I geologi: follia a Sanremo

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Uno scontro sul Piano Regolatore. I tecnici contro i politici: assurdo costruire sulle frane...

Bocciata su tutta la linea: «In quella zona ci sono stati quindici gravi terremoti dal 1819 a oggi. Dieci soltanto negli ultimi centoventi anni. Insomma, questa è una terra sismica e adesso si decide di rendere edificabili le frane. Incredibile». Così un esperto del Comitato tecnico Urbanistico (Ctup) della Provincia di Imperia valuta la delibera approvata dal Comune di Sanremo che ha cancellato il 64 per cento delle «frane attive» della Città dei Fiori e la ha rese edificabili: 72 ettari che da valore zero diventavano una miniera d'oro. Una risoluzione presa con il voto favorevole della maggioranza di centrosinistra e il sostanziale appoggio del centrodestra (che si era astenuto o aveva abbandonato l'aula al momento del voto). Unico voto contrario, quello di Marco Lupi della Lega.

Ma adesso spunta un documento, ancora inedito, appena approvato dal Ctup che spara a zero sulla scelta del consiglio comunale. Che sottolinea le insidie di un'area definita negli anni Ottanta, da un geologo di fama come Alfonso Bellini, «a frana attiva». Insomma, di costruire anche dove, in caso di terremoti, la terra con i palazzi può scivolare a valle. Il documento degli esperti della Provincia, dietro al gergo tecnico, a ogni paragrafo nasconde una bocciatura della delibera del Comune. Primo: «Il comitato esprime il parere che la variante può configurare una scelta politico-amministrativa e quindi esulare dalla definizione di "variante di interesse locale"». In parole povere i tecnici non sono d'accordo con i politici di Sanremo: questa operazione, sostengono, è un cambiamento importante, pesante e dovrebbe seguire procedure ben diverse da quelle utilizzate. La seconda bocciatura è più pesante: «L'eliminazione di zone ora soggette a vincolo sismico con il semplice rimando ai piani di bacino non è accettabile in quanto l'apposizione dei due vincoli, idrogeologico per il Piano di Bacino e sismico per il Piano Regolatore devono basarsi su presupposti diversi». È qui il nodo della questione: il Comune aveva motivato la decisione di rendere edificabili le zone definite «frane attive» con un rimando ai Piani di Bacino idrogeologici. Insomma, avevano scaricato il barile sulla Provincia. Ma i tecnici sconfessano totalmente la decisione del consiglio comunale: la classificazione del territorio come «frana attiva» era basato su studi sismici. Il consiglio comunale invece ha detto che la zona era sicura, ma basandosi su considerazioni che non c'entrano quasi nulla: quelle di rischio idrogeologico, cioè del pericolo di alluvioni. Come dire: l'eventualità di frane in caso di terremoto potrebbe esserci ancora. Di più: «La variante sismica deve essere supportata da una relazione geologica dettagliata». In pratica, il Comune avrebbe cancellato il vincolo senza produrre documenti tecnici. Ma il passaggio più drastico è l'ultimo: «Si rilevano difformità tra l'attuale variante proposta dal Comune e la zonizzazione di frana del Piano di Bacino». Insomma, dicono i tecnici, il Comune avrebbe reso edificabili delle «frane attive» senza rispettare nemmeno le indicazioni idrogeologiche.

Per le strade di Sanremo la preoccupazione per l'invasione del cemento comincia a farsi sentire: «Guardi quella zona ancora libera dalle costruzioni... una delle poche intatte... si chiama La Vesca. È già previsto un progetto da 17mila metri quadrati», racconta preoccupata Carla Trucco, 67 anni, insegnante. «Tutti temiamo il nuovo piano regolatore che aprirà la strada al partito trasversale del cemento», sospira Claudio Porchia, ex segretario della Cgil di Imperia, un tipo scomodo che ha avuto da ridire con la sinistra e la destra.

Insomma, a Sanremo si comincia a discutere ad alta voce della miriade di progetti pronti a partire. Parlano tutti, tranne i politici. Il sindaco Claudio Borea - ripetutamente cercato da La Stampa - la maggioranza e l'opposizione non commentano quella delibera voluta da tutti. Ma i nomi di votanti, astenuti e assenti sono sul documento.

Ferruccio Sansa


Il docente "Così la gente rischia la vita"

«Quando ho visto quel documento non credevo ai miei occhi». Andrea Valente Arnaldi è un geologo che lavora con l'università. Che ha studi a Torino e Sanremo. Ma soprattutto è membro del Comitato Tecnico Urbanistico della Provincia di Imperia. E proprio una settimana fa sulla sua scrivania è arrivata la variazione del piano regolatore votata dal Comune che ha cancellato le frane dalla cartina di Sanremo.
«Roba da pazzi», sospira Valente Arnaldi.
Professore, assessori e consiglieri comunali nella delibera sostengono che il cambiamento è giustificato da nuove analisi tecniche. È vero?
«Qui c'è un equivoco, chiamiamolo così. Il rischio di "frana attiva" era stato calcolato in base al pericolo di terremoto. Il Comune invece cita il Piano di Bacino per il rischio idrogeologico. Due cose diverse. Insomma, non c'è nessuna prova che il rischio di frana in caso di sisma sia scomparso».
Però la zona è stata dichiarata edificabile.
«Già. E non basta, perché, come abbiamo scritto nella nostra relazione, la decisione del Comune di Sanremo di rendere edificabili quelle aree non era accompagnata da studi geologici».
Il vostro Comitato ha bocciato la delibera del Comune. Adesso che cosa succederà?
«Il Comune, se vuole confermare le sue scelte, deve dimostrarci in base ad analisi tecniche serie che quelle zone non sono più a rischio di frana attiva in caso di terremoto. Ma non capisco proprio come si possa decidere di costruire e di mandare della gente a vivere in una zona così. E se poi succede qualcosa...».

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