Caso De Magistris, L'archivio Genchi fu segnalato a maggio alla Procura di Roma

scritto da Nuova Cosenza il .

Intercettate persone non indagate. L'ANM si difende...


L'esistenza dell'archivio di Gioacchino Genchi, consulente dell'ex pm Luigi De Magistris, fu segnalata nel maggio scorso alla Procura di Roma dalla Procura Generale di Catanzaro. L'archivio, che conterrebbe 500 mila file digitali di contatti telefonici, fu acquisito dai carabinieri del Ros nell'ufficio palermitano di Genchi dopo che la Procura generale del capoluogo calabrese avocò l'inchiesta Why Not a Luigi De Magistris, e revocò l'incarico al consulente dell'ex pm di Catanzaro. Dai file acquisiti dai carabinieri emerse che nell'archivio erano stati memorizzati i contatti telefonici di numerosi politici, parlamentari, alte cariche dello Stato, ed esponenti delle forze dell'ordine e dei servizi di sicurezza. Dopo una valutazione di tutto il materiale i magistrati della Procura Generale di Catanzaro decisero di segnalare alla Procura di Roma l'esistenza dell'archivio di Genchi perché l'acquisizione era avvenuta presso la sede dei gestori telefonici.

Nessun fascicolo nella Procura di Roma Non risulta, al momento, alcun fascicolo aperto dalla Procura di Roma per quanto riguarda il cosiddetto archivio Genchi, la banca dati raccolta dal consulente dell'ex Pm della Procura della Repubblica di Catanzaro Luigi De Magistris nell'ambito delle indagini cosiddette Why Not e Poseidone. Secondo fonti giudiziarie di piazzale Clodio, non è giunto alcuno stralcio sull'archivio Genchi o documentazione dalla Procura di Catanzaro che svolge indagini sul fascicolo Why Not e che aveva revocato l'incarico allo stesso Genchi dopo l' avocazione dell'indagine stessa da parte della Procura generale del capoluogo calabrese allo stesso De Magistris. L'unico stralcio giunto nella procura della capitale riguardava la posizione dell'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, fascicolo giunto all' attenzione del Tribunale dei Ministri e poi tornato a Catanzaro nei mesi scorsi. Secondo alcune indiscrezioni la Procura della Repubblica di Roma ha aperto da tempo due fascicoli sull'archivio di Gioacchino Genchi. Secondo le stesse indiscrezioni, l'inchiesta era stata in particolare aperta sulla base di un esposto presentato da Salvatore Cirafici, un ex colonnello dei carabinieri poi responsabile della sicurezza per la Wind Italia. Cirafici ha accusato Genchi di calunnia in relazione a quanto scritto dal perito nelle sue informative all'ex pm De Magistris. L'ex ufficiale dei carabinieri, nella denuncia, aveva sostenuto inoltre di avere subito pressioni per consentire l'accesso a tabulati telefonici sottratti all'anagrafe clienti perché riguardanti figure istituzionali con un ruolo per la sicurezza dello Stato.

L'ANM si difende dalle accuse "Noi non plaudiamo alle sentenze di assoluzione e condanna e, a maggior ragione, in occasione di una decisione della sezione disciplinare. Non esistono dichiarazioni in tal senso dei dirigenti dell'associazione" del Csm. Così l'Associazione nazionale magistrati interviene dopo le 'dimissioni' prima del procuratore Luigi Apicella, poi del sostituto Grabriella Nuzzi, entrambi di Salerno. "Comprendiamo l'amarezza dei colleghi nei cui confronti sono state inflitte gravi sanzioni", aggiunge l'Anm, "noi riteniamo, tuttavia, che spetti solo agli organi istituzionalmente competenti stabilire, nel pieno rispetto delle garanzie procedurali, chi deve essere condannato o assolto e che sia sbagliato da parte della politica prendere spunto da queste vicende per preannunciare riforme". Il nostro pensiero sulle vicende di Salerno e Catanzaro - spiega la giunta esecutiva dell'Anm - lo abbiamo ampiamente espresso in due documenti recentemente approvati: "in quei documenti non vi è stato alcun riferimento al merito delle indagini, ma solo a profili attinenti alla professionalità e al metodo, tanto nei confronti dei colleghi di Salerno quanto di quelli di Catanzaro". "Noi riteniamo che in occasione degli ultimi episodi il sistema abbia funzionato - prosegue l'Anm - perché ha consentito, in tempi rapidi, all'organo cui la Costituzione assegna tale compito di verificare la fondatezza, in una fase preliminare, di un'accusa disciplinare in una vicenda che aveva creato sconcerto nella pubblica opinione e che richiedeva che venissero ristabilite delle certezze per restituire credibilità alla magistratura".
E rilancia... Se nel caso di Salerno si è arrivati a stabilire in tempi rapidi la fondatezza di un'accusa disciplinare, "purtroppo lo stesso non è sempre accaduto prima". L'accusa arriva dall'Associazione nazionale magistrati (Anm). "Magistrati professionalmente inadeguati o addirittura collusi con le diverse forme di potere illegale - spiega l'Anm - non hanno subito analogo rigore da parte degli organi disciplinari". "Sulla vicenda di Catanzaro - aggiunge - si è intervenuti in ritardo e in maniera inadeguata, lasciando nell'opinione pubblica e nei colleghi un senso di insoddisfazione e di incompiutezza. Una indagine giudiziaria è stata prima ostacolata dal dirigente dell'ufficio e poi illegittimamente avocata dal procuratore generale. Comportamenti che certamente non possono giustificare le gravi e inaccettabili torsioni degli strumenti processuali che pure si sono verificate, ma sui quali sarebbe stato doveroso intervenire con altrettanto rigore e tempestività ". "Così come riteniamo necessario - prosegue l'Anm - che le indagini in corso non vengano obliterate ma siano condotte a termine senza indugi". "Siamo consapevoli del fatto che la scelta della associazione di esprimere con chiarezza il proprio punto di vista su questa vicenda, rompendo una tradizione consolidata abbia creato discussione, dibattito e divisioni", dice ancora l'Anm. "Noi vogliamo proseguire, non con le parole ma con i fatti, in un percorso di rinnovamento della magistratura e dell' associazionismo - prosegue l'Anm - che porti al superamento delle logiche di appartenenza correntizia nel governo della magistratura e del corporativismo nel suo significato di difendere a tutti i costi qualsiasi condotta dei colleghi che non risponda a canoni di deontologia professionale. Ma riteniamo, anche, che il dovere del magistrato non sia quello di 'combattere il male' con qualunque mezzo, bensì di applicare la legge". "E' interesse dei cittadini, e il nostro pensiero va in particolare ai familiari delle vittime della mafia, ai ragazzi di Locri e più in generale a tutti coloro che per questa causa hanno sacrificato la propria vita e che per noi sono costante punto di riferimento - dice l'Anm - che non vi siano magistrati collusi con il potere, ma magistrati professionalmente adeguati che sappiano esercitare il controllo di legalità nel pieno rispetto delle regole". "Se ciò non accadesse - conclude - non avrebbe senso e ragione difendere l'autonomia e l'indipendenza della magistratura".



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