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"Imboscata"

Onestamente non siamo stupiti. Scusateci ma non è accaduto nulla di nuovo.
Noi avevamo scritto "Andreotti (mafioso) insedia, Schifani (socio e amico del boss) eletto" il 29 aprile 2008. Beppe Grillo ha rilanciato "...Sembrava il carcere dell'Ucciardone, ma era Palazzo Madama" il 1 maggio 2008 sul blog. Marco Travaglio nella sua rubrica su l'Unità aveva ribadito "Scusate il disturbo" e poi a "Crozza Italia" domenica 4 maggio...


Silenzio assoluto! Nessuno ha notato, pare. Come nessuno, pare, abbia notato che le cose scritte e dette sono state pubblicate da più di un anno nel libro "I COMPLICI - tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento", di Peter Gomez e Lirio Abbate [i video degli interventi alla presentazione de I Complici, qui e qui]. Sono fatti accertati in ambito di inchieste e procedimenti giudiziari. Sono tutti nero su bianco in documenti ufficiali, che i giornalisti seri, come Gomez e Abbate, sono andati a leggere ed hanno riportato, che altri giornalisti - alias marchettari - hanno invece taciuto e ignorato.

(Lirio Abbate è un giornalista coraggioso, lavora all'Ansa di Palermo. E' sotto scorta e nello scorso settembre è scampato ad un attentato (una bomba sotto l'auto). Tutti si sono schierati al suo fianco, con attestati di stima e solidarietà che hanno visto protagonista anche il "colle" con una dichiarazione di sostegno di Giorgio Napolitano)

Detto questo, ritorniamo al dunque. Chi sia Schifani è quindi facile saperlo, tanto che anche all'estero i suoi legami con gli uomini ed affari di Cosa Nostra, in occasione della sua elezione alla Presidenza del Senato, non sono passati innoservati. In Italia invece sì, nel senso che per l'informazione italiana tutto si è concentrato sulle "passioni" della seconda carica dello Stato (Silvio ed il Palermo) e sul fatto che Schifani ha promosso la "stabilizzazione" del 41-bis (il carcere duro per i mafiosi). Peccato che su questo si siano dimenticati di dire che la "stabilizzazione" è stata nei fatti, e nell'ordine: riduzione drastica del numero dei detenuti mafiosi (dai boss in giù) soggetti al 41bis, il perdurare e proliferare della "comunicazione" con l'esterno da parte dei boss soggetti al 41bis, il perpetuarsi di "suicidi" di collaboratori di giustizia (quelli odiati dalle mafie) anche se sottoposti al 41bis e sotto osservazione 24 ore su 24. Una bazzecola, chiaramente irrilevante!

Marco Travaglio ha semplicemente detto una verità provata da inchieste giudiziarie. Non ha detto nulla che non sia stato accertato come vero da chi di competenza. Certo: Schifani non è mai stato condannato per mafia o reati connessi. Ma è anche certo che sia stato socio nella Sicula Broker con uomini d'onore (noti!) e che al Comune di Villabate abbia lavorato per "garantire" gli affari di Cosa Nostra. Il problema dove sta? Semplice nell'averlo detto ad una trasmissione televisive tra le più seguite.

Tutto qui? Certo che no! Se da un lato si sono scatenate da destra a sinistra le "condanne" a Travaglio (che ha raccontato la verità dei fatti) e la "santificazione" di Schifani (che era socio e amico di Cosa Nostra), dall'altro doveva andare anche in scena la "normalizzazione". Ed allora ecco che Di Pietro - lo stesso che con le sue dichiarazioni ed il voto "bianco" insieme al Pd ha omesso di denunciare in Parlamento chi fosse Schifani (anzi "rispettandone la carica istituzionale") e che è rimasto ossequiosamente in Aula sotto la presidenza di un mafioso accertato quale Andreotti - ha preso le difese di Travaglio, mostrandosi come l'"oppositore" al Regime, quando invece è pienamente organico al "sistema". Quale miglior occasione dell'attacco alla verità per indirizzare quanti si oppongo al regime della collusione, contiguità e complicità verso un "organico" al "sistema" che, quindi, non rompe e non romperà mai gli equilibri ed i compromessi? Nessuna, quindi ecco che tutto viene indirizzato nella strada predefinita delle stanze del Potere.

La nostra solidarietà a Travaglio è scontata, come è la pena per la miseria umana, oltre che professionale, di quegli striscianti personaggi asserviti che chinano subito il capo chiedendo umilmente scusa per aver permesso di dire che "il Re è nudo", assecondando quindi il linciaggio di Marco Travaglio reo di aver parlato di fatti, veri e noti (anche se a pochi), in un Paese che - ormai sappiamo - non tollera le verità.

D'altronde in Italia non contano i fatti, contano i "veleni", le illazioni e se provi a parlare di fatti, di mettere in evidenza comportamenti eticamente scorretti e deplorevoli, quando non contestazioni penalmente rilevanti, vieni etichettato da "caste" e "castine" come diffamatore e calunniatore. Vieni citato in cause civili milionarie o querelato - anche se hai riportato solo il "vero" - per il solo fatto che in Italia la verità non si deve dire e soprattutto non si deve raccontare ai cittadini. Poi, dopo che ti fanno la "querela" (perché hai detto la verità , ma questa li danneggia, sic!), diventi "un querelato" come se la querela fosse una "condanna". Ma di nuovo cosa c'è? Nulla, la solita routine... d'altronde non è lo stesso spirito che ha ispirato (e ispira) la mordacchia sulle intercettazioni, voluta da centro-destra e centro-sinistra e sottoscritta da Di Pietro come precondizione per l'alleanza con il Pd? Esattamente lo stesso spirito: il problema non sono, in Italia, la questione penale o etico-morale, sono coloro che parlano dei fatti penalemente rilevante o eticamente disdicevoli e ripugnanti. Tutto qui.


PS
Intanto di
Pino Masciari, un eroe vivo non si parla. Intanto chi doveva dare soluzione e garanzia di futuro a Pino, a sua moglie ed ai suoi bambini, non lo ha fatto e non lo fa. Cambiano i governi ma la lotta alle mafie resta solo quella delle "belle parole" e quella dell'antimafia del giorno dopo, quando è troppo tardi. Se denunci la manovalanza puoi anche campare, se denunci il "sistema" di collusione, connivenze, contiguità e quindi complicità allora sei "morto"! Questo è il nostro Paese!



L'intervento di Marco Travaglio

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