Il codice segreto di Provenzano

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23.06.2007 – Repubblica On line
Gli investigatori hanno scoperto come comunicava che il boss mafioso
Utilizzava alcuni passi del Nuovo e del Vecchio Testamento
Usava la Bibbia per scrivere pizzini
Il codice segreto di Provenzano

PALERMO - Poche ore dopo l'arresto, chiuso nel suo mutismo, aveva aperto bocca solo per chiedere agli investigatori la sua Bibbia. Non una qualsiasi, ma quella che Bernardo Provenzano aveva sempre accanto a sè. Quella con quelle note scritte di suo pugno con grafia incerta e minuta.

E oggi si capisce il perché di tanto interesse. Il boss mafioso utilizzava un codice nascosto tra le frasi della Bibbia, per ricordare chi fossero i propri interlocutori. E usava alcuni passi del Nuovo e del Vecchio Testamento della Bibbia per indicare alcuni dei suoi interlocutori con i 'pizzini'.Una scoperta fatta dopo l'operazione antimafia che la notte scorsa ha portato nel palermitano all'esecuzione di nove fermi.

In uno dei biglietti a sfondo vagamente religioso, Provenzano scrive: "Benedica il Signore e ti proteggi. Il Signore faccia risplendere su di... E ti conceda la sua". Una frase che sembra un'invocazione religiosa, seguita da una seria di numeri. Siglie che apparentemente sembrano indicare gli autori del Vecchio e del Nuovo Testamento. E invece si riferiscono ad altri boss mafiosi. P.bd 65 è Pietro Badagliacca. .N 25 è Nino Rotolo, NN 164 è Nino Cinà, Aless parente 121 è Matteo Messina Denaro, 30 gr, e pic. sono Salvatore Lo Piccolo e il figlio Sandro, entrambi latitanti come Messina Denaro. Tra loro c'è anche uno degli uomini finiti in carcere oggi, cioè 'Gius 76', che dovrebbe essere Giuseppe Bisesi.



23.06.2007 – Repubblica On line
I provvedimenti riguardano elementi di spicco di tre cosche della provincia di Palermo. Stavano progettando una serie di omicidi di piccoli criminali che avevano commesso furti senza 'autorizzazione'
Sicilia, nove arresti nel blitz antimafia
C'è anche un fedelissimo di Provenzano
Secondo gli inquirenti i boss sono pronti a una nuova guerra interna per il controllo del territorio
PALERMO - Nove persone sono state fermate dai carabinieri nell'ambito di un'operazione antimafia coordinata dalla Dda di Palermo. I provvedimenti di fermo, emessi dai Pm Sergio Lari, Michele Prestipino e Lia Sava, riguardano elementi di spicco delle cosche di tre centri del Palermitano: Trabia, Termini Imerese e Caccamo.

I militari dell'Arma stanno effettuando una serie di perquisizioni nelle abitazioni dei nove fermati e di altre persone coinvolte in un'attività di indagine che ha avuto una forte accelerazione negli ultimi giorni, quando, da alcune intercettazioni, è emerso che i mafiosi stavano progettando l'omicidio di "piccoli" criminali che avevano commessi furti senza l'autorizzazione delle cosche.

Tra i fermati ci sono anche: Tommaso Cannella, storico capomafia di Prizzi, fedelissimo del boss corleonese Bernardo Provenzano che - sostengono gli investigatori - "avrebbe svolto funzioni di supervisione nei rapporti tra le famiglie mafiose del Palermitano e quelle dei mandamenti della provincia; i capimafia Giuseppe Bisesi, 30 anni, alla guida della cosca di Termini Imerese, per anni in contatto attraverso i pizzini con Provenzano; Vincenzo Salpietro, 64 anni, boss di Trabia e Giuseppe Libreri, 59 anni, alla guida della famiglia di Caccamo. Libreri, Salpietro e Cannella hanno già scontato una serie di condanne definitive per associazione mafiosa.

Secondo gli inquirenti tutti, una volta usciti dal carcere, si sarebbe riorganizzati per riprendere il controllo delle cosche locali. E probabilmente si sarebbe scatenata una nuova guerra di mafia: "Gli equilibri del dopo-Provenzano sono difficili e l'apertura di una nuova guerra di mafia è ben più che un'ipotesi. Mi pare che questo emerga chiaramente dall'importante operazione contro Cosa nostra portata a termine da Dda e carabinieri", spiega il senatore Carlo Vizzini, componente della Commissione nazionale antimafia, commentando il blitz di stamattina nel palermitano.

"La dinamica di questa operazione - aggiunge - spiega anche come l'abolizione dell'ergastolo per i reati di mafia sarebbe un'autentica follia della quale la mafia resterebbe certamente grata alla politica".
"Basta osservare come, tra gli arrestati - conclude - ci sono mafiosi che, tornati liberi, vogliono riprendere il controllo delle cosche anche con l'uso delle armi".

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