Consapevoli alla corte di Claudio Scajola ed i silenzi su certo “green”

Il patto dei due Claudio, Scajola e Burlando, ha radici profonde e resiste. Un patto di potere e di reciproca tutela. Un patto palpabile soprattutto nella terra imperiese. Quella stessa provincia definita dalla Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Rosi Bindi, nella scorsa legislatura: «La sesta provincia della Calabria» e dove i pacchetti di voti controllati dalla ‘ndrangheta pesano, nel condizionamento del voto e della politica, come ci ricordano anche le ultime Relazioni della Procura Nazionale Antimafia.
Nell’anno 2020, a ridosso delle elezioni regionali, il centrosinistra che candida alla presidenza della Regione Liguria Ferruccio Sansa, prima di formalizzare le proprie liste, tenta la carte di un intesa con Claudio Scajola.
Lo racconta lo stesso Scajola a “la Repubblica” (giornale di uno dei più stretti collaboratori di Ferruccio Sansa e candidato nella sua lista, Marco Preve), intervistato da Donatella Alfonso: «... Però lei ha incontrato il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, per vedere se i suoi moderati avrebbero potuto appoggiare il candidato del centrosinistra …"Mi era stato chiesto un incontro e volentieri ho ascoltato, ma non c’erano ipotesi su cui convenire "...» [La Repubblica - ed. Genova - 03.09.2020]
Che tale tentativo di intesa fosse stato perseguito dal centrosinistra era già emerso. Così come erano sembrati palesarsi molti tentativi di ‘rassicurazione’ verso la ragnatela di Claudio Scajola...
Da alcune scelte sulle candidature (in primis l’esclusione dalle liste di Donatella Albano, odiata da Scajola per il suo concreto impegno antimafia, prima da parte del PD e poi dalla stessa lista di Ferruccio Sansa, così come, invece, venivano scelte alcune candidature di quanti si erano dimostrano inclini ad assecondare gli interessi, ad esempio, di quel gruppo Parodi, tra la “Nostra Signora dei Porticcioli” ed il padre massone Piergiorgio Parodi noto imprenditore campione di omertà, da sempre vicino alla rete di Scajola), come anche in contenuti della campagna elettorale. Alla prima uscita pubblica di Ferruccio Sansa, il 31 luglio 2020, ad Imperia, lui che da giornalista aveva scritto di ‘ndrangheta, dei legami di questo contesto con la politica, della storia di Scajola, in quell’occasione non nomina quella ‘ndrangheta e quel legame con la politica da sempre ‘fume negli occhi’ per Scajola, parla del quadro del Parmigianino a Taggia ma dimentica la realtà di Villa Pompeo Mariani che massoneria ed ‘ndrangheta, con il MPS, volevano sottrarre a Carlo Bagnasco, mentre la consorte di Scajola lo invitava a coinvolgere Pier Giorgio Parodi; un tentativo che ha visto in prima linea Giorgio Giorgi - uomo di Burlando e MPS - che lavorava ai fianchi Bagnasco per farlo cedere. Sansa parla della tradizione culinaria ligure e promette fondi per il green alla città di Imperia, la cui amministrazione è retta proprio da Claudio Scajola. Sansa che per decenni aveva scritto dei rapporti degli esponenti politici del ponente ligure con la ‘ndrangheta, che ha ripetuto in lungo e in largo quanto indicato su quella realtà imperiese dalla Commissione Parlamentare Antimafia della passata legislatura, sintetizzato dalla dichiarazione della Bindi sull’imperiese sesta provincia della Calabria, non è il Sansa candidato che non lo dice più e se qualcuno si aspettava che la necessaria azione di prevenzione e contrasto alle mafie fosse uno dei capisaldi del programma deve prendere atto - leggendo il programma della coalizione - che così non è.
Un tentativo di conquista del supporto di Scajola- che non andrà a buon fine anche perché questi ha ottenuto di piazzare uno dei suoi più fedeli uomini, Luigi Sappa, nella lista di Forza Italia con Toti - che viene promosso dalla coalizione che candida Ferruccio Sansa, nonostante quanto emerso nel procedimento “Breakfast” della DDA di Reggio Calabria e nella più recente indagine “Stato Parallelo” promossa, con la Direzione Investigativa Antimafia, ancora una volta dalla DDA di Reggio Calabria.
