Prostitute dell'Est al lavoro malgrado le gravidanze
Cinque prostitute dell'Est al lavoro malgrado le gravidanze: una era all'ottavo mese
Sul marciapiede con il "pancione"
SAMPIERDARENA La polizia scopre al termine di una retata un nuovo filone nel variegato e spietato mondo del sesso a pagamento
Pamela ha diciannove anni e ha guardato i poliziotti con gli occhi sottili, sfiorandosi la pancia che nessun vestito riusciva più a nascondere. «Non potete espellermi, sono incinta di otto mesi» ha ripetuto in questura con la voce che tremava un po'. Pamela è nata vicino a Timisoara, in Romania, ed è una delle venti ragazze che gli uomini della squadra mobile, nella notte fra venerdì e ieri, hanno identificato nel Ponente. Una "retata" si sarebbe detto qualche anno fa, quando polizia e carabinieri setacciavano Cornigliano e Sampierdarena per controllare, e accompagnare negli uffici di via Armando Diaz, decine di albanesi e nigeriane, giovani ma non così tanto e soprattutto non ridotte in quelle condizioni.
Pamela è incinta davvero, hanno confermato all'ospedale dov'è stata sottoposta a una visita, e come lei altre tre-quattro ragazze; in pratica, una lucciola su cinque fra quelle intercettate dalle forze dell'ordine aspetta un bambino e la gravidanza, per gli sfruttatori, è una specie di assicurazione poiché la donna viene rilasciata e con ogni probabilità tornerà sulla strada alle dipendenze della stessa gang.
L'abisso nel quale si sta addentrando la polizia da almeno tre mesi non ha fondo, stando ai retroscena dell'ultimo blitz. Perché dalla fine della primavera gli inquirenti hanno deciso di concentrarsi sul fenomeno delle baby-prostitute romene portando alla luce storie disarmanti, scoprendo che fra lungomare Canepa, via Scarsellini, via Sampierdarena, via De' Marini e poi via di Francia, via Rolla, via Pieragosatini, in tutte queste strade c'è un esercito di adolescenti che si vende ogni notte la cui età ha lasciato senza parole persino gli ispettori più scafati. L'anno di nascita che gli esami radiografici certificano puntualmente, riportato sui documenti, oscilla sempre fra il 1986 e il 1989, l'età d'una studentessa delle superiori. Molte scampano l'espulsione o l'arresto esibendo il certificato di matrimonio con un uomo italiano - solitamente più vecchio di trenta o quarant'anni - ma mai, finora, si erano imbattuti in una squillo-bambina all'ottavo mese, che molti clienti avevano adocchiato da tempo desiderosi di soddisfare chissà quale perversione. «I risvolti che emergono dall'incremento dei controlli - ribadiscono in questura - non si riescono nemmeno a commentare, e per questo aumenteremo ulteriormente il passaggio delle pattuglie e l'impiego di personale in borghese».
Pamela parlottava nei corridoi insieme ad Aurelia, Ana Maria, Cristina, alle cinque connazionali che sono state espulse (forse per loro fortuna) e poi s'è lasciata accompagnare al Galliera dove sono stati completati tutti i test. «Incinta di otto mesi» hanno ribadito i medici poco prima che i poliziotti la rimettessero in libertà.
Pamela scomparirà per qualche giorno e magari non incapperà nel prossimo pattuglione, così lo definiscono gli addetti ai lavori. «Il problema - ammettono ancora alla Mobile - è che queste ragazze sono troppo giovani, per ribellarsi. E finora non è stato possibile impostare inchieste partendo dalle loro confidenze».
Ci sono pure le prostitute del mattino, al centro del lavoro avviato dalla sezione criminalità straniera. Quattro sono state identificate nel corso d'una ricognizione avvenuta tre giorni in via di Francia. Non erano nemmeno ventenni, e arrivavano dalla Romania.
