Rave party, tredici denunce
Comunque sia, ieri i carabinieri hanno denunciato tredici persone per invasione di terreni ed edifici in concorso. Gli indiziati hanno un'età compresa fra i 19 e i 65 anni. Già, proprio 65: la più anziana del manipolo di presunti "ravers" è una ex insegnante genovese. Già l'età, senza dubbio matura, cozza con l'idea di rave party. Se poi si guarda al passato di questa ex professoressa di lingue, viene naturale domandarsi che cosa sia realmente accaduto lo scorso luglio nell'entroterra della Riviera di Levante. La donna, oggi ufficialmente residente nel centro storico di Genova e promotrice di un'associazione culturale, nel 1976 fu arrestata perché trovata in possesso di materiale esplosivo. Le cronache dell'epoca riferirono che quel rudimentale ordigno serviva per compiere un attentato nella cattedrale di Genova, ma oggi l'ex insegnante dice senza tradire alcuna emozione: «Per quei fatti ho chiesto e ottenuto la riabilitazione». Ancora, nel 1979 fu fermata e poi arrestata perché trovata in possesso di documenti riguardanti «la situazione nelle carceri» e perché ritenuta amica di Gianfranco Faina, docente di storia dei partiti, allora ricercato come presunto capo del gruppo clandestino "Azione rivoluzionaria". Nel gennaio del 1975, poi, la donnaca fu arrestata assieme ad altre 26 persone (sospettate a vario titolo di reati associativi e rapine) presunte appartenenti all'area delle "unità combattenti comuniste", nel corso di un blitz delle forze dell'ordine coordinato dagli allora giudici istruttori Maurizio Grigo e Guido Salvini e maturato a seguito delle dichiarazioni rese da Mario Marano, uno degli assassini del giornalista Walter Tobagi. «Tutte vicende processuali concluse e accuse da cui sono stata prosciolta» ripete la sessantenne. L'ultima disavventura risale al 2001, quando l'abitazione dell'ex insegnante fu perquisita dagli uomini della Digos di Genova, la squadra politica della questura. Gli agenti trovarono in casa composti chimici che, si ipotizzò, potevano servire a confezionare una bomba. Si trattava di acido cloridrico, solfito di potassio e solfato di rame, roba che il figlio della donna usava nel corso delle sue esibizioni come mangiafuoco nei vicoli di Genova.
Insomma, un passato con qualche disavventura e un punto fermo: l'impegno politico. Roba che fa a pugni con l'idea di "rave party itinerante", con l'immagine di ragazzi che ballano fino a notte fonda, occupando terreni ed edifici, invadendo proprietà private. Istantanee che ancora fanno tremare le autorità di Borzonasca, Cicagna, Rezzoaglio e i residenti. Le segnalazioni che lo scorso luglio giunsero ai carabinieri riferivano di un gruppo composto da un centinaio di giovani che muovevano sulle montagne dell'Appennino, lungo la cosiddetta Alta Via dei Monti Liguri, musica a tutto volume, occupazioni abusive. Tutto ad appena due settimane da un rave party, vero, svoltosi alla cava dei Ghiffi e per il quale recentemente sono state denunciate una dozzina di persone. Allora i carabinieri di Borzonasca si recarono fino alle pendici del monte Zatta e identificarono i presenti, tra cui l'ex professoressa. Secondo le accuse degli inquirenti, il gruppo avrebbe forzato i cancelli del rifugio "Antonio Devoto" di proprietà della Provincia per trascorrervi la notte del 23 luglio e per allestire lì l'ennesima nottata "rave". «Possono dire quel che vogliono - spiega la sessantenne - i volantini di presentazione della manifestazione, intitolata "R/Esistere 2008", erano chiari: quattro giorni di cammino per ricalcare le orme di pastori, contadini,partigiani, contrabbandieri, uomini e donne ineguali per lingua, arti e mestieri, uguali per semplicità, fatica, condivisione - recitava il manifesto - Per sperimentare un altro modo di intendere la conoscenza, la fatica, le relazioni tra le persone, il confronto. Per inventare, discutere, estendere progetti di autonomia».
Simone Traverso