Claudio Scajola a gennaio 2020 veniva condannato a 2 anni, in primo grado, dal Tribunale di Reggio Calabria, per aver agevolato la latitanza di quell’Amedeo Matacena condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, ed il cui legame con la ‘ndrangheta, in particolare con la cosca Rosmini, è un dato storico inconfutabile [vedi qui].
E proprio nell’inchiesta “Breakfast” è emerso unrapporto di «estrema opacità», come scrivono i giudici del Tribunale di Reggio Calabria nella Sentenza di condanna di Scajola, di Scajola, insieme ad Acierno e Matacena, con la società “F.E.R.A. Srl” che con le sue pale eoliche ha promosso grandi affari proprio in Liguria.
L’intreccio di quanto era emerso dall’attività della D.I.A. e quanto documentato dalla Casa della Legalità sulla vicenda di tale rapporto(il ruolo di consulente della F.E.R.A. di Acierno, il carteggio e-mail di alcuni soci di minoranza della F.E.R.A. sui rapporti di Cesare Fera con Acierno e Matacena, la richiesta di rassicurazioni - attraverso Acierno e Matacena - da Claudio Scajola su un finanziamento alla F.E.R.A. per un progetto del Ministero retto dallo stesso Scajola, la scelta come madrina di un parco eolico ligure della moglie di Scajola, Maria Teresa Verda), seppur elemento marginale rispetto all’azione di supporto alla latitanza di Matacena svolto da Scajola (i fatti relativi alla F.E.R.A. sono antecedenti alla latitanza di Matacena), vengono così sintetizzati nella Sentenza del Tribunale di Reggio Calabria del 24 gennaio 2020:
«[...] Si parte dalla mail in data 24 febbraio 2009 inviata da Luca SALVI(socio di fatto della FERA srl in quanto le quote societarie sono detenute dalla moglie Alessandra GRITTI MORLACCHI) a Eugenio RADICE FOSSATI, a VASSARELLA Ferdinando, Andrea BORTOLAZZI, soci di minoranza della “FERA Srl”. SALVI scrive che ACIERNO si era presentato in “FERA”, unitamente a MATACENA, ex senatore di “FORZA ITALIA” rampollo della famiglia che gestisce la “CARONTE”. Rappresenta che Cesare FERA era “trionfante” per la presenza di MATACENA, in quanto secondo FERA, la presenza di MATACENA avrebbe consentito di fare molta attività alla “FERA Srl” in Sicilia e Calabria . E, tuttavia, Luca SALVI evidenzia di aver fatto una ricerca su internet e di aver scoperto notizie sul passato giudiziario di MATACENA che sconsigliavano di intraprendere iniziative son soggetto pregiudicato. Nel corpo della stessa mail SALVI metteva a conoscenza i soci di minoranza di aver rappresentato la circostanza a FERA, giù prima dell'incontro con il MATACENA, ma che fera non aveva inteso annullare l'appuntamento con quest'ultimo. Per tale motivo SALVI fa presente ai destinatari della mail di essersi recato insieme a FERA all'incontro con il MATACENA, ma che era arrivato con l'auto targata Montecarlo, incontro a cui aveva partecipato anche ACIERNO”.

Vi sono poi due e-mail (10 marzo 2009 e 24 giugno 2011) successive sempre inviate da SALVI di cui non è assolutamente il caso di ricostruire il farraginoso contenuto riferito dal teste. Ciò che conta è che nelle mail in questione SALVI comunica ai soci di minoranza che non intendesse lavorare con Alberto ACIERNO poiché questi aveva avuto la sfrontatezza di portare in FERA srl un personaggio come Amedeo MATACENA che era sotto processo per reati di stampo mafioso in un'epoca in cui la FERA subiva le attenzioni della Magistratura: invero, nel febbraio 2009 era stata eseguita l'ordinanza di custodia cautelare in carcere relativa all'operazione “EOLO” da parte delal DDA di Palermo nell'ambito della quale ermergevano contatti tra FERA attraverso FALESI Sebastiano, con “COSA NOSTRA” [...]»
«[...] Le mail ed i contatti telefonici dimostrano che la FERA srl aveva superato una prima importante selezione e che il titolare volesse avere assicurazioni proprio da SCAJOLA [Ministro, prima delle Attività Produttive e, poi, dello Sviluppo Economico, ndr] che la FERA alla fine risultasse assegnataria del progetto [“FREeSUN” con attribuzione di contributo pubblico di oltre 5 milioni di euro alla FERA ndr].
