Vendita Eridania - I Pm: «Truffa all'Università»

scritto da Il Secolo XIX il .

Il fascicolo è aperto e l'intestazione è "truffa". Truffa ai danni dell'Università, per l'acquisto di quella che oggi è la prestigiosa sede della Facoltà di Scienze della Formazione. È l'ex Palazzo Eridania, edificio di rappresentanza di quella che fu la più grande società produttrice di zucchero in Italia...

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L'acquisto fu effettuato nel 2001 dall'ateneo. Che, secondo la relazione dei revisori dei conti e l'esposto consegnato a giugno ai pm dall'ex rettore Gaetano Bignardi, lo pagò 35 miliardi di lire. Rilevandolo però da un'immobiliare che, solo sette mesi prima, l'aveva pagato la metà del prezzo.

Ora sul fascicolo del pm Vittorio Ranieri Miniati stanno per essere iscritti i nomi dei primi indagati "eccellenti".

La trattativa per l'acquisto del Palazzo Eridania da parte dell'Ateneo, nel 2001, quando rettore era Sandro Pontremoli, fu complessa e macchinosa. Ma il "cuore" dell'inchiesta si basa su una sola, precisa ipotesi: l'Università avrebbe comprato per 35 miliardi un immobile che, solo sette mesi prima, era stato pagato da un'immobiliare meno della metà. Perché? È proprio quello che il pm Vittorio Ranieri Miniati vuole accertare.

Il fascicolo d'indagine contiene, in prima battuta, l'esposto consegnato ai magistrati il 17 giugno scorso dall'ex rettore Gaetano Bignardi. Un documento nel quale si dimostra, secondo Bignardi, come l'Ateneo genovese arrivò a pagare quella maxi-cifra per la sede di quella che oggi è la sede della Facoltà di Scienze della Formazione: 30,8 miliardi per l'acquisto in senso stretto più quasi cinque per «riattamento», cioè per opere di ristrutturazioni ritenute indispensabili per ospitare l'istituto.

L'esposto venne elaborato dopo una tumultuosa discussione in consiglio di amministrazione. Bignardi si è presentò con una relazione del presidente del collegio dei revisori dei conti, una relazione molto critica su quell'operazione. Così l'ex rettore espresse l'intenzione di segnalare tutto alla Corte dei conti. «Ma - come racconta oggi lo stesso Bignardi - ci fu anche chi intravide in quell'intreccio di passaggi e di pagamenti qualcosa che potesse interessare anche alla magistratura penale». Così la ricostruzione finì, pochi giorni dopo, sul tavolo del procuratore della Repubblica Francesco Lalla.

L'esposto ricostruisce tutto l'iter l'acquisto miliardario. Si parte dal 2000. È Il 14 settembre e l'Eridania fa il primo passo. Dà una "procura a vendere" l'intero complesso edilizio a un prezzo «non inferiore a 17 miliardi e 460 milioni di lire». Con un atto del 15 settembre un rappresentante dell'Eridania cede il palazzo alla Cave di Yarm srl, che ha sede a Genova. Il prezzo pattuito è di 17 miliardi e 479 milioni.

Si arriva così al 26 marzo 2001, quando, durante il consiglio di amministrazione dell'Università, viene illustrato il progetto di restauro e trasformazione dell'edificio redatto dallo studio Polastri e Tomasinelli.

Bignardi ricorda quindi cos'è avvenuto subito dopo: «Durante il consiglio di amministrazione del 10 aprile 2001 l'allora rettore e il dirigente delle Risorse patrimoniali producevano planimetrie e schede tecniche da cui risultava che il bene in questione aveva un valore di 25 miliardi e che i necessari lavori di ristrutturazione avevano il costo di otto miliardi e mezzo».

Insomma: secondo la ricostruzione di Bignardi, il valore dell'edificio è già aumentato del cinquanta per cento in pochi mesi. Ma non è finita. C'è un ulteriore passaggio immobiliare in questa complessa vicenda. E lo ricorda ancora l'esposto:«Oltre a determinati sconti (di non agevole spiegazione), il consiglio di amministrazione dell'Università nel 2001 aderiva alla proposta che prevedeva la dazione in permuta di uno stabile di quattro piani in corso Paganini per 2,4 miliardi di lire».

L'esposto formula a questo punto due dubbi ben precisi. Il primo: l'Università acquistò un bene assai gravoso per le sue casse, pagandolo oltre trenta miliardi, affidandosi alla sola valutazione di uno studio di architetti, per quanto qualificato. Senza sentire il bisogno, insomma, di far eseguire almeno un'altra perizia per "incrociare" i risultati e verificare se il prezzo era davvero corretto.

Ma c'è un altro punto che Bignardi sottolinea alla Procura: sempre nell'ambito di quell'operazione l'Università cedette in permuta alla Cave di Yarm un palazzo di proprietà dell'ateneo in corso Paganini (quattro piani in una delle zone di maggior pregio di Genova, Circonvallazione a Monte). Un edificio di 90 vani che venne valutato 2,4 miliardi di lire. «È legittimo ritenere - chiosa l'esposto - che il valore di mercato del cespite nel 2001 fosse superiore a tale cifra».

Protagonista della maxi-operazione immobiliare fu la Cave di Yarm, impresa immobiliare inserita in una galassia di decine di società che fanno (o hanno fatto) capo al geometra Paolo Arvigo. Creata nel 1992 a Genova, in via Prà, rimase in attività fino al 2004 quando cambiò la sede per spostarla a Milano; poi la sua attività e le sue quote passarono alla Cofigeim, società anonima elvetica, e a un commercialista svizzero, residente a Lugano, Egon Galli. Da quel momento in poi, secondo i documenti della Camera di Commercio di Milano, la ditta risulta "inattiva".

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