Matteo Indice
il racconto
Ostaggio dello sfruttatore tenta il suicidio a 20 anni
«Meglio morire piuttosto che vivere in questo incubo»
Romina, nome di fantasia, ha 20 anni. Dell'Italia conosce solo le città di Milano, Imperia e Genova. Di queste centri conosce soltanto i marciapiedi, e qualche alloggio senza troppi comfort. E le botte, quelle però del suo "fidanzato", un connazionale di 23 anni che la sfrutta, costringendola alla prostituzione. Uno scenario che non si aspettava di certo quando è arrivata un anno fa dalla periferia di Iasi, Romania dell'est. Nelle mani aveva il passaporto con il visto, nel cuore la speranza che l'amore che le dichiarava il compagno fosse un sentimento vero.
La ragazza ha tentato il suicidio la notte tra mercoledì e giovedì. Spezzando in due un termometro e ingerendo il mercurio, con l'aggiunta di un frammento di vetro e del sottile e affilato tubicino in cui era contenuto il metallo liquido.
«Per una delusione d'amore, il mio fidanzato mi ha lasciato», ha riferito ai carabinieri del reparto operativo di forte San Giuliano, che su quanto è accaduto stanno conducendo una delicata indagine. Perché l'inquietante e fondato sospetto dei militari è che Romina abbia tentato di togliersi la vita per sfuggire alla schiavitù a cui il connazionale l'avrebbe ridotta. La ragazza per ora non ha denunciato di aver subìto lesioni, molestie, violenze di alcun genere. Nemmeno ha raccontato di essersi dovuta prostituire sotto minaccia ad Imperia e Genova. Ma fonti confidenziali dell'Arma avrebbero confermato la sua presenza sui marciapiedi di via di Francia e su quelli della via Aurelia tra Imperia e Sanremo.
E gli evidenti lividi che Romina ha su braccia e gambe, di cui la giovane straniera non ha saputo dare altra giustificazione se non quella di aver «litigato animatamente quando mi ha detto che mi lasciava», corroborano in modo inquietante il sospetto. Romina è stata accompagnata d'urgenza, giovedì all'alba, al pronto soccorso dell'ospedale Villa scassi. Da un'amica, una connazionale che vive con lei e che ha chiamato un'ambulanza, dopo averla trovata agonizzante sul letto di casa a Sampierdarena. L'aspirante suicida è stata curata: i medici del reparto di chirurgia, giovedì mattina, l'hanno dovuta sottoporre ad una lavanda gastrica per aspirare il mercurio. Poi si è resa necessaria un'operazione chirurgica per rimuovere dallo stomaco della giovane anche il frammento di vetro del termometro e l'ago in esso contenuto che la straniera aveva ingerito. Probabilmente Romina voleva essere sicura di morire, visto che oltre al mercurio, sostanza altamente tossica una volta metabolizzata, ha deciso di buttar giù anche quei due corpi estranei, capaci di procurarle lesioni o infezioni fatali all'apparato digerente. Secondo i medici che l'hanno in cura ora Romina è fuori pericolo. Ma la ragazza, nonostante gli inviti rivolti a lei con delicata insistenza dai militari, non vuole denunciare il suo connazionale: il giovane che, stando alle sue dichiarazioni omertose e reticenti, l'avrebbe soltanto lasciata, in modo violento, spezzandole il cuore.
I carabinieri sono ora sulle tracce del ragazzo sopettato di essere lo sfruttatore di Romina, che di lui ha fornito ai militari il nome e cognome. Lo cercano negli ambienti dei pregiudicati e degli stranieri a Sampierdarena, vogliono confrontare la sua versione con quella della giovane. Capire se, nel passato del romeno, vi siano precedenti per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione e riduzione in schiavitù.
Un reato che è tornato "in auge" dopo decenni, proprio sulla scorta del fenomeno delle giovani romene e albanesi condotte in Italia con l'inganno e poi tenute segregate, soggiogate con la minaccia di far del male a loro, o ai loro familiari rimasti in patria. Stando ad indiscrezioni, l'uomo ricercato sarebbe uno dei romeni con il ruolo di "capozona", cioé il vertice locale di un'organizzazione di stranieri dediti allo sfruttamento delle giovani connazionali, costrette a prostutuirsi a Genova, Savona e nell'estremo ponente ligure.
Simone Schiaffino