Questo il significato della richiesta rivolta da FERA ad ACIERNO nel gennaio del 2009 se avesse avuto il feedback da Scajo, inteso SCAJOLA, e la risposta positiva di ACIERNO, che non può che essere legata alla circostanza che questi avesse modo di rapportarsi con SCAJOLA per ricevere tale assicurazione.
E poiché ACIERNO, i cui rapporti con MATACENA sono testimoniati da un numero significativo di mail durante il periodo di latitanza del MATACENA a Dubai nel 2013, si premura di mandare immediatamente dopo una mail a MATACENA per avere conferma che quanto ha riferito a FERA sia ancora attuale, è evidente che il collegamento tra ACIERNO e SCAJOLA è MATACENA.
Orbene, ritiene questo Tribunale che la ricostruzione dei rapporti tra FERA, ACIERNO, MATACENA e SCAJOLA, siccome operata sullo scorta di quelle quattro mail del 13 e 15 gennaio 2009 dagli investigatori, sia corretta .
Nel 2009 SCAOLA era ancora Ministro ed aveva varato il Piano Industriale 2005. La FERA era una società che ha presentato un progetto per ottenere i finanziamenti previsti dal Piano Industriale.
Deve fare degli acquisiti di materiale per il progetto medesimo ed è, quindi, naturale che il socio di maggioranza voglia avere assicurazioni che si aggiudicherà la gara.
ACIERNO è consulente della FERA ed ha portato nella società MATACENA, il cui ingresso è stato salutato in maniera trionfante da FERA [Cesare, ndr], mentre è stato non gradito da uno dei soci di minoranza di fatto, SALVI Luca.
Ed è allora più che plausibile che effettivamente FERA si rivolga ad ACIERNO affinché questi, attraverso il canale che ha con SCAJOLA, tramite l'amico MATACENA, chieda al Ministro il feedback sulla vittoria della gara.
Ed, infatti ACIERNO scrive a MATACENA rappresentandogli la richiesta di FERA.
La vicenda, a dispetto di quanto ha dichiarato l'On. SCAJOLA nel corso del proprio esame, facendo leva sull'ovvia considerazione che non sia il Ministro ad aggiudicare le gare, rivela, per contro, che questi si è messo a disposizione di un gruppo di imprenditori verosimilmente caldeggiando la vittoria della gara da parte della FERA o solo per assumere e veicolare informazioni riservate.
E' un'ipotesi più che plausibile alla luce di quelle mail a meno di non voler credere che ACIERNO millantasse entrature con SCAJOLA, che in realtà non aveva, circostanza questa che non appare sostenibile, atteso che ACIERNO aveva indubbi rapporti con MATACENA e questi, certamente, con SCAJOLA.
La circostanza che la moglie di SCAJOLA sia chiamata a fare la madrina del parco eolico di Pontivrea del FERA può essere ulteriormente valorizzato nel senso di ritenere l'esistenza di un collegamento tra SCAJOLA e FERA.
Non si tratta, invero, come sostenuto dalla difesa dell'imputato e da questi stesso in sede di esame, di prendere in considerazione l'episodio isolato che certo nulla, in sé, avrebbe provato, in quanto è assai ricorrente che la moglie di un Ministro possa essere chiamata a fare da madrina rispetto ad attività che si svolgono nel territorio di appartenenza del Ministro medesimo, come accaduto nel caso di specie.
In tal caso la partecipazione della signora SCAJOLA a quell'evento va collegata a queste mail che rivelano indubbiamente un collegamento tra SCAJOLA e la FERA srl per il tramite di MATACENA» ed ancora «Ne consegue che appare maggiormente credibile che la scelta della moglie del Ministro SCAJOLA per l'inaugurazione del parco di Pontiverea fosse dovuta proprio all'esistenza di quegli inconfessabili rapporti quanto piuttosto alla sensibilità verso l'ambiente manifestata dalla signora VERDAin altra occasione, che, al più, può essere stato motivo concorrente per indicarla quale madrina della manifestazione.»
Così che il Tribunale conveniva con la Pubblica Accusa, rappresentata dal PM Giuseppe Lombardo, «sull'esistenza di legami di sicura opacità tra SCAJOLA, FERA, MATACENA e ACIERNO».
