Usura in Valpolcevera condanne confermate
Pena confermata, in appello, per quattro delle cinque persone accusate di usura dopo la denuncia di un’imprenditrice genovese che, da un debito iniziale di 19 mila euro si era trovata a dover restituirne, in due anni, circa due milioni a causa di interessi composti fino al 350% l’ anno. Era la cosiddetta banda di usurai della Valpolcevera, come della stessa zona è la donna che li ha denunciati e trascinati in tribunale.
Confermate anche le confische dei beni per tre imputati (Giuseppe Sofrà, Giorgio Ghisu e Silvio Criscino). Beni di cui in parte erano venuti in possesso con azioni delittuose.
Uno degli imputati, Sofrà, ha avuto una lieve riduzione della pena (in primo grado gli erano stati inflitti 2 anni e 4000 euro di multa per usura) e gli è stata riconosciuta la continuazione del reato di usura con la sentenza di condanna già definita per il reato di porto abusivo d’ arma per complessivi 3 anni.
In primo grado gli imputati erano stati processati con rito abbreviato dal gup Silvia Carpanini. La conferma della pena riguarda Cosimo Gorizia (3 anni e mezzo di reclusione e 1200 euro di multa per usura ed estorsione); per il solo reato di usura Stefano Boragine (un anno e 2500 euro di multa), Silvio Criscino (2 anni e 4000 euro di multa) e Giorgio Ghisu (un anno e mezzo e 3000 euro di multa).
Era stata la denuncia di un’ imprenditrice genovese, vittima di usurai, a far scattare l’ operazione dei carabinieri del Ros e del comando provinciale che portò all’ arresto degli imputati. L’ imprenditrice ed il fratello, avevano raccontato ai carabinieri di di essere stati costretti a vendere diversi beni mobili e immobili per far fronte alle pretese degli usurai. I fatti sono compresi fra il 2002 e l’ inizio del 2005.
Del caso abbiamo già parlato abbondatemente, a partire dal dialogo con la collaboratrice di giustizia proveniente dalla famiglia Mamone, per arrivare alle azioni giudiziarie ed i sequestri. Ora condanne confische sono state confermate.
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