videopoker”, settore che con il gioco d’azzardo, ha visto storicamente Cosa Nostra come protagonista nei decenni scorsi e che - come ha evidenziato l’inchiesta de Il Secolo XIX sui Monopoli -, è ancora ben salda nelle mani della mafia siciliana.
A Genova era stata segnalata a più riprese la presenza di Daniele Emmanuello, e qui il boss ha subito numerose confische di beni, tra cui quelli al boss del centro storico Rosario Caci.
Difficile immaginare quali siano gli equilibri che questa morte porterà nella mafia gelese e nelle sue diramazioni nel nord Italia. Certo, venendo meno la figura del “capo” si possono aprire varchi nell’organizzazione mafiosa che possono svelare riferimenti e indicazioni precise sulla rete di protezione di cui Daniele Emmanuello ed altri pericolosi latitanti possono aver goduto in Sicilia come in Liguria ed in altre regioni.
Il lavoro degli investigatori non è certamente terminato ed anzi gli spazi che la scomparsa del temutissimo Emmanuello apre possono essere un occasione ulteriore per colpire le diramazioni di Cosa Nostra.

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