E la “F.E.R.A. Srl”, come ricorda nelle proprie Informative la D.I.A. (e come già la Casa della Legalità aveva evidenziato pubblicamente) era già emersa per rapporti con Cosa Nostra come era stato indicato nell’O.C.C. “Eolo”(e poi “Golem III”)relative ai procedimenti della DDA di Palermo sull’eolico ed il sodalizio mafioso facente capo al latitante Matteo Messina Denaro.
Senza dilungarsi qui in quanto emergeva nell’inchiesta “EOLO” (e poi in “GOLEM III”), che si sono già trattate ampiamente con pubblicazione anche delle OCC
[“Eolo” http://www.genovaweb.org/doc/Ordinanza_Palermo_EOLO.pdf - “Gomel III” http://www.genovaweb.org/GolemIII-cosiddetta_Operazione_EDEN.pdf]
basta qui richiamare solo alcuni semplici elementi:
- nel Comunicato Stampa ufficiale dell’Operazione “Eolo”datato 17 febbraio 2009 si leggeva:
«...E così il MARTINO chiamava BRUNO Ettore – addetto stampa del Comune e braccio destro del Sindaco – per incaricarlo di fissare un incontro fra il Sindaco e i rappresentanti della società F.E.R.A.
Su input del MARTINO il BRUNO Ettore chiamava l’Ing. FALESI Sebastiano, principale collaboratore di FERA Cesare, titolare dell’impresa e fissava l’appuntamento con il Sindaco.
Senonché, anche la società FERA aveva allacciato intese per il proprio progetto di parco eolico a Mazara, rivolgendosi, in questo caso, al SUCAMELI Giuseppe cui si rivolgeva immediatamente il FALESI al SUCAMELI Giuseppe, il quale manifestava sorpresa e disappunto. A suo dire, infatti, egli aveva informato il Sindaco MACADDINO Giorgio, che la FERA era “cosa nostra”...»
[http://www.genovaweb.org/comunicato-operazione-antimafia-eolo.pdf]
- l’indagine “Golem III”(anche nota come “Eden”) emergeva consentivano di evidenziare che FILARDO Giovanni , prima di essere tratto in arresto, aveva imposto alla CEDELT , grazie al suo spessore mafioso e alla diretta riconducibilità dei suoi interessi a quelli del latitante, la propria partecipazione, in subappalto, alla realizzazione di detto parco eolico e ciò nonostante l’opera ricadesse nel diverso mandamento di Mazara del Vallo. A tali conclusioni si giungeva innanzitutto (come appreso dalle intercettazioni sul conto del LO SCIUTO e del CIMAROSA ) dai problemi insorti proprio a causa dell’arresto del FILARDO. Infatti, nella fase antecedente all’aggiudicazione dei lavori, i vertici della FERA avevano manifestato ai rappresentanti della CEDELT l’inopportunità di mantenere i pregressi accordi con la BF e la MG in ragione della intervenuta detenzione del FILARDO per fatti di mafia e della relativa difficoltà di superare i protocolli di legalità imposti dalla Prefettura di Trapani. Tuttavia, consci di non potere liberamente disattendere gli impegni assunti con l’impresa mafiosa nonostante la giusta causa sopravvenuta, la FERA e la CEDELT arrivavano addirittura a prospettare esse stesse la possibilità di mascherare la presenza delle ditte del FILARDO attraverso il formale affidamento dei lavori a imprese al di fuori di ogni sospetto (individuandole in quelle di DURANTE Nino, allora presidente della Confindustria di Trapani).
