Un'operazione voluta dalla giunta Pericu e benedetta dal popolo
Un'operazione guardata con grande interesse in tutto il Paese, perché considerata innovativa, e che ora si trova al centro di un'inchiesta giudiziaria: la vendita a un soggetto privato di una quota di minoranza di una società pubblica che gestisce un servizio pubblico: il trasporto. Una vicenda che in qualche modo ha anticipato la privatizzazione di Alitalia e che rischia di finire in tribunale. L'analisi dell'inchiesta aperta dalla procura va accompagnata da una valutazione più ampia. È necessario inquadrare le scelte compiute allora dal Comune che intendeva fermare l'emorragia dei costi di gestione di Amt e salvare al contempo tutti i posti di lavoro. Il nodo del trasporto pubblico è arrivato al pettine in Italia quando il patto di stabilità europeo ha vietato agli enti locali di contrarre mutui per pagare debiti di spesa corrente. Tanti, per gestire il trasporto pubblico: basta ricordare che nell'ultimo anno di gestione, la "vecchia" Amt è arrivata a costare al Comune tra i 30 e i 35 milioni di euro. Un buco spaventoso. Sui conti ha pesato l'insufficienza delle risorse messe a disposizione dallo Stato (attraverso le Regioni) per garantire il servizio in una città dove anziché un metrò con migliaia di passeggeri condotto da un autista, ci sono tanti autisti su piccoli bus che servono limitati bacini di utenza collinari. La legge prevede che il 65% dei costi sia coperta dal pubblico e il restante 35dalla vendita di biglietti e abbonamenti: nonostante il buco, all'epoca Amt copriva con i biglietti oltre il 37% dei costi. Non vanno comunque dimenticate le colpe della politica: per anni, Amt è stata gestita sotto il ricatto di consiglieri comunali e di circoscrizione che hanno costretto troppe volte l'amministrazione a far retromarcia su scelte impopolari ma necessarie per diminuire i costi di gestione, come ad esempio le corsie gialle. Dopo aver venduto immobili e proprietà, la giunta Pericu si è trovata davanti a un bivio: far fallire Amt e rifondare il trasporto pubblico, lasciando a casa i lavoratori in esubero o trovare un'alternativa. La scelta è stata quella di operare una scissione e di cercare un partner privato attraverso una gara europea. Se ora Amt (gestita da Transdev) non macina più debiti ma utili, è chiaro a tutti il fallimento di Ami, società nata per diventare il polo della manutenzione e che si è rivelata una bad company. Ma è anche giusto ricordare, prima di qualsiasi sentenza giudiziaria, che scissione e privatizzazione erano state benedette da tutti, anche dal centrodestra che a quei tempi governava in Regione.
Claudio Caviglia