Toirano - Le prime minacce arrivate un mese fa
Augusto Righello aveva paura per sé e per la sua famiglia. Dall'inizio di agosto, il consulente avrebbe confessato ad alcuni conoscenti di temere per la propria incolumità e per quella dei suoi parenti. Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sulle cause di questa preoccupazione, dopo aver interrogato l'ex amministratore delegato di Oliva 2000 e la moglie Riccarda. L'ex bancario Carisa è stato ascoltato dagli investigatori la sera stessa della gambizzazione e in un secondo momento, quando il suo quadro clinico è migliorato...ANGELO FRESIA
Il bersaglio dell'agguato davanti al municipio di Toirano è ancora ricoverato all'ospedale Santa Corona ma le sue condizioni sono in netto miglioramento. I medici del nosocomio pietrese contano di dimettere il paziente entro un paio di giorni, quando si saranno riassorbite le ferite provocate dai quattro colpi di pistola alle gambe. Proprio il ginocchio dell'uomo era rimasto gravemente lesionato in un incidente stradale negli anni novanta, quando il manager era caduto in moto.
Insieme al decorso post-operatorio di Righello prosegue anche l'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro. Carabinieri e procura della Repubblica vogliono capire se il cinquantacinquenne loanese sia intenzionato a collaborare con gli investigatori per incastrare i suoi feritori. Secondo l'ipotesi più battuta dalle forze dell'ordine, l'avvertimento a colpi pistola sarebbe stato preceduto da altre minacce più «velate», ma abbastanza convincenti da gettare nel panico il consulente amministrativo.
Gli inquirenti escludono il coinvolgimento nell'azione criminale dei tre soci dell'Oliva 2000, l'impresa di surgelati di cui Righello è stato amministratore delegato fino all'inizio del 2008. Nello stesso periodo, in concomitanza con l'abbandono dell'azienda, la famiglia del professionista si è trasferita da una villa di Boissano (ora in vendita per circa un milione di euro) ad un appartamento di Toirano. L'attenzione della magistratura è rivolta dunque alle operazioni finanziarie compiute dal consulente negli ultimi due anni come libero professionista, con l'obiettivo di individuare eventuali transazioni in nero. Più difficili da scoprire, ma anche più importanti per capire le possibili motivazioni dei banditi.
LE INDAGINI
A sparare è stato un revolver. Recuperato solo un bossolo
Una pistola calibro 38 oppure 765 è stata l'arma utilizzata dagli autori dell'agguato contro Augusto Righello. Gli attentatori hanno sparato con un revolver di tipo professionale, per essere utilizzato senza espellere bossoli nella zona della sparatoria. Su quattro colpi esplosi, i medici hanno recuperato l'unico proiettile adesso nelle mani degli inquirenti. I sanitari lo hanno estratto dal ginocchio del consulente e lo hanno consegnato ai carabinieri, che lo invieranno al Reparto investigazioni scientifiche (Ris) di Parma. Gli esperti dell'Arma effettueranno le comparazioni tra il reperto (rimasto fortemente deformato) e le munizioni recuperate sulle scene di altri crimini. La pistola usata a Toirano, infatti, potrebbe avere già sparato in altre occasioni. Le altre tre pallottole sono uscite dalle gambe del cinquantacinquenne e si sono perse nell'uliveto alle spalle di via Certosa, senza essere recuperate.
Commento di Stefano Pezzini
In Riviera la malavita alza il tiro
Non era mai successo. Colpi di pistola contro le vetrine sì, ruspe incendiate sì, negozi dati alle fiamme sì ma avvertimenti in puro stile mafioso (anche se in Riviera, almeno secondo la procura distrettuale antimafia, sarebbe meglio parlare di ‘ndrangheta) come quello che ha visto vittima Augusto Righello non si erano ancora visti. Un segnale non solo preoccupante ma che suona come uno «schiaffo» a chi pensava che ormai la delinquenza fosse solo «microcriminalità» di bande slave o rumene dedite a furti e sfruttamento della prostituzione oltre, of course, allo spaccio di droga. Uno stimato e incensurato manager gambizzato è un segnale che, volente o nolente, getta una brutta e preoccupante ombra su un certo modo di fare affari. Ombre che nascondono (non si parla del caso specifico dove le indagini sono ancora in corso) usura, investimenti dubbi, legami tra perbenismo, carriera e malavita. Può sembrare un caso ma a febbraio, ad Albenga, un esercente finito in mano ad un giro usuraio, trovò davanti alla porta della sua abitazione la testa mozzata di un capretto. Una vicenda grave che in pochi hanno preso sul serio. Con il senno di poi, forse, sarebbe il caso di indagare a fondo per scoprire se i due casi siano collegati.