Tratto in arresto Cimarosa, cugino del latitante Matteo Messina Denaro, decide di collaborare con la magistratura, e raccontava di come 60.000 € dei lavori relativi al Parco Eolico “Vento Di Vino” (della F.E.R.A.) erano finiti a sostenere la latitanza del Matteo Messina Denaro [http://www.genovaweb.org/54379-3.pdf]
La Regione Liguria(prima con le Giunte di Claudio Burlando, poi con la Giunta di Giovanni Toti)non ha mai smesso di approvare i progetti della “F.E.R.A. Srl”, senza mai battere ciglio davanti a pesanti impatti ambientali ed in taluni casi anche a falsi nella documentazione progettuale(come il negare che il territorio interessato dall’intervento di realizzazione di un nuovo parco eolico fosse un’area percorsa dal fuoco). Nel caso di un nuovo parco eolico nel savonese, denominato “Rocche Bianche”, che interessava la Strada Napoleonica, la Soprintendenza diede parere contrario, scatenando la reazione di Claudio Burlando ed una Regione Liguria che ci teneva a far sapere che non era colpa loro se qualcuno ostacolava il progetto. Nella seduta di Giunta del 13 giugno 2014 (in cui vi era, tra gli altri come Assessore il Sergio “Pippo” Rossetti oggi candidato Pd con Ferruccio Sansa), infatti, quando si arriva alla discussione sulla pratica del progetto “F.E.R.A.” per il parco “Rocche Bianche”, l’assessore Renata Brianoaffermava: «Questa è una V.I.A. positiva nostra su cui però insiste il parere negativo della Soprintendenza. Però almeno noi la nostra disponibilità...»e Claudio Burlandoquindi aggiungeva: «Cioè se la devono prendere solo con altri proprio. Bene!».
[da min 40 e 20 sec del video della riunione di Giuntahttps://www.youtube.com/watch?v=ADrwJssQYWw]
Dopo tale passaggio vi fu un cambio al vertice della Soprintendenza che cambiò il parere (vincolante) da negativo a positivo e la “F.E.R.A. Srl” portava a casa il risultato.
Non era un atteggiamento nuovo per l’amministrazione Burlando. Quando Assessore regionale all’Ambiente era il noto Franco Zunino (che si vanta del suo “ambientalismo” da persona di sinistra, sic!) la Giunta Burlando diede prova di uno scientifico aggiramento delle norme. Davanti al progetto del parco eolico di Stella proposto dalla “F.E.R.A. Srl” il parere della Commissione V.I.A. era negativo. Il parere della Commissione V.I.A. è tranciante, cioè è vincolante e la Giunta Regionale non lo può modificare. Una volta espresso la pratica si chiude. Punto. Cosa si inventarono nella Giunta Burlando? Semplice: prende atto del parere negativo V.I.A. con propria Delibera ma subito dopo «ha deciso di ritirare» tale delibera così che si possa ignorare il parere negativo V.I.A. e la pratica della “F.E.R.A. Srl” non fosse respinta.
Quando, incalzato dalle domande del PM Giuseppe Lombardo, Franco Zunino(esponente in allora di Rifondazione Comunista e teste a difesa di Claudio Scajola), al processo “Breakfast”, per sapere se la Regione Liguria avesse posto in essere delle verifiche con approfondimenti sulla società “F.E.R.A. Srl” la risposta di Franco Zunino fu: «No. Nel senso che in allora le pale eoliche, come dicevo prima, presenti sul territorio erano davvero poche».
Nel nome del “green” della “green economy” per la politica va bene tutto.
Cambiano i colori ma gli interessi di alcune imprese restano saldi. Oggi gli abitanti della Valle Scrivia devono resistere contro un nuovo via libera alla “F.E.R.A. Srl” da parte della Giunta di Giovanni Toti. [https://www.genova24.it/2020/08/parco-eolico-della-valle-scrivia-progetto-fermo-al-tar-dubbi-sulla-produttivita-dellimpianto-241479]
E dopo questa parentesi (sintetica) sull’eolico e la “F.E.R.A.” in Liguria,dai tempi di Claudio Burlando con Franco Zunino(recentemente ricomparso all’iniziativa delle Sardine a sostegno di Ferruccio Sansa, proprio a Stellahttps://fivedabliu.it/2020/07/29/pesci-fuor-dacqua)ai tempi di Giovanni Toti e Marco Scajola(nipote di Claudio), si deve prendere atto che il “nuovo”, che fa i richiami al rinnovamento per questa Regione Liguria, con lo schieramento a sostegno di Ferruccio Sansa, alla fine, consapevole del tutto, chiede udienza a Claudio Scajola per cercare di ottenerne il supporto elettorale.
Per noi sarebbe una vita più facile se ci abbandonassimo all’incoerenza o se cedessimo allo strabismo, guardando ai fatti che riguardano una sola parte e tacendo sugli altri. Cosa ci volete fare, siamo fatti così. I fatti restano i fatti, chiunque riguardino.






