Tra censura, auto-censura e strabismo dell'informazione
Il 19 settembre ci sarà in Italia una mobilitazione in piazza contro la censura. Il problema dell'Italia però non è la censura, o meglio non è solo la voglia di censura e gli episodi di censura avvenuti. Il problema principale è l'auto-censura e lo strabismo dell'informazione. Quindi non solo Berlusconi ed il suo blocco mediatico, bensì anche la cosiddetta opposizione, anche quella cosiddetta "dura", ha responsabilità primarie e storiche...
Innanzitutto l'unico censurato, ad oggi, dopo il superamento del famoso editto bulgaro, si chiama Daniele Luttazzi. Non abbiamo visto mobilitazioni a difesa della sua cacciata ennesima dalla televisione. Non abbiamo visto nemmeno coloro che oggi proclamano la mobilitazione di sabato 19 settembre schierarsi nel difendere il diritto alla libera espressione ed alla satira messo in discussione con la chiusura di Decameron, anzi... Non abbiamo visto nessuno proporre un ritorno in Rai a Daniele Luttazzi (quando era al governo il centro-sinistra) e nemmeno l'abbiamo visto ospite di chi era stato riabilitato e riammesso. L'unico ad invitarlo e intervistarlo è stato Enzo Biagi... ma era di un'altra pasta!
Abbiamo visto invece, addirittura, mobilitazioni "preventive" contro la censura eventuale, come quando si paventava la chiusura di AnnoZero, ad esempio. La censura non c'è stata ed abbiamo visto un AnnoZero schiacciato su un asse preciso, quello Di Pietro-Grillo. "In onda" perché in rappresentanza di un blocco "politico" a cui la lottizzazione Rai (che non è solo quella delle nomine principali ma anche quella dei palinsesti, qualcuno forse non pensava che arrivasse anche a questo) deve garantire uno spazio di espressione, visto che poi, alla fine, ciò è pienamente funzionale al "sistema", ovvero alla normalizzazione.
Abbiamo visto sparire praticamente del tutto Corrado Guzzanti che è uno dei migliori autori satirici del Paese. Responsabile, come Daniele Luttazzi, di indipendenza e autonomia piena, capace di guardare a 360°, senza strabismo. E così siamo a due autori satirici di fatto scacciati dalla televisione. E sul giornalismo? Sul giornalismo, settore dove regna l'auto-censura e lo strabismo, chi non si accoda ad uno del "giro" è fuori. D'ufficio, non servono censure eclatanti.
Vediamo alcuni esempi. Carlo Vulpio non è stato licenziato, gli è stato cambiato incarico al Corriere. Certo, non ci si può aspettare molto da una testata che nel suo "salotto" vede la presenza determinante degli interessi di don Salvatore Ligresti, ma miglior sorte non hanno avuto altri giornalisti di altre testate. Prendiamo due collaboratori de l'Unità. Elio Veltri e Sandra Amurri, entrambi messi alla porta senza nemmeno un saluto o una motivazione. Scelte legittime del Direttore, a cui compete individuare i collaboratori, vero. Ma casualmente la Direzione ha messo fuori chi non era "organico" al sistema. Ed ancora: il giornalismo di inchiesta, quello che fa le inchieste e non si limita ad un copia/incolla di atti giudiziari, è sempre più ridotto ai minimi termini e comunque condizionato, pesantemente condizionato, dalla linea editoriale, perché i giornalisti sono "liberi" finché non mettono in discussione i possibili interessi degli amici dell'editore e, soprattutto, degli inserzionisti.
E nelle altre testate? Se prendiamo, ad esempio, quanto avvenuto dopo la pubblicazione del libro-inchiesta "Il Partito del Cemento" vediamo che entrambi gli autori, Marco Preve a Repubblica e Ferruccio Sansa a La Stampa, non hanno avuto molti spazi per scrivere, anzi diciamo pure che hanno avuto meno spazi del passato. Non sono stati censurati o cacciati, sono stati ridimensionati. Sappiamo per certo che l'asse di ferro Burlando-Scajola non ha gradito quel libro e che quindi certamente il loro peso non avranno fatto fatica a farlo presente alla gestione dei rispettivi quotidiani. Su questo punto, bisogna dire, che siamo convinti che non siano stati determinanti quelle pressioni, perché come diceva già Montanelli, in Italia molto spesso non servono gli ordini, basta già quella mentalità di non arrecare disturbo - che regna in chi guida le testate giornalistiche - per fermare chi è scomodo.
Possiamo andare avanti, ancora con esempi di ciò e chi trova spazio negli approfondimenti giornalisti dei maggiori quotidiani, così come delle televisioni. Sempre e solo chi, in un modo o nell'altro è legato a questo o quel "giro" politico, sia esso dell'alveo della maggioranza berlusconiana sua della cosiddetta opposizione. Il problema è quindi che si è "censurato" e si "censura" quotidianamente un pezzo di informazione sui fatti, perché non si deve dare spazio a chi non sta dentro il "sistema". Le "variabili indipendenti" sono cancellate, se non in rari casi soprattutto locali anche con la Rai o su programmi nazionali come Exite o Report dove lavorano molti giovani giornalisti free lance.
Chiaro? Gli esempi pratici sarebbero una moltitudine, vediamone alcuni.
Partiamo da quello per cui anche i morti ammazzati si dividono in quelli scomodi e quelli con un "padrino". Prendiamo la Calabria. Il morto ammazzato perché si è rivolto alla cosca avversa per avere protezione dalla richiesta estorsiva di un altro clan, come Gianluca Congiusta - il cui padre è da sempre vicino alla signora Maria Grazia Laganà Fortugno - ha avuto attenzione mediatica e quindi un presunto colpevole. Il morto ammazzato Massimiliano Carbone, giovane padre e onesto imprenditore di Locri, la cui famiglia ha chiesto verità e giustizia ai Carabinieri ed alla Magistratura, ha visto un insabbiamento dell'inchiesta e nessun attenzione mediatica degna.
Prendiamo il movimento antimafia. O sei legato a questo o quel partito o non hai voce, sei cancellato, isolato. Non guardiamo a noi che siamo piccoli piccoli, ma pensiamo ad Elio Veltri o Saro Crocetta (prima che divenisse parlamentare europeo). Chi è legato al "giro" e piega la sua azione antimafia alla propria parte politica vedendo collusioni e complicità solo dalla parte opposta, o che si limita a parlare genericamente di mafia, trova spazio e visibilità, chi invece interpreta la lotta alla mafia come battaglia civile, parla di fatti, fa i nomi e cognomi, è cancellato, oscurato. Identico trattamento per parlamentari sistematicamente "oscurati" come Beppe Lumia (Pd) o Angela Napoli (Pdl), rei di non aver mai taciuto nemmeno sulle collusioni e complicità della propria parte politica.
Sintesi se dai fastidio e non segui il piano di normalizzazione sei cancellato. Automaticamente, sistematicamente, anche - e partendo - da quelli che promuovono la manifestazione di sabato 19. Non è ancora chiaro? Proviamo così: Beppe Grillo ha costruito un blog dove per anni ha dato informazioni su fatti, gruppi e personalità impegnate e libere. Poi vi è stato un cambio di linea: il blog di Beppe Grillo ha stretto un "matrimonio" con quello di Antonio Di Pietro e tutto è cambiato. Chi non ci stava a questa svolta è stato cancellato, come se non fosse mai esistito. Esempi? Uno su tutti: Montanari e la questione del microscopio. Prima Grillo promuove la raccolta di fondi per comprare il microscopio, gira l'Italia con Montanari... poi Montanari non accetta di schierarsi con Di Pietro ed allora per Grillo lo scienziato Montanari è evaporato ed anche se quel microscopio, comprato con gli aiuti dei lettori del blog e dei meetup, rischia di essere perso, Grillo tace. Chi gestisce il blog di Grillo e di Di Pietro, alias la Casaleggio, non può permettersi di dare visibilità ad uno che non sta nel "giro"!
Non è ancora chiaro? Altro esempio. Chi sia Berlusconi ormai lo sappiamo e lo sanno in tutto il mondo. Chi sia Di Pietro non lo sa praticamente nessuno. Che Di Pietro e Berlusconi siano non solo complementari ma estremamente simili non lo sa nessuno. Che uomini di Di Pietro in mezza Italia siano inguaiati in inchieste, che abbia ex Finanziari condannati (e quindi cacciati dalla Guardia di Finanza) tra i suoi dirigenti, che abbia dirigenti o eletti che hanno legami e contiguità con criminalità organizzata come camorra e 'ndrangheta, non lo sa nessuno. Perché chi ha seguito e segue le inchieste giudiziarie ed è sempre preciso e pronto nel parlare del Pdl e del Pd, non fa altrettanto con quelle che coinvolgono l'Italia dei Valori? Perché nessuno ha il coraggio di dire, ad esempio, che Luigi De Magistris ha scoperchiato un sistema di corruzione devastante e di collusioni pesantissime, anche nei settori di controllo come la magistratura, ma ha anche commesso errori di procedura tali da compromettere l'efficacia stessa di quelle inchieste?
Non si può dirlo o scriverlo perché dirlo e scriverlo non è funzionale al normalizzazione che vuole che gli italiani in buon ordine, non sapendo tutto, bensì solo quanto i "blocchi" - rispettivamente - vogliono che sia conosciuto, si dividano con questo o quel soggetto politico che è pienamente integrato nel "sistema" di cui Berlusconi oggi è solo il principale protagonista. Domani non ci sarà più Berlusconi, magari avremo Fini al Quirinale e Casini premier con il centro-sinistra (cosiddetto), ma il problema dell'informazione non cambierà!
Ancora dubbi? Avete mai sentito ad AnnoZero un solo, semplice, resoconto di quante amministrazioni locali in cui l'Italia dei Valori è parte, in giro per l'Italia, sono coinvolte in indagini per corruzione o turbative d'appalto, quando non peggio? No. Avete mai sentito parlare di società a responsabilità limitata che fanno da ponte tra gli uomini di Di Pietro e uomini di D'Alema? No. Avete mai sentito parlare di sottosegretari del governo Berlusconi, uomini del centro-sinistra e persino di un candidato per cui Di Pietro si è recato appositamente in Basilicata per sostenerlo, che avevano interessi e si muovevano nell'interesse dei Bingo della Camorra? No. Avete mai sentito parlare di RifiutiZero seriamente e non come slogan in qualunque giornale nazionale o televisione? No.
Non si mettono in discussione gli interessi politici o economici (ed a volte criminali). Questa è la linea editoriale universale, figlia non della censura, bensì dell'auto-censura, dello strabismo di chi, per opportunismo, non rischia di giocarsi spazio e protettore... perché se esci dal "giro" semplicemente non esisti più, evapori. Ed allora diventa più faticoso fare informazione... le entrate crollano, non hai uno stipendio garantito (quando qualcuno ce l'ha) e le garanzie di una protezione "politica" vengono meno, così che se mai provi a pubblicare documenti ufficiali, nomi conosciuti, fatti risaputi... sei da solo a dover gestire la difesa dalla montagna di querele e citazioni milionarie in sede civile (che non sono solo un "arma" usata da Berlusconi, attenzione, ma anche uomini dell'Italia dei Valori e della sinistra). Se sei solo e magari ti fanno sequestri e perquisizioni (come è accaduto al periodico online DemocraziaLegalità con perquisizione armata all'ora dei camorristi ed a noi senza perquisizione, quando osammo pubblicare la Relazione sulla Asl di Locri), te la devi cavare da solo perché se già nessuno osa parlare di quei fatti, dopo una prova di forza tale chi, nel servilismo regnante, oserebbe farlo? Nessuno!
Come mai questo articolo? Semplice: noi il 19 settembre in Piazza con quanti oggi scoprono che c'è un problema nell'informazione italiana (e poi fanno parte integrante di quel sistema malato dell'informazione italiana) non ci andiamo... Siamo convinti che un popolo per poter compiere delle scelte deve conoscere, deve sapere i fatti, e li deve sapere tutti, senza omissioni e senza manipolazioni fatte da piccole censure, auto-censure o strabismi, che moncano qualche "particolare" o qualche nome. La nostra battaglia la portiamo avanti, piccoli come siamo, ogni giorno, andando avanti senza tacere fatti, nomi e cognomi, sui territori e sul web, cercando di rafforzare quella rete con le altre realtà libere che ci sono, che sono molte, anche se (e nonostante) siano oscurate del sistema mediatico dell'informazione italiana.
PS
Tutto questo per rimanere nel campo dell'informazione che si occupa di politica... perché se poi vogliamo, possiamo anche parlare delle censure che, di nuovo, gli stessi protagonisti principali della mobilitazione del 19 settembre, producono nel settore culturale ed artistico... del silenzio a cui riducono ogni spinta della creatività che nasce dal basso e/o che non rientra nei circuiti ufficiali dei management o dei gruppi di riferimento. Vogliamo parlare anche di questo? Vogliamo discutere di come chi non rientri nei canoni del "non disturbare", cioè "non far pensare", non solo è fuori da radio, televisioni, giornali, ma non trova nemmeno spazi dove esirbirsi! Un Paese ed un sistema in cui la creatività culturale ed artistica viene soffocata, non è un paese civile e libero, non dimentichiamolo!
Tags: informazione, strabismo, censura, auto-censura






