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Mafia, condanne per tre secoli a fiancheggiatori Provenzano

Palermo, 08:02
MAFIA: CONDANNE PER TRE SECOLI A FIANCHEGGIATORI PROVENZANO (2)
L'operazione Grande Mandamento scatto' la notte del 25 gennaio 2005: decine di agenti della Squadra mobile, di carabinieri del Ros e del Nucleo operativo di Palermo eseguirono 52 fermi disposti dai pubblici ministeri e poi convalidati dal Gip: tra gli arrestati anche Mario Cusimano, originario di Palermo ma residente a Villabate; si penti' immediatamente e rivelo' la vicenda del viaggio a Marsiglia del boss Provenzano, operato di prostata in gran segreto. I militari del Ros arrestarono anche uno dei vivandieri dell'allora superlatitante, Stefano Lo Verso, ascoltato dalle microspie mentre elogiava la tempra forte di 'Binu'. Lo Verso ieri ha avuto cinque anni e otto mesi.
Un altro di coloro che parteciparono all'operazione Marsiglia, Salvatore Troia, a lungo vissuto in Francia, e' stato condannato a sette anni: Provenzano viaggio' sotto il falso nome di suo padre, Gaspare Troia. Il 25 gennaio 2005 subi' una perquisizione e ricevette un avviso di garanzia per mafia Francesco Campanella, ex presidente del Consiglio comunale di Villabate e segretario nazionale dei giovani Udeur: si penti' anche lui, nel settembre successivo, e ammise di avere timbrato la carta d'identita' usata da Provenzano per andare in Francia. E poi parlo' a lungo di mafia e politica, divenendo teste d'accusa anche contro il presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, suo testimone di nozze, assieme all'attuale guardasigilli Clemente Mastella. Cuffaro e' oggi imputato di favoreggiamento e rivelazione di segreto delle indagini, nel processo 'Talpe alla Dda'.
L'operazione prende il nome dal 'Grande Mandamento' creato da Provenzano tra Palermo e in particolare i quartieri orientali della citta', e i paesi di Villabate e Bagheria, dove il boss trascorse la latitanza prima della cattura, avvenuta l'11 aprile scorso a Corleone, in contrada Montagna dei Cavalli. Nel 'Grande Mandamento' rientravano anche centri piu' interni della provincia: Ciminna, Baucina, Ventimiglia di Sicilia, Roccapalumba, dove 'Binu' aveva il proprio zoccolo duro di fedelissimi. Fu proprio lo smantellamento di questa rete di protezione e di fiancheggiamento a costringerlo a trasferirsi a Corleone, a pochi chilometri da dove abitano i familiari.
Tra gli assolti del processo c'e' invece Giovanni Napoli, gia' condannato, nel processo 'Grande Oriente', con l'accusa di avere fatto da autista e da postino per conto del 'Tratturi'. Tra gli assolti pure due imprenditori bresciani, i fratelli Bruno e Renzo Rivetta, che avrebbero avuto rapporti con Napoli per ottenere la cessione, a prezzi di particolare favore, di un salumificio.

Palermo, 07:56
MAFIA: CONDANNE PER TRE SECOLI A FIANCHEGGIATORI PROVENZANO

Oltre tre secoli di carcere, quarantasei condanne, la confisca di due societa', la Consud Tir e la Sicula marmi, l'acquisizione da parte dello Stato di denaro ritenuto frutto di estorsioni per decine di migliaia di euro, di armi e telefonini sono stati decisi ieri pomeriggio, con il rito abbreviato, dal giudice dell'udienza preliminare di Palermo Adriana Pira, nel processo contro fiancheggiatori del boss Bernardo Provenzano, una delle tranche dell'operazione 'Grande Mandamento'. Il gup ha pronunciato anche undici assoluzioni.
Fra gli imputati anche un gruppo di commercianti che non avevano ammesso di avere pagato il pizzo. Le condanne sono 'scontate' di un terzo, cosi' come previsto per chi sceglie l'abbreviato. Il colpo piu' duro riguarda la famiglia mafiosa di Bagheria, capeggiata da Onofrio Morreale, che ha avuto diciotto anni. La pena piu' alta in assoluto - effetto del meccanismo della cosiddetta 'continuazione' con altre condanne per fatti simili - e' toccata al boss di Belmonte Mezzagno Benedetto Spera, che dovra' scontare ventotto anni. Spera e' comunque gia' pluriergastolano. Il Gup Piras ha accolto quasi completamente le richieste dei pubblici ministeri Maurizio De Lucia, Michele Prestipino e Marzia Sabella, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone. Nel Grande Mandamento indagano anche i pm Nino Di Matteo e Lia Sava.
Pesanti cosi' le pene inflitte a Nicola Mandala' e Ignazio Fontana, considerati i guardaspalle di 'Binu' e coloro che ne gestirono a lungo la latitanza: hanno avuto rispettivamente 13 anni e 4 mesi e 10 anni. A Giuseppe Di Fiore, colui che teneva il libro mastro della cosca bagherese, il brogliaccio su cui erano annotati il dare e l'avere, il quantum dovuto dai commercianti sottoposti a estorsioni, il Gup Piras ha inflitto 14 anni di carcere. E tra gli imprenditori reticenti sono stati condannati a quattro mesi, con l'accusa di favoreggiamento, Francesco Orlando, Rosario Miosi, Antonio Mineo e Cosimo Galioto.

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