I conflitti tra clan dietro la catena di omicidi

scritto da Gazzetta del Sud il .

Gioia Tauro Negli atti di "Cent'anni di storia" la chiave di lettura delle morti di Rocco Albanese (vicino ai Piromalli) e di alcuni componenti della famiglia Giacobbe (vicina ai Molè). Gli inquirenti fanno risalire la frattura al 2005. Le preoccupazioni manifestate nei colloqui in carcere...
Paolo Toscano

Reggio Calabria

Davanti al gip il boss Girolamo "Mommo" Molè ha fatto scena muta. In sede di interrogatorio di garanzia, presente il suo legale di fiducia avvocato Francesco Calabrese, si è avvalso della facoltà di non rispondere. E la stessa scelta l'ha fatta Antonio "Mico" Molè, fratello del boss, anch'egli destinatario dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Grazia Anna Maria Arena nell'ambito dell'operazione "Cent'anni di storia" innescata dalla raffica di fermi disposti dalla Dda ed eseguiti sul finire del mese di luglio dalla Polizia. In manette erano finite le teste pensanti dei clan Piromalli e Molè, un tempo alleati di ferro e imparentati, poi entrati in rotta di collisione sull'altare degli affari del Porto di Gioia Tauro. Il segnale della rottura, come emerso dal'inchiesta coordinata dai magistrati Roberto Di Palma, Roberto Pennisi, Michele Prestipino e Maria Luisa Miranda, si era registrato nel febbraio scorso, quando sotto i colpi di una 9x21 esplosi da un killer rimasto ignoto era caduto Rocco Molè, fratello di Mico e Mommo, la vera testa pensante di quello che ormai viene identificato dagli inquirenti come il "troncone scissionista" della casa madre, i Piromalli. E i Piromalli, legati - secondo gli inquirenti - dagli affari del porto a un altro potentato della 'ndrangheta del litorale tirrenico, avrebbero di fatto scaricato i parenti-alleati di un tempo, ponendo fine a un sodalizio mafioso vecchio di un secolo.

Il rischio di una risposta dei Molè all'omicidio del reggente del loro clan aveva portato ai fermi del 22 luglio scorso. Il provvedimento non era stato emesso a carico dei fratelli Mommo e Mico Molè e del cugino, Pino Piromalli, indicato dagli inquirenti come vertice della famiglia dell'aristocrazia della 'ndrangheta, perchè si trovavano già in carcere e, dunque, non rientranti nella categoria dei soggetti che potevano darsi alla fuga per i quali soltanto è prevista la procedura del fermo. L'ordinanza è stata emessa anche nei confronti di Vincenzo Priolo, Girolamo Molè classe 1963 (cugino del boss omonimo) e Aldo Miccichè, il faccendiere che, secondo l'accusa, doveva costituire l'anello di collegamento con la politica. Nei loro confronti la procedura del fermo non aveva sortito alcun effetto essendo risultati irreperibili. Vincenzo Priolo, nel frattempo, si era costituito e, dunque, l'ordinanza l'ha raggiunto in carcere. Intanto, dalla lettura degli atti investigativi emergono particolari interessanti per delineare la contrapposizione tra i clan Molè e Piromalli e provare a stabilirne l'epoca. Addirittura fin dal 2005 si era ipotizzato che dietro gli omicidi di Rocco Albanese e di alcuni componenti della famiglia Giacobbe si celassero delle contrapposizioni tra i due clan, In particolar modo gli inquirenti avevano ipotizzato che l'omicidio di Rocco Albanese fosse stato compiuto dalla famiglia Giacobbe (vicina ai Molè) con il consenso di Rocco Molè e a seguito di questa iniziativa ne era seguita una serie di attentati alla vita dei componenti della famiglia Giacobbe (tre omicidi e un tentato omicidio) considerata dagli investigatori come reazione della famiglia Albanese (vicina ai Piromalli). Esisteva, dunque, tra i due clan una pace apparente. I rapporti sarebbero stati tesi da oltre tre anni e la situazione incrinata definitivamente già prima della morte di Rocco Molè. Emerge da una intercettazione captata nel carcere di Secondigliano, dove è detenuto Mommo Molè, come in realtà proprio nella seconda metà del 2007 si fosse registrata una contrapposizione sulla realizzazione di un non meglio definito capannone. In quella occasione i Molè avevano rivendicato, secondo i consueti accordi, la metà della realizzazione ma avevano trovato un netto rifiuto dei Piromalli. E ciò, secondo gli inquirenti, aveva reso il clima ancora più difficile, Tanto che i congiunti avevano avvertito la necessità di riferire l'accaduto a Mommo Molè.

Sullo sfondo della frattura tra i due clan vi è anche l'interesse a gestire le iniziative commerciali nel porto che sono alla base di lucrosi guadagni illeciti e che, dunque, hanno attratto gli appetiti di diverse famiglie mafiose del circondario. E la vicenda della "All Services" ne costituisce un esempio certamente significativo con i Piromalli a sponsorizzare l'iniziativa degli Alvaro di Sinopoli e, allo stesso tempo, decidere il taglio definitivo dei Molè dagli affari del Porto.

Poi il tragico epilogo con l'assassinio di Rocco Molè che, sempre secondo gli inquirenti, sarebbe maturato in questo contesto di rapporti conflittuali. L'omicidio aveva reso il clima invivibile a Gioia, con lo spauracchio di nuovi fatti di sangue.

In fase di analisi si era inizialmente ipotizzato che la causa dell'omicidio di Rocco Molè fosse stato un litigio tra ragazzi che aveva coinvolto alcuni componenti delle famiglie Molè e Piromalli.

Appare più fondato, comunque, pensare che il litigio abbia potuto rappresentare l'elemento scatenante, il pretesto per mettere mano alle armi. Il seguito è stato censurato dall'attività di intercettazione, con i due fratelli Molè che cercavano di comprendere se il fatto fosse da addebitare ai Piromalli, ai loro cugini, e avuta la certezza stavano organizzando la controoffensiva. L'operazione "Cent'anni di storia" ha bloccato tutto.

 

In sintesi

L'OPERAZIONE Denominata "Cent'anni di storia" è stata condotta sul finire di luglio dalla Polizia, con il coordinamento della Dda, aveva portato al fermo di una ventina di appartenenti ai clan Piromalli e Molè, un tempo uniti ma da anni in rotta di collisione.

L'ORDINANZA È stata emessa dal gip Arena nei confronti dei fratelli Girolamo e Domenico Molè, del cugino Pino Piromalli, di Vincenzo Priolo, Girolamo Molè (cugino del boss omonimo) e Aldo Miccichè, il faccendiere che avrebbe costituito l'anello di collegamento con la politica.

GLI INTERROGATORI Comparsi davanti al gip per l'interrogatorio di garanzia i fratelli Molè si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

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