Amt, interrogato Guyot. la Finanza segnala 20 nomi

scritto da Il Secolo XIX il .

Il numero uno dell'azienda è stato ascoltato nei giorni scorsi, la Finanza ha comunicato alla procura una lista di venti personaggi-chiave e sotto la lente stanno finendo le consulenze che hanno accompagnato l'operazione: non per i loro costi, ma soprattutto perché alcuni professionisti sono gli stessi che hanno collaborato a distanza di tre anni alla privatizzazione di Alitalia...


Entra nel vivo l'inchiesta sulla cessione di Amt - l'azienda di trasporto pubblico - ai francesi di Transdev, avviata dal sostituto procuratore Francesco Pinto in parallelo alla Corte dei conti: il pubblico ministero ha aperto un fascicolo per abuso d'ufficio a carico d'ignoti, ipotizzando che dall'affare qualcuno abbia tratto «indebiti vantaggi». Amt, prima di essere venduta per il 41% ai privati, era stata infatti alleggerita da tutti i debiti, "scaricati" sulla sorella Ami, un'autentica bad company completamente pubblica, destinata alla manutenzione dei mezzi e oggi liquidata. Su piccola scala una specie di fotocopia ante-litteram del caso Alitalia, con l'acquisto della parte risanata da parte dei privati, radunati nella cordata Cai, e il commissario Augusto Fantozzi a traghettare la liquidazione della componente statale, appesantita da milioni di euro di deficit.

GLI INTERROGATORI eccellenti sono iniziati da oltre un mese, ma quello più importante è stato confermato al nostro giornale pochi giorni fa: Hubert Guyot appunto, l'amministratore delegato di Amt che da gennaio cederà lo scettro a Daniele Diaz per andare a lavorare in Olanda dove sarà al vertice di "Connexxion", colosso recentemente acquisito proprio da Transdev. All'ad i militari della Tutela entrate hanno chiesto di ricostruire passo per passo le tappe chiave del cammino che portò alla nascita della "nuova" azienda, le rassicurazioni ricevute sulla fattibilità del lavoro, le trattative e i soggetti che vi furono coinvolti. In precedenza i finanzieri avevano elaborato un elenco di venti nomi (dirigenti aziendali e amministratori pubblici) ora in mano al pm Pinto: il loro interrogatorio, quali «persone informate dei fatti», potrebbe essere fissato a breve. Si tratta, confermano a palazzo di giustizia, di un documento redatto in base al lavoro condotto sulla stessa vicenda dalla Corte dei Conti, poiché era stata in prima battuta la magistratura contabile a definire nel dettaglio chi e come partecipò "concretamente" alla cessione. Con una differenza sostanziale: mentre la Corte si occupa esclusivamente degli eventuali danni all'amministrazione, la procura focalizza gli «indebiti vantaggi» patrimoniali, il "favore" ingiusto che si sarebbe potuto concretizzare girando ai privati solo il "buono". Lo spirito della suddivisione Amt-Ami, ufficializzata all'inizio del 2005, era chiaro: trasformare la prima in una società capace di attrarre l'interesse dei privati, disposta a salvare posti di lavoro e servizio pubblico iniettando denaro fresco (obiettivo, vale la pena ricordarlo, pienamente centrato). L'unico modo era dividere la gestione della rete, in pratica le linee dei bus e l'organizzazione del trasporto, da quella delle infrastrutture, cioè le manutenzioni. Ecco allora che l'anima nera è diventata un nuovo gruppo, Ami, delegata al secondo compito, in perdita e responsabile della gran parte dello stato passivo dell'ex municipalizzata. Tradotto in cifre: 40 milioni di euro i passivi via via ripianati da Tursi e altri 30 in meno per la "svendita" della rimessa di Boccadasse, oggetto di un altro filone di accertamenti.

LE VARIE CONSULENZE ricevute dal Comune nel corso dell'operazione sono, invece, il nuovo aspetto su cui stanno lavorando le Fiamme Gialle. I nomi di alcuni professionisti ricorrono anche nell'affaire Alitalia - dove le cifre in ballo erano ovviamente ben maggiori - e il faldone al vaglio della Procura si è arricchito di calcoli e tabelle rasentando dimensioni ormai monumentali. E però il nocciolo dell'inchiesta non cambia: c'è qualcosa d'illegale nella creazione di una bad company, nello scaricare sul pubblico tutti i pesi morti per mettere in vetrina un bocconcino e venderlo nel più breve tempo possibile?

Hubert Guyot, contattato dal Secolo XIX, ha rilasciato una breve dichiarazione: «Sono stato sentito come testimone nell'ambito degli accertamenti amministrativi avviati dalla Corte dei Conti».

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