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I summit mafiosi convocati dai boss a Mullheim


Il piano ideato per assassinare Vincenzo Fabbricatore e la vendetta trasversale progettata contro il pentito Tommaso Russo

I summit mafiosi convocati dai boss a Mullheim

La saga delle vendette venne largamente preparata in Germania. Nella Sibaritide l'assenza del capo carismatico, Santo Carelli, aveva creato, all'inizio del Terzo millennio, pericolosi vuoti di potere e, pertanto, vennero progettati una serie di attentati. In meno di un anno, tra il 2001 e il 2002, si registrarono quattro morti ammazzati. I nomi delle vittime? Saverio Albamonte, Katarzina Pacholak, Vincenzo Fabbricatore e Vincenzo Campana. Con Albamonte trovò la morte, il 24 novembre del 2001, una giovane polacca che si trovava in sua compagnia. L'esecuzione venne compiuta in contrada Fabrizio di Corigliano. Fabbricatore e Campana vennero invece massacrati il 25 marzo dell'anno successivo, in un plateale agguato lungo la 106 jonica, in contrada Salice. Ad accomunare i morti ammazzati di Corigliano, l'utilizzo dei potenti fucili mitragliatori kalashnikov. A descrivere lo scenario di una strategia di morte – già decisa nel 1997 dai vertici del "locale" coriglianese, e finalizzata ad annientare le ambizioni di potere del gruppo facente capo a Fabbricatore – è stato, negli anni scorsi, proprio il collaboratore di giustizia Giorgio Basile, nel corso della deposizione resa al maxiprocesso "Set-up".

Alla fine degli anni '90 Basile era il sicario di "fiducia" del gruppo storico della 'ndrina guidata da Santo Carelli, il capobastone di Corigliano definitivamente condannato all'ergastolo. Oggetto delle ambizioni di Fabbricatore – ha dichiarato il pentito – era proprio la "reggenza" del "locale": una leadership mafiosa che avrebbe per diverso tempo conteso a Pietro Giovanni Marinaro, il fedelissimo luogotenente di Carelli. Basile ha dichiarato che «nei confronti di Fabbricatore e dei "compari" passati sotto la sua "fibbia" la sentenza di morte era stata emessa già dal '97». "Il tedescu" ha infatti raccontato che il boss della fazione avversaria «doveva morire per primo, ma non siamo mai riusciti a prenderlo al momento giusto», ed ha pure rivelato che in tale disegno «dovevano morire anche Arcangelo Conocchia e Giovanni Viteritti "u pazzu" (poi uciso nel '97)». A Vincenzo Campana detto "qua-qua", invece sarebbe toccato per ultimo, «tanto l'avremmo potuto ammazzare in qualsiasi momento. Noi dovevamo beccare il pesce grosso, Fabbricatore». Già nel 2000 il pentito aveva rivelato ai magistrati della Dda che «il gruppo di fuoco aveva organizzato un attentato in terra tedesca, a Norimberga, dove si incontravano Arcangelo Conocchia e Vincenzo Fabbricatore, appena fuggiti dalla Calabria perchè ricercati. I sicari individuarono la zona – ha raccontato Basile – ma Fabbricatore s'accorse degli appostamenti riconoscendo uno dei compaesani: così tagliò la corda cambiando zona». Ciononostante Fabbricatore rimase in Germania, dove qualche tempo dopo fu arrestato dai carabinieri. E in Germania finì in manette anche uno dei componenti della "missione di morte", Tommaso Russo, il quale poco dopo l'arresto decise di collaborare con la giustizia: un fatto, questo, che creò grande scompiglio tra i "nemici" di Fabbricatore. A tal proposito Basile ha ricordato che «venne convocata una riunione a Mullheim per decidere cosa fare; così prima stabilimmo di eliminare Domenico Sanfilippo, un catanese che sapeva troppe cose». Non solo nel corso di un altro summit convocato in Germania venne progettata l'uccisione di alcuni stretti congiunti di Russo. L'intento era quello di costringerlo, attraverso una vendetta trasversale, a desistere dai propri propositi collaborativi. Nel mirino, secondo quanto riferito dal pentito Basile, era finita una sorella del collaboratore di giustizia. Poi, per fortuna, non se ne fece nulla. L'uccisione di Fabbricatore e Campana, tuttavia, sembra avere anche chiavi di lettura diverse. A ordinare l'uccisione dei due 'ndranghetisti in cerca di nuova gloria criminale, potrebbero infatti essere state persone diverse da quelle che ne avevano decretato la morte durante le riunioni convocate in Germania.(a.b.)

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