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CASA DELLA LEGALITA' E DELLA CULTURA - Onlus
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Legalità... nuove Case e un manifesto

E’ stato detto che questa parola, legalità, a qualcuno, provoca l’orticaria, più o meno come le fragole. Chissà se basta aggiungere del limone o del vino, a questo vocabolo, per evitare il fastidioso prurito che lo accompagna, in certi individui.
Noi della “Casa” non ne abbiamo bisogno, ma ne siamo comunque forniti, si sa, vino veritas! Anzi dovremmo farne una scorta industriale, visto che proprio in questi giorni le “Case” sono in aumento...


Il dubbio è uno: è in aumento l’uso di alcool (o quello dei limoni), oppure ci sono altre persone a cui la legalità da “piacere” anziché fastidio, perché la sentono come noi, come un bisogno, una priorità!
Qualcuno potrebbe chiedere, ma cosa sta vaneggiando questa qui? A.d.r. (a domanda rispondo, è un vizio di “Casa”): mi hanno indicato per scrivere un articolo sulle nuove “Case della Legalità e della Cultura”, che in questi giorni stanno nascendo nel nostro Paese, e quindi visto che la richiesta veniva dalla “mansarda” fiorentina, mi sono fornita di carta, matita e caffè per adempiere a questo compito scrivano.La “Casa della Legalità e della Cultura” è nata a Genova, come coordinamento e attività di associazioni e cittadini, il 17 dicembre 2004. Si è costituita in associazione nel gennaio 2006 e in primavera, stagione di “cammino”, sono nate le sedi a Locri e Firenze.
Ognuna indipendente, ma legata allo stesso filo conduttore: la legalità e la cultura della giustizia sociale. Il perché, le ragioni, i luoghi… meglio di noi, li ha indicati don Luigi Ciotti, in molti interventi, che risuonano nella nostra anima, e pochi giorni fa aveva concentrato in poche righe che, comunemente, con un groppo in gola (figlio del dubbio: se siamo all’altezza), abbiamo “adottato” come il manifesto, domenica 24 settembre.
Ogni “Casa”, o potremmo dire, ogni “presidio”, impegnata nel proprio territorio, con modalità diverse ed un unico “cammino”, facendo rete, per incentivare, coltivare e costruire e rafforzare la coscienza civile, per rivendicare, a tutela di tutti, i diritti inviolabili sanciti della nostra Costituzione.
Si sono organizzate iniziative, affrontando problematiche diverse, ma con uno spirito unico, assemblare individui e non lasciare soli coloro che sono più esposti lungo la strada di contrasto alla cultura della prepotenza, dell’ingiustizia,… alla cultura mafiosa.
Persone molto diverse che non vogliono delegare ad altri i doveri di ciascun cittadino. Non delegare alla “politica” le scelte che riguardano tutti, e che devono essere partecipate e condivise, per essere davvero incisive e giuste. Non delegare al solo aspetto giudiziario e repressivo la lotta alla criminalità ed alle mafie, perché questa è questione delle coscienze, della quotidianità, della comunità, non solo di Magistrati e Poliziotti, che da soli possono fare poco.
Persone diverse si sono incontrate, hanno progettato e creato una “comunità” eterogenea, costituita da individui i più dissimili, apparentemente, ma fondamentalmente cittadini convinti, come ci sussurrava Giorgio Gaber, di poter “essere felici solo se lo sono anche gli altri”.
Ci siamo ritrovati, in questa “Casa” di Genova, di “resistenti” per le vicissitudini ed assurdità, che non ci si aspetterebbe da una “grande” città del nord. Con i nuovi amici, o compagni di strada, o fratelli ritrovati…, ci siamo sentiti con chi non poteva essere fisicamente presente, per le distanze, che però si possono superare, anche in questa lunga “notte in Italia”, grazie al coraggio di indignarsi, ancora.
Così, d’improvviso, alcuni dei frammenti che hanno riempito le piazze d’Italia contro le leggi Vergogna, per la Pace, contro le Mafie,…per i diritti degli ultimi, si sono rimesse in strada, hanno colto quel positivo che ancora c’è: la gente comune, le persone e le coscienze libere. Chi deluso, chi amareggiato, chi schifato dal “primato della politica”, con le Bicamerali, gli inciuci, i salvacondotti, le mistificazioni, non ha, per una volta, rinunciato a guardare, ma con gli stessi occhi che lo hanno fatto indignare ieri, ha scelto di continuare a guardare questa società. Non ci è voltati dall’altra parte dinnanzi ai diritti violati, e si continua a “camminare”, insieme a chi ha scelto di fare come “professione” l’educatore, come gli insegnanti o i genitori, o con chi magari guarda le ferite delle nostre città attraverso un obiettivo di una macchina fotografica, o ancora con quanti ogni giorno insegnano a mettersi in “gioco”, come fanno i gurfini di Locri o giocolieri del Labyrinth…Genova, Locri, Firenze, Milano, Roma, Torino si ritrovano lungo il “cammino” che abbiamo intrapreso, con i limiti, le inesperienze, i dubbi, ma anche con competenze e onesta intellettuale, con la coscienza critica,…con la genuinità che ci permette di non guardare al colore, di non porre pregiudiziale alcuna, ne di fede ne di appartenenza ideologica. Camminare, quindi, con chiunque, condivida le ragioni e gli obiettivi, come gli ambientalisti, i grillini, gli umanisti, i valsusini, i capoverdiani, i cileni, i senegalesi, i nomadi,…che abbiamo incontrato e con cui ci troviamo bene, nelle differenze, che concretamente, se lo si vuole, e non solo a parole, sono una ricchezza, per la società, ma da subito, lo sono insindacabilmente, per ciascuno di noi. Nell’augurare buona fortuna, perché ce la meritiamo, a tutte le “Case”, credo che il vero segreto che ci permetta di superare le più pesanti difficoltà che incontriamo, sia quel Diritto alla Rabbia, quale atto d’amore, che don Luigi Ciotti, ha ricordato essere fondamentale.

 

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