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Di Tullio ha ragione, ma allora quando si dimette?

Livio Di Tullio, dal Il segretario savonese del PD, DI TULLIO, ha ragione: c'è stata disattenzione sulla mafia! Ma visto che questa disattenzione è stata prima di tutto la sua, per le responsabilità che aveva nel PD (prima Ds) e nell'Amministrazione comunale, dove pesano pesanti contiguità e, come abbiamo visto, anche casi di conclamata complicità con uomini delle cosche, a quando le dimissioni del DI TULLIO per incapacità conclamata?

Da anni denunciamo, per nome e cognome, gli uomini e le società delle cosche che il centrosinistra savonese (e genovese) ha sempre accolto a braccia aperte...


Lo abbiamo fatto così come con determinazione abbiamo denunciato i casi in cui sono stati e sono gli uomini del centrodestra ad aprire la porta alla mafia mascherata dal volto candeggiato delle imprese. Il problema riguarda tutti i partiti, come abbiamo dimostrato dati e prove alla mano, e soprattutto i gruppi dirigenti locali e le Amministrazioni locali, trasversalmente. Ci sono casi derivanti da contiguità, da connivenze, anche da pesanti complicità ed altre figlie di indifferenza ed ingenuità. La ragione non è importante, così come è secondario persino l'aspetto "penale", giudiziario.

Chi, per qualunque ragione, ha agevolato ed agevola il rafforzamento delle mafie, che da decenni hanno colonizzato la Liguria, deve andare a casa! Così come coloro che, con responsabilità pubbliche e politiche, negano o minimizzano e coloro che hanno alimentato ed alimentano la deformazione della realtà, puntando le attenzioni su una mafia vecchia, utile a nascondere quella che si è rifatta il trucco, quella di nuova generazione, fatta di "incensurati" e "professionisti", e ben inserita in settori come energie rinnovabili e sanità, per fare due esempi.

Quindi: il DI TULLIO dove era? Dove guardava? Non si è accorto che aveva la mafia in casa e che, con determinati atti, ha anche, volente o nolente, consapevole o meno, contributo al suo consolidamento nella realtà savonese?

Ora - dopo che, non troppo velatamente, ha boicottato il confronto tenutosi alla Ubik sulla posposta di legge regionale del PD sulla mafia - esce con una lettera aperta di appello nel nome dei suoi figli... Bene nel nome dei suo figli si faccia da parte, la sua gestione politica è stata devastante... incapace di affrontare il radicamento consolidato da decenni delle mafie in quel territorio. Una gestione troppo "distratta" sui rapporti tra esponenti mafiosi e soggetti che lo stesso DI TULLIO prontamente ricandidava a cariche pubbliche! Il caso DROCCHI-FOTIA non è un caso isolato. E' uno dei tasselli di un "sistema" corrotto e di collusioni indicibili che sino all'arrivo delle "manette" il DI TULLIO non vedeva, non voleva vedere, e quindi, per il ruolo che aveva, copriva, colpevolmente!



Leggi anche il post di Marco Preve:
IL PD E LA MAFIA IN LIGURIA: SCUSATE IL RITARDO

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