In Basilicata «affari loschi con il petrolio»: in manette l'ad della Total

scritto da Il Secolo XIX il .

Un «comitato d'affari» composto da «imprenditori, politici, pubblici funzionari, faccendieri» che ha «praticamente "svenduto" la terra della Basilicata e le sue ricchezze», trasformando il petrolio, da «grande occasione di sviluppo» per tutta la regione, in «un'occasione di arricchimento» personale. È questa la presunta organizzazione per delinquere che la procura di Potenza ritiene di aver smantellato ottenendo dal gip l'arresto di undici persone...


Tra gli arrestati - per presunte tangenti sugli appalti relativi all'estrazione di petrolio in Basilicata, e non solo - l'amministratore delegato della Total Italia "Esplorazione e produzione", Lionel Levha. Coinvolto anche il deputato del Pd Salvatore Margiotta, per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari: la misura cautelare potrà essere eseguita, però, solo se la Camera darà l'autorizzazione. Domiciliari anche per il consigliere provinciale di Matera del Pd, Nicola Montesano.

Le misure cautelari sono state ordinate dal gip di Potenza, Rocco Pavese, su richiesta del pm Henry John Woodcock. Le hanno eseguite, in gran parte a Roma, i carabinieri del Noe e gli agenti della squadra mobile di Potenza. Sequestrate anche alcune società e compiute numerose perquisizioni, anche all'abitazione e agli uffici del presidente della Provincia di Matera, Carmine Nigro (Popolari Udeur), indagato in relazione all'appalto per i lavori di una strada.

La vicenda, ricostruita in un'ordinanza di centinaia di pagine ruota attorno all'imprenditore Francesco Rocco Ferrara, attivo nel settore delle grandi opere pubbliche, uno dei destinatari delle misure cautelari in carcere. Secondo l'accusa, proprio Ferrara e gli imprenditori della sua cordata avrebbero dato vita ad un'associazione per delinquere, insieme ai manager della Total, una delle società concessionarie delle attività di estrazione petrolifera nella Val d'Agri, per pilotare gli appalti relativi al cosiddetto "Progetto Tempa Rossa". Margiotta, in particolare - secondo l'accusa - avrebbe fatto valere il suo potere e la sua influenza di parlamentare e di leader regionale del Pd per favorire l'aggiudicazione degli appalti al gruppo capeggiato da Ferrara, in cambio della promessa di 200mila euro. I dirigenti della Total, dal canto loro (oltre a Levha, le misure restrittive riguardano Jean Paul Juguet, responsabile del progetto "Tempa Rossa", ora all'estero, Roberto Pasi, capo dell'ufficio di rappresentanza lucano e un suo collaboratore, Roberto Francini) avrebbero favorito l'aggiudicazione delle gare a Ferrara e soci: per l'appalto del Centro Oli, in particolare, sarebbero state addirittura sostituite le buste delle offerte. In cambio, sempre ad avviso della procura, sarebbe stato stipulato un accordo commerciale da 15 milioni: tutte le imprese della cordata Ferrara si sarebbero rifornite per cinque anni solo di carburanti e oli lubrificanti della Total.

I dirigenti della società, inoltre, sono accusati, in concorso con un funzionario del Comune di Corleto Perticara, in cui ricadono gran parte dei giacimenti petroliferi, di aver imposto condizioni «capestro» ad alcuni agricoltori per la cessione dei terreni di loro proprietà.

Custodia cautelare in carcere anche per il sindaco di Gorgoglione (Matera), accusato di aver ricevuto periodiche "dazioni" di denaro in contanti, doni, elargizioni varie e un «oggetto prezioso», per la sua attività di intermediazione tra i manager della Total e la cordata di imprenditori.

Destinatario di un provvedimento di arresti domiciliari è invece Domenico Pietrocola, dirigente dell'Ufficio tecnico della Provincia di Matera.

L'onorevole Margiotta si è subito autosospeso dal Pd. «Lo stupore e l'amarezza - dice - sono enormi; più grande è la certezza di non avere commesso alcun reato. È questa consapevolezza che mi dà la forza di affrontare la sofferenza di questi momenti, e mi infonde fiducia: la verità non potrà che emergere, spero prestissimo».

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