«Mio marito ucciso, non suicida»
«Mio marito non ha mai tentato di togliersi la vita in passato e non escludo neppure che qualcuno possa averlo ucciso, visto che soltanto una settimana prima della tragica morte lo avevano minacciato, dicendogli che sarebbero venuti a casa nostra e lo avrebbero appeso a un muro». Sono le choccanti parole pronunciate da Katy Cella, vedova dell'architetto sanremese Claudio Gibello, il cui corpo senza vita era stato trovato il 18 luglio scorso nel magazzino dell'abitazione-studio di strada rotabile Caponero 109, sotto la frazione di Coldirodi. L'uomo, che aveva anche lasciato un biglietto, era stato trovato impiccato. Il caso sembrava destinato ad essere archiviato come suicidio, ma ora le dichiarazioni della vedova riaprono il caso e le indagini...«È per questo motivo che ho chiesto l'autopsia - ha spiegato la donna - i cui risultati mi saranno comunicati tra 60 giorni». Katy Cella lavorava assieme al marito, anche lei è architetto. E racconta: «La sera prima di morire, mio marito aveva terminato di confezionare tutte le pratiche relative ad alcuni lavori che il giorno dopo avrebbe dovuto presentare al Comune di Bordighera, con il quale lavoravamo in modo particolare nell'ambito dell'edilizia privata. Avevamo anche cenato con degli amici e mai più mi sarei aspettata dalle sue parole un così tragico epilogo. Io e lui eravamo in perfetta simbiosi: se avesse avuto intenti suicidi, sicuramente me ne sarei accorta». Frasi che potrebbero essere comprensibili da parte di una donna che ha appena perso il marito in tragiche circostanze. Ma c'è dell'altro.
«Una settimana prima del tragico avvenimento - ha aggiunto la professionista - mio marito è stato più volte minacciato di morte da una persona, che gli ha letteralmente detto per tre volte, nel corso di altrettante telefonate, che lo avrebbe appeso a un muro di casa nostra. Mio marito, davanti a quelle parole, si è rivolto ai carabinieri di Ospedaletti, che hanno convocato questa persona, diffidandola. La verità è che lui è sempre stato troppo corretto nel suo lavoro, senza voler scendere a compromessi. Questo, evidentemente ha dato fastidio a qualcuno».
Accuse pesanti come macigni, sulle quali i carabinieri e la procura dovranno effettuare le opportune verifiche. La denuncia per le minacce ricevute era stata presentata ai carabinieri di Ospedaletti, competenti su Coldirodi, e la persona che le aveva pronunciate era stata effettivamente convocata nella caserma della compagnia carabinieri di Bordighera (dalla quale a sua volta dipende la stazione di Ospedaletti). Al momento, però, ogni eventuale sviluppo investigativo è coperto dal massimo riserbo.
Nella vicenda, Katy Cella è assistita dall'avvocato sanremese Aldo Prevosto. «Confermo che la signora Cella mi ha affidato la propria tutela legale - dice Prevosto- ma al momento è prematuro da parte mia rilasciare dichiarazioni. Vogliamo solo la verità e attendiamo l'esito delle indagini e dell'esame autoptico, che verrà reso noto entro sessanta giorni, per valutare quale strada seguire».
L'autopsia era stata eseguita dal professor Francesco Ventura dell'istituto di Medicina legale di Genova.
L'intervento della vedova ha spinto il sindaco di Bordighera, Giovanni Bosio, anche lui architetto, a commentare la vicenda. «Tutte le mie condoglianze alla famiglia del mio scomparso collega. Con stupore ho appreso le notizie relative alle minacce ricevute dallo scomparso Claudio Gibello. Ritengo che saranno le indagini dei carabinieri a far luce sulla vicenda».
Le dichiarazioni di Katy Cella suscitano molti interrogativi sulla morte del marito, forse troppo in fretta attribuita ad uno stato di depressione e per questo archiviata come tragedia personale. Ora si attende la verità definitiva.
Paolo Isaia
