A S.Luca (Rc) nuovi arresti con l'operazione INGANNO. Cade icona di certa “antimafia”
L'azione della DDA di Reggio Calabria non si ferma e torna a colpire la 'ndrangheta a San Luca. Agli arresti con STRANGIO Francesco alias Ciccio “Boutique” e NIRTA Antonio alias “Terribile” sono finiti l'ex Sindaco di San Luca, GIORGIO Sebastiano e l'Assessore all'Ambiente MURDACA Francesco. Questi, secondo gli elementi raccolti nell'indagine, hanno favorito, con le proprie condotte amministrative, le cosche. Agli arresti anche COSMO Giuseppe, che con la sua impresa edile era aggiudicatario di rilevanti appalti pubblici.
Questa è una storia che si ripete, in quel Comune già sciolto per condizionamento e infiltrazione della 'ndrangheta. Una storia i cui dettagli sono contenuti nell'Ordinanza di Custodia Cautelare che abbiamo pubblicato integralmente (in formato .pdf - vedi qui).
Ma questa nuova operazione, “Operazione INGANNO”, ha posto nuovamente l'attenzione sulla vergogna di certa “antimafia”. Infatti agli arresti è finita anche la promotrice del “MOVIMENTO DELLE DONNE DI SAN LUCA”, Rosy CANALE...
Questa signora aveva ottenuto l'assegnazione di un bene confiscato per farci una ludoteca. Aveva ottenuto i finanziamenti pubblici (Stato e Regione) e da Fondazioni per realizzarla. Ma quel bene confiscato è rimasto chiuso, la ludoteca mai vista, i soldi assegnati per quel progetto sono stati usati per comprare autovetture, vestiti e mobili per soli fini personali. Non ci voleva tanto per vedere che nonostante l'assegnazione del bene confiscato ed i finanziamenti ottenuti non era stato fatto nulla dalla CANALE e dal suo “MOVIMENTO DELLE DONNE DI SAN LUCA”... eppure in troppi non hanno voluto vedere quel caso molto concreto, palpabile. In troppi, ancora una volta, nel nome delle dichiarazioni antimafia della signora e del suo movimento hanno portato la stessa CANALE ad essere considerata “icona” dell'antimafia. Da poco era stata insignita del “Premio Paolo Borsellino” (premio ora, immeditamente, ritirato, come deciso dagli organizzatori dello stesso). L'associazione di Don Ciotti e Nando dalla Chiesa, “Libera”, ha portato la CANALE come esempio in giro per l'Italia. A Genova, come in Emilia... persino a Milano al “FESTIVAL DEI BENI CONFISCATI”.
Noi siamo stanchi di ripetere ciò che diciamo dall'inizio del nostro cammino nel fare antimafia (isolati e maciullati). Noi da sempre sosteniamo che la vera antimafia si deve fare concretamente, senza finanziamenti pubblici o grandi sponsor privati. Prima di tutto perché si deve essere liberi e indipendenti e non piegati da condizionamenti derivanti dalla necessità di tenersi buoni i “finanziatori”. Ed allo stesso modo noi sosteniamo da sempre che la vera antimafia deve avere gli adeguati anticorpi per evitare di “farsi usare” da personaggi come la CANALE, o da politici ed amministratori pubblici che, magari addirittura contigui o complici di cosche mafiose, ricercano un “patentino antimafia” per presentarsi bene. Purtroppo nel mondo dell'antimafia siamo isolati, noi e chi la pensa come noi. Veniamo anche insultati, derisi o considerati nemici, per questa nostra linea, tacciata di essere “intransigente”, da “integralisti”. Noi non smettiamo di ripeterlo. All'antimafia non servono “icone”, così come non può essere suo ruolo il fornire “paravento” a quella o questa amministrazione pubblica o impresa con ombre, se non peggio, da nascondere.
L'antimafia deve essere vissuta e praticamente come SERVIZIO e non come BUSINESS. E' un lavoro quotidiano di servizio alla comunità, di sostegno alle vittime, di meticoloso lavoro per individuare e denunciare le storture nella gestione delle Pubbliche Amministrazioni, le infiltrazioni, i condizionamenti, le complicità e collusioni che distraggono la gestione delle Amministrazioni Pubbliche, così come del territorio e dei fondi pubblici, per foraggiare e agevolare faccendieri, amici, parenti e cosche. E' collaborare con i reparti dello Stato e la Magistratura, per fornire elementi utili alle indagini e per spingere chi è testimone come chi è vittima a denunciare. E' fare anche informazione, raccontando i fatti, i volti, le storie... facendo i nomi e cognomi per incrinare la cappa di omertà e distruggere quel “consenso sociale” delle mafie, facendo sentire il disprezzo e l'isolamento sociale per i mafiosi e per chi con queste ha contiguità, collusioni, complicità. E' agire quotidianamente, ognuno nel proprio ambito, facendo il proprio dovere di cittadini.
