Canti di malavita, la 'ndrangheta che esporta canzoni...
da DemocraziaLegalità
Sono molti i sociologi e gli studiosi del fenomeno criminale che spesso hanno dibattuto sull'influsso di una certa cultura romanzesca e popolare sulla crescita del mito della figura del padrino. E il mito continua oggi a esercitare un certo fascino tanto che il cd "Il canto di malavita - la musica della mafia" ha venduto oltre trecentomila copie. Il disco, corredato da un opuscolo, contiene ventiquattro canzoni con intermezzi parlati e racconta una visione arcaica e antica della 'ndrangheta, considerata la più temibile e forte organizzazione
criminale europea, di gran lunga più radicata e potente della stessa mafia siciliana. La pubblicazione del cd, avvenuta nel 2000 in Germania, ha riscosso un notevolissimo successo di vendite e di pubblico, superando nella sola Germania oltre le cinquantamila copie.
A tale successo è seguita la pubblicazione in tanti altri stati europei, determinando anche lo sbarco del cd in America. Centinaia di migliaia di copie, con il risultato che i cinque cantori sono stati chiamati a cantare dal vivo le loro canzoni in famosi locali di Amburgo e di Parigi. E ogni volta si è registrato il tutto esaurito.
Il produttore del cd, un calabrese emigrato in Germania, nell'introduzione del volumetto che accompagna il canto di malavita, spiega l'origine del fenomeno criminale calabrese affermando che:
"Quando i Borboni occuparono la Calabria (1738 - 1860) iniziarono a sfruttare la gente attraverso un pesantissimo ed ingiusto sistema fiscale. Chi rappresentava l'odiato stato erano i peggiori criminali
locali. Investiti in tutta fretta anche di titoli nobiliari, vennero scelti dagli spagnoli come collaboratori per estorcere le tasse alla popolazione. Il destino volle che proprio una parte di queste persone, dapprima al servizio dei nobili, si ricredette iniziando a tiranneggiare proprio contro "i padroni", adottando e modificando i
metodi di lavoro imparati dai Borboni e diventando Uomini d'Onore a difesa dei contadini e dei pastori. Pronti a morire per un amico, essi furono i mafiosi del rispetto e dell'onore. In contrasto con gli esattori corrotti, gli Uomini d'Onore erano temuti per il loro fare risoluto ma anche rispettati per i valori che rappresentano. Durante gli anni '70 numerosi uomini d'onore si dissociarono dall'organizzazione rifiutando i fini e i metodi della nuova mafia. Il canto di malavita non sparisce ma diventa più popolare che mai: se fino ad allora l'ascolto dei brani in codice era riservato agli Onorati, saranno gli stessi dissociati a cantare di fronte ai contrasti (persone non mafiose) le loro dure strofe, affermando che il rispetto e l'onore sono finiti e che non si può chiamare mafia la criminalità di oggi. Gli stessi cantori affermano che queste canzoni non sono state fatte per glorificare la mafia, ma per parlare di valori per loro molto importanti.". Questa introduzione negli Stati Uniti ha fatto scoppiare una dura polemica con le associazioni italo - americane da far scomodare anche il "New York Times". Il quotidiano della Grande Mela ha dato ampio spazio alle associazioni degli italiani preoccupate per il ritorno negativo dell'immagine degli italiani all'estero. Nell'articolo si offre una dettagliata ricostruzione delle canzoni, un codice d'onore basato sul rispetto e sul valore fondante di ogni organizzazione criminale:l'omertà. Lo stesso pentito storico di mafia, Don Masino Buscetta, sosteneva, colloquiando con Giovanni Falcone, che la mafia sarebbe stata sconfitta quando "nessuno poteva più fidarsi di nessuno. Per Dona De Sanctis, viceresponsabile dell'Order Sons of Italy", una delle più importanti organizzazioni italo - americane, "non è affatto un tentativo di far comprendere le tradizioni del meridione italiano.
Piuttosto si cerca di incassare, sfruttando l'invaghimento degli americani con il mito della mafia. Non c'è alcun modo per contrabbandare un immagine dei mafiosi come paladini dei poveri e degli oppressi, perché gli oppressori sono i mafiosi stessi". Ma il successo dei canti di malavita è stato talmente vasto da indurre la
Pias America , casa discografica indipendente con sede a Bruxelles, a proporre una seconda compilation di canti di malavita intitolata Omertà, Onuri e Sangu. L'origine di questi balli e canti è da ritrovare nelle carceri e soprattutto fra quei cantori folk che si esibivano alle feste patronali dove dietro la statua della Madonna troneggiava , in prima fila, l'uomo di rispetto. Canzoni recitate fra tarantelle, mandolini ed in stretto dialetto aspromontano.
Nell'inserto del cd è infatti raffigurato il paese di San Luca, nel cuore dell'Aspromonte, patria di una lunga serie di sequestri di persona oltre ad essere il luogo dove sorge il santuario della Madonna di Polsi, dove la leggenda narra si incontrassero i capi storici delle 'ndrine delle famiglie della provincia di Reggio Calabria. Una sorta di cupola della 'ndrangheta. Eppure Canti di malavita è stato anche oggetto di conferenze universitarie. In una convention tenuta a New York al "John D: Calandra Italian American Institute" su "Calabrian Malavita : Songs and the Media" Il professor Goffredo Plastino ha presentato la sua ricerca sostenendo che la Mafia non ha bisogno di questa promozione perché è un 'organizzazione che trova il potere nel silenzio . Anzi, porre in circolazione questa musica può essere positivo per discutere della struttura e cultura mafiosa. Se la musica di malavita sarà scartata per la sua violenza o lodata per il suo valore storico, le sue canzoni possono , comunque, dare all'ascoltatore la consapevolezza di cosa sia la 'ndrangheta e la cultura del silenzio che ha sviluppato". Al di là dei contrasti tra favorevoli e contrari è innegabile il successo mondiale del Cd e l'interesse suscitato dai media nazionali ed internazionali. Non solo
il New York Times ha dedicato spazio all'iniziativa discografica, pagine intere sono state pubblicate su The Guardian, Mojo, Songlines, Evening Standard e su tantissimi altri quotidiani e settimanali di diverse nazioni europee ed americane. Molte anche le emittenti televisive di tutto il mondo che sono giunte in provincia di Reggio Calabria per filmare i luoghi descritti nelle canzoni. In Italia il cdè stato pubblicato da Amiata Records, casa discografica fiorentina. I testi delle canzoni sono il frutto di una ricerca nei comuni calabresi condotta negli anni da Mimmo Siclari, che ha musicato e registrato, con la sua casa discografica di Reggio Calabria, le
vecchie ballate 'ndranghetiste. In Calabria, da anni si vendono negli autogrill dell'autostrada o nelle fiere paesane, riproduzioni di canti di malavita che traggono i loro testi da fatti realmente avvenuti.
Alla stregua dei cantastorie siciliani che raccontavano le geste della mafia con il teatrino dei Pupi, nelle piazze di Corleone o Villabata.
"La cultura per la legalità è lo strumento essenziale per sconfiggere un giorno la mafia e le forme criminali. Non si può pensare che il compito di lottare la criminalità possa essere delegato solo alla forma repressiva". Così Giovanni Falcone dinanzi ai ragazzi delle scuole di Palermo, prima di essere barbaramente ucciso dal tritolo di Cosa Nostra.
