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Mercato degli schiavi davanti a Palazzo San Giorgio

 

Mercato degli schiavi davanti a Palazzo San Giorgio

L’indagine della polizia sul caporalato ha portato alla denuncia di 3 persone

Il reclutamento avveniva davanti a palazzo San Giorgio, prima dell’alba. Una paga da fame, due-tre euro l’ora. Per lavorare in cantiere senza tutele e senza protezione. È il quadro emerso da un’inchiesta della polizia, che ha portato alla luce un caso di caporalato. Tre persone sono state denunciate a piede libero. E come succede quando viene a galla questa piaga, una città si stupisce che il nuovo mercato degli schiavi le passi sotto gli occhi, in pieno centro.

Tre persone, tutte pluripregiudicate, sono state denunciate a piede libero per associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro nero e al caporalato, al termine di una complessa operazione condotta dagli agenti del commissariato di polizia di Prè. Si tratta di due soci titolari di una ditta edile, Antonino Leotta 57 anni e Bruno Pistarino di 77, e di Eugenio Dellagaren, 37 anni, nomade sinti, proprietario di alcune ville nell’ entroterra genovese e ritenuto il finanziatore della ditta.

I due soci, reclutavano quotidianamente lavoratori stranieri, in prevalenza romeni ed extracomunitari, nel centro storico genovese per poi dirottarli in vari cantieri di cui avevano l’ appalto. Le condizioni di lavoro erano inumane: gli stranieri, tutti i regolari o privi di documenti, venivano pagati dai 10 ai 30 euro per un’ intera giornata di lavoro, privi di ogni forma di tutela o protezione, senza abbigliamento e strumenti di sicurezza e se provavano a lamentarsi venivano pubblicamente derisi o addirittura picchiati ed in certi casi incatenati ed obbligati comunque a lavorare.

Uno degli operai ha raccontato di aver lavorato per diversi giorni con un gomito fratturato perché altrimenti avrebbe perso l’ unica fonte di sostentamento. Gli agenti, attivati da una segnalazione di un operaio che non era stato pagato, hanno organizzato appostamenti nelle zone di reclutamento con tanto di registrazioni filmate e sono riusciti a sgominare l’ organizzazione. Nel corso dell’ operazione sono stati anche identificati circa 10 operai sfruttati, in prevalenza romeni. Le indagini vanno avanti per risalire alla trama di contatti dei tre e accertare eventuali ulteriori responsabilità.

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