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Inchiesta Datasiel, dieci indagati

Il reato ipotizzato dal pubblico ministero è l'abuso d'ufficio, i nomi iscritti sul registro degli indagati dieci: funzionari ed ex funzionari che lavorano (o hanno lavorato) all'Asl 3. Ed ecco che nelle ultime ore l'inchiesta aperta sul sospetto monopolio della società informatica Datasiel per la fornitura di servizi alle Aziende sanitarie e agli ospedali liguri, ha registrato un'accelerazione decisiva. Il sostituto procuratore Francesco Pinto ha "scremato" la rosa di nomi dopo aver ricevuto una dettagliata informativa della Guardia di finanza, che di concerto con la Corte dei conti ha studiato tutti gli appalti milionari ricevuti dall'azienda fra il 2006 e l'estate di quest'anno...


Quasi contemporaneamente, è notizia di ieri, le Fiamme Gialle hanno ri-ascoltato il direttore sistemi informatici dell'ospedale Villa Scassi, Carlo Pedemonte, l'uomo che con le sue denunce ha di fatto dato il la al lavoro della magistratura. Il tecnico avrebbe consegnato alcune lettere (recenti) dei superiori che contengono indicazioni sull'affidamento di nuovi appalti a Datasiel, sebbene il periodo preso in considerazione finora dalla Procura si fermi alla fine del luglio scorso.

Il punto di partenza ai rilievi lo aveva rappresentato l'esposto presentato un anno e mezzo fa dallo stesso Pedemonte. Il j'accuse lanciato nei confronti della Regione era di aver costituito «un monopolio» a favore del gruppo informatico regionale che il decreto Bersani (2006) aveva messo fuori mercato, con la cancellazione delle posizioni dominanti delle aziende controllate da enti pubblici. ll dossier focalizzava con una certa precisione presunti danni erariali, determinati dalle "esclusive" delle quali avrebbe beneficiato Datasiel. Inizialmente erano quantificati in 8 milioni di euro, Ma la stima è lievitata con l'esame di nuovi documenti. Nel mirino c'è sempre l'affidamento «in difetto di gara d'appalto» di commesse milionarie per programmi e servizi informatici, compresi alcuni di cui la Regione Liguria di fatto sarebbe già proprietaria. E per corroborare questo scenario, all'informativa erano allegati vari importi e tabelle.

Pedemonte aveva indirizzato la segnalazione anche alla Commissione europea, al Garante della concorrenza oltre che a una serie infinita di destinatari istituzionali, compreso l'allora prefetto di Genova Giuseppe Romano e il Difensore civico. In sedici pagine si sostenevano sostanzialmente due tesi. In primis era rimarcato che la Regione avrebbe predisposto l'esclusiva per Datasiel istituendo il Sistema informatico integrato regionale (Siir) e obbligando le Asl ad affidare direttamente alla società in house gli appalti per il settore. Su questo aspetto, che riguarda soprattutto la violazione della normativa europea, il pronunciamento dell'Ue è stato per buona parte favorevole agli amministratori pubblici. La seconda questione è con ogni probabilità la più delicata: in base al dossier di Pedemonte, il presunto monopolio avrebbe provocato gravi danni ai conti dell'amministrazione. Come? Siccome le azienda sanitarie erano tecnicamente «obbligate» a utilizzare i servizi Datasiel, numerose commesse sono state affidate in modo diretto, senza alcun bando. Ed è inevitabile che in questa fase preliminare dell'inchiesta penale, le attenzioni si siano concentrate su coloro che hanno preparato e approvato le delibere in favore di Datasiel. Il ventaglio aperto dal pm Pinto è piuttosto ampio e abbraccia uffici tecnici, amministrativi e delegati alla gestione del bilancio, senza trascurare livelli più alti. Nessun membro della società risulterebbe iscritto sul registro degli indagati.

Il Secolo XIX si è messo in contatto ieri pomeriggio con il presidente di Datasiel Roberto Quber: «Da avvocato - precisa - dovrei dire che attendo di vedere gli atti. Ma se questi sono rappresentati dalla denunce di Carlo Pedemonte be', sono certo che alla fine non verrà riconosciuto alcun reato. Noto che finisce ancora una volta sotto attacco la legge 42 della Regione (quella che ha istituito il sistema informatico integrato "istituzionalizzando" l'esclusiva di Datasiel, ndr), un dispositivo che ha invece permesso di razionalizzare i servizi e risparmiare. Ma forse dà fastidio a qualcuno».

Appena avuta conferma dei rivolgimenti investigativi, il nostro giornale ha provato a raggiungere l'assessore regionale alla Salute Claudio Montaldo (va precisato che nessun politico risulta indagato), ma non è stato possibile. Va comunque ricordato che il 27 novembre, interpellato sull'apertura dell'inchiesta allora a carico di ignoti, aveva risposto così: «La Giunta regionale - era stata la replica al capogruppo di Alleanza Nazionale Gianni Plinio - ha fatto della lotta agli sprechi in sanità un obiettivo qualificante. Guardiamo con rispetto all'indagine in corso, ma non possiamo condividere che sia messa in discussione la scelta che il consiglio ha compiuto con una sua legge».

Graziano Cetara e Matteo Indice

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