Alle emergenze sociali non si risponde con invettive
Scidone è nuovo, certe cose le impari in fretta
Alle emergenze sociali non si risponde con invettive né con azioni senza rete. Ci vuole un welfare concreto
di Don Andrea Gallo
ALLE EMERGENZE sociali, vecchie e nuove,non si risponde con le invettive né con azioni senza rete né obiettivi. Ci vuole un welfare concreto, per rispondere alle crescenti povertà che bussano alle porte delle chiese e dei molti presidi di assistenza presenti sul territorio. Un welfare con finanziamenti adeguati, perché le associazioni di volontariato sarebbero anche pronte a entrare in una rete con le istituzioni, ma perché lo sforzo non sia soltanto un insieme di parole ci vogliono soldi. Progetti. Programmi. Gli esempi positivi di integrazione e accoglienza, a Genova, non mancano. L’assessore Scidone è nuovo, ma certe cose è bene che le impari in fretta. Prima di tutto, la presenza del volontariato cattolico a Genova è enorme ed è forte. Ogni parrocchia, ogni sede, ogni centro di ascolto, ha una porta aperta per chi chiede. Fu l’arcivescovo Canestri, trasformare le chiese nei luoghi più a rischio in presìdi per la lotta all’indigenza. Mise un sacerdote giovane in ogni realtà difficile, forze fresche per fronteggiare l’emergenza in continua crescita. E questo nonostante il fatto che in questi anni nessuno abbia mai pensato di intervenire in aiuto del volontariato con un concreto sostegno economico. Un esempio?
Noi da diversi anni abbiamo iniziato un’interessante esperienza a Oregina, con un appartamento aperto per le ragazze vittime del racket della prostituzione. Un progetto avviato dal Comune con a capo un nostro volontario. Un progetto riuscito, un esempio che fare bene, assieme, si può. Qualcuna si è sposata, ha creato una sua famiglia, nessuna è mai più stata minacciata da chi la teneva in schiavitù.
Ora quell’appartamento lo venderemo, per acquistarne un altro più grande in via Cantore e ospitare più ragazze. Però non basta, perché i progetti vanno seguiti in ogni loro parte, sostenuti. Per questo ci vogliono maggiori risorse. Per il problema contingente dei romeni, poi, siamo lontani da ogni ipotesi di intervento efficace. Il guaio è che si parla di sgomberi, si innescano politiche circolari basate su una ineccepibile legalità che però alla fine non portano a niente. Si va, si sgombera, il problema non fa che ripresentarsi altrove. Ma finché non si parla di persone, non ci siamo. Su questo siamo in ritardo da anni, fin dall’immigrazione dei primi maghrebini.
Il mio auspicio è che, riguardo all’ultima emergenza emersa, si faccia presto una tavola rotonda. Non sono più extra comunitari, bisogna dare una risposta precisa e dedicata a nuovi cittadini. Mi auguro che l’assessore crei una nuova rete partendo dalla concezione che il volontariato cattolico è presente e valido. Bisogna incontrarsi però.
Per questo sollecito una tavola rotonda. Che si incontri almeno una volta ogni due mesi. In modo da accogliere le persone, non sgomberarle.
Naturalmente come Casa della Legalità e della Cultura condividiamo e sottoscriviamo pienamente l’intervento di Don Andrea Gallo, la legalità è tutela del diritto, partendo da quello dei più deboli, non vi può essere legalità senza giustizia sociale.