Se l'antimafia civile, o sociale se si preferisce questo termine, non fa questo ma diventa una professione per fare business, che deve pensare a come ripagare i politici o imprenditori che la sovvenzionano, allora è un'antimafia che ha fallito dall'inizio e non potrà portare nulla di buono. Ed indicare queste storture, chidere che vengano superate, non è, ancora una volta, compito della magistratura, ma lo è prima di tutto dei cittadini stessi, di ciascuno di noi, anche al costo di essere tacciati di "lesa maestà". Se si tacciono le storture, se le si nacondono sotto il tappeto o le si nega nel nome di questo o quel "simbolo", si diventa complici di queste, non le si affronta e non le si risolve.
Ne abbiamo riparlato recentemente in occasione dell'arresto della GIRASOLE a Isola Capo Rizzuto, ne avevamo parlato più volte, prendendoci noi una querela da “Libera” per aver osato porre il problema e che al nostro invito per un “bagno d'umiltà”, per sedersi ad un tavolo tutti, in un confronto netto volto a trovare insieme gli anticorpi ed una “svolta” necessaria nel mondo dell'antimafia civile, non ha mai risposto, se non perpetuando il nostro isolamento.
Non si possono dare delusioni a chi è già stato disilluso per tanto, troppo tempo. Non possiamo permettere che accada ed ognuno deve fare la propria parte. Anche da qui passa la credibilità dell'antimafia e la fiducia in un cambiamento possibile. L'ipocrisia di certa antimafia è un danno che rischia di essere irreversibile. E' un atteggiamento intollerabile che non solo rischia di far screditare tutti e quindi rendere difficile l'azione seria che in molti promuovono, ma rischia di tramutarsi anche in una plateale presa in giro. Come vedere, infatti, le dichiarazioni di "dissociazione" o sul modello del "io l'avevo detto", da parte di coloro che, ad esempio, nel caso della CANALE, l'avevano invitata al 1° FESTIVAL DEI BENI CONFISCATI promosso da LIBERA con anche il COMUNE DI MILANO, se non come una ulteriore presa in giro di chi crede e vuole credere nell'antimafia civile? Dire si è sbagliato, cambiamo rotta, si è stati effettivamente superficiali e siamo pronti a confrontarci con chi ci metteva un guardia sui rischi di essere "troppo permeabili", dovrebbe essere, secondo noi, la risposta da sentire e che invece continuiamo a non sentire e non leggere. Così come ancora non si vuole aprire una discussione seria sulla necessità di una riforma radicale in merito ai sequestri ed alla gestione dei beni confiscati che, da lungo tempo, diciamo inascoltati, non funziona e che non può essere piegata, come prevalentemenete è oggi, ad una logica clientelare e monopolistica.
Ci confortano oggi le parole del Procuratore Federico Cafiero de Raho, a capo della Procura di Reggio Calabria, che afferma: “Servono manifestazioni e associazioni forti".
Ci confortano le parole del Procuratore aggiunto Nicola Gratteri della DDA di Reggio Calabria che afferma: “Attenzione a chi si erge a paladino antimafia senza avere dietro una storia. C'è gente che è morta per questo e non possiamo tollerare come magistrati, come giornalisti, come cittadini che ci sia gente che lucra e che dell'antimafia fa un mestiere" ed ancora "Ci sono condotte che non hanno rilievo penale ma sono moralmente riprovevoli". E sulla lotta alla mafia "bisogna essere seri, non ci sono ma e non ci sono se. Dobbiamo essere intransigenti." e “fare attenzione all'antimafia delle parole, manca la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa".
Le parole del Procuratore Gratteri sul caso di Rosy CANALE
Il Comunicato Stampa della DDA di Reggio Calabria
OGGETTO: ‘Ndrangheta - Operazione “INGANNO”. Arrestati pubblici amministratori e la responsabile di un’associazione antimafia.
Nel corso della nottata, nella Locride, in Roma e Cosenza, militari del Gruppo Carabinieri di Locri, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” di Vibo Valentia e dei Comandi dell’Arma territorialmente competenti, stanno procedendo all’esecuzione di 6 Ordinanze di Custodia Cautelare (di cui 5 in carcere e 1 agli arresti domiciliari) emesse, il 4 dicembre 2013, dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria nei confronti di altrettante persone (una delle quali già detenuta in regime di arresti domiciliari per altra causa) a vario titolo indagate per associazione per delinquere di tipo mafioso, intestazione fittizia di beni con l’aggravante di cui all’art.7 L.203/1991 avendo agito al fine di agevolare l’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale della “locale” di San Luca.
Nel corso delle indagini sono emerse anche responsabilità in ordine a condotte di truffa aggravata e peculato (non aggravate dalla condotta mafiosa) a carico di Rosy Canale, nota per il suo impegno antimafia come coordinatrice del “Movimento delle donne di San Luca” .
L’operazione giunge quindi all’esito di un’indagine (convenzionalmente denominata “Inganno”) avviata nel 2009 e supportata da attività tecniche, che hanno consentito nel tempo:
- di accertare l’appartenenza all’associazione di tipo mafioso denominata ‘ndrangheta, segnatamente della “società” di San Luca, di ex amministratori pubblici del Comune, sciolto per infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso con Deliberazione del Consiglio dei Ministri del 17.05.2013; in particolare l’ex Sindaco del Comune di San Luca GIORGI Sebastiano e l’Assessore all’Ambiente MURDACA Francesco avrebbero favorito, con le proprie condotte amministrative, le cosche operanti sul territorio; analoga fattispecie viene contestata a COSMO Giuseppe, agli arresti domiciliari per altra causa, titolare dell’omonima impresa edile aggiudicatrice di rilevanti appalti pubblici quali la realizzazione della rete di metanizzazione del Comune di San Luca e l’appalto relativo ai “Percorsi di cultura e fede nel centro storico”;
- di documentare l’acquisizione del controllo e della gestione, da parte di STRANGIO Francesco alias Ciccio “Boutique”, ritenuto appartenente alla medesima “locale” di ‘ndrangheta, dell’area mercato del Comune di San Luca, e specificamente della zona di Polsi, nonché l’ostacolo al libero esercizio del voto in occasione delle consultazioni regionali del 2010, convogliando un gran numero di preferenze in cambio di future utilità;
- di contestare a NIRTA Antonio alias “Terribile” l’intestazione fittizia della ditta “Edil Trasporti”, attribuita fittiziamente ai figli al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale;
- di acclarare come parte dei finanziamenti elargiti dal Ministero della Gioventù, dalla Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria, dall’Ufficio Territoriale del Governo di Reggio Calabria e dalla Fondazione “Enel Cuore”, da utilizzare per la gestione – da parte del “Movimento delle Donne di San Luca” – di un bene confiscato alla cosca Pelle alias “Gambazza” di San Luca destinato a ludoteca (inaugurata nel 2009 e poi mai entrata in funzione) siano state impiegate dalla fondatrice e presidente CANALE Rosa alias “Rosy”, per finalità esclusivamente private, tra cui l’acquisto di un’autovettura, di mobili e di arredamento per la propria abitazione, con grave nocumento per lo Stato, anche di natura patrimoniale derivante dal mancato sfruttamento del bene confiscato.
Ancora una volta un’attività investigativa è stata in grado di documentare i particolari del legame esistente tra l’operatività delle “cosche” e la politica locale. In particolare GIORGI Sebastiano è stato eletto Sindaco di San Luca con il consenso e l’appoggio della “Locale”, asservendo l’attività amministrativa ai voleri della criminalità organizzata soprattutto in materia di appalti e lavori pubblici, orientando i lavori di maggiore rilievo alle ‘ndrine più importanti, suddividendo poi le somme urgenze con le rimanenti.
I comportamenti attivi ed omissivi dell’amministrazione di San Luca sono nel frattempo emersi nell’attività di verifica da parte degli organi preposti venendo definitivamente sciolta per infiltrazione e condizionamento in costanza d’indagine il 17 maggio ultimo scorso.
In relazione al presidente del “Movimento delle donne di San Luca”, Rosy Canale, è emerso come i finanziamenti erogati per la gestione di attività di sostegno sociale venissero distratti a vantaggio dell’interessata per l’acquisto di beni trattenuti nella sua disponibilità: in particolare due autovetture, mobili, vestiti e viaggi.
Le indagini continueranno in direzione degli ulteriori accertamenti che dovranno fare luce sulle diverse tematiche trattate dall’indagine.
Reggio Calabria, 12 dicembre 2